Giovedì 02 Aprile 2020
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Merk&Kremont: non siamo mai stati DJ-PR

In occasione della loro performance per il Monsterland Halloween Festival di Milano, il duo tutto italiano (e milanese) Merk&Kremont si è concesso una rapida riflessione su Facebook riguardo la loro ascesa, ed il loro passaggio da djs a cui venivano richieste un tot di presenze per potersi esibire ad artisti di fama internazionale, accolti in console grazie al successo musicale universalmente riconosciuto e niente di più. Un messaggio breve quanto importante, da interpretare come monito nei confronti di tutte quei giovani italiani che ogni settimana devono trovarsi ad affrontare il problema del “dj-pr”, figura decisamente nostrana e tristemente radicata, che porta a svalutare la qualità della musica in nome della quantità degli ascoltatori. Se c’è un elemento che costituisce principale ostacolo nei club italiani al raggiungimento degli standard di qualità europei, questo lo è sicuramente: troppo spesso ci si dimentica che il dj non è un cameriere, né un ballerino, né tantomeno un PR. Il dj, che sia producer o meno, è un artista, a cui nient’altro deve dedicarsi se non alla propria arte. Personalmente spero questa chiusura mentale vada pian piano dissolvendosi attraverso un meccanismo di modernizzazione che lentamente sembra portarsi avanti sul nostro territorio nelle maggiori città italiane, supportato al 100% dai noi media e con i primi riconoscimenti a livello internazionale; nel frattempo, cari dj o semplici produttori emergenti, non abbattetevi. Inseguite il vostro sogno e se esibirvi nel club del vostro quartiere vi costringe ad un innaturale “doppio lavoro”, non stiate a questo gioco. Fate in modo che sia la vostra musica a parlare per voi, divenendo così infallibili da essere inignorabili. Prima o poi, se lo vorrete davvero, in quel club ci tornerete da special guest.

Queste le parole dei Merk&Kremont:

“When we started Djing years ago in our hometown, promoters wanted us to “bring friends to the club and let them buy tickets” in order to have a spot in the lineup. We don’t judge this strategy but it is easy to understand that it could be annoying to ask your friends to pay a ticket just to let you have a gig and it is not satisfying to know that the only reason you’re performing it is because someone else and not your own talent. So we stopped djing and we locked ourselves in the studio with the promise that if we came back to play that would be because our tracks, our music.
After years, we finally came back to home, but this time with brought some new friends!”

“Quando abbiamo iniziato a lavorare come dj nella nostra città natale, i promoters pretendevano vendessimo una certa quantità di biglietti per poter prender posto nella line up. Noi non giudichiamo questa strategia ma ci rendiamo conto quanto possa esser fastidioso chiedere i soldi ai tuoi amici per poter suonare in un locale e non avere la soddisfazione di farlo grazie al solo proprio talento. Così abbiamo smesso di esibirci e ci siamo chiusi nello studio musicale, ripromettendoci di rimetter piede in console unicamente in nome delle nostre produzioni e della nostra musica in generale. Dopo qualche anno, finalmente torniamo a casa, ma stavolta ci siamo portati qualche nuovo amico!”

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Penna di DJ Mag dal 2013, redattore e social media strategist di m2o dal 2019.

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