Sabato 04 Aprile 2020
Interviste

Michael Calfan colpisce ancora

Ha un poker di canzoni quasi ultimate ed è alla ricerca di voci non abusate e inflazionate, il dj e produttore francese Michael Calfan. In fondo, come dice lui stesso, “è sempre così difficile trovare la voce giusta per una traccia”. Tra una manciata di giorni verrà annunciato il suo nuovo singolo. Abbiamo anche avuto la fortuna, negli studi di m2o, di ascoltare un remix realizzato da Molella (con Menegatti & Fatrix), che si affiancherà a quello di Gregor Salto e di Chocolate Puma per la trascinante “Treasured Soul”. “Quindi rimanete sintonizzati sulle pagine dei miei social”.

Che cosa conosci della club culture italiana?
A essere onesti, per me quello italiano è uno dei migliori mercati al mondo: crea molto buzz. Suono regolarmente da voi almeno un paio di volte al mese e la cosa mi piace. La gente è pazza per la musica dance, i club sono buoni e il cibo è unico.

Stai lavorando a un album?
Attualmente sto solo cercando di fare buoni singoli. Fare un album per me sarebbe come realizzare un sogno, ma credo che in questo settore sia necessario qualcosa di molto forte, in fatto di idee e produzione. Oggi per vendere un album di musica elettronica devi avere una vera e lunga storia da raccontare. Io voglio solo arrivare alle persone che mi amano, con la mia musica, attraverso i singoli. Per l’album c’è tempo, vedremo.

Cosa ne pensi di quegli artisti pop che vogliono a tutti i costi essere prodotti dai dj?
Penso che sia una buona cosa. La maggior parte della musica oggi è prodotta attraverso i computer ed è davvero facile per noi dj produrre anche del pop, e senza snaturarci e abbandonare le radici house.

Non è una tendenza, questa, allora?
Non la penso proprio così. Penso sia un’esigenza. Che rimarrà fino a quando un nuovo genere non soppianterà quello che va ora: la dance. Ma sono sicuro che la musica elettronica rimarrà per molto tempo.

Hai cambiato genere? Sei più deep, ora. Perché?
Credo che la mia musica sia un mix di differenti stili, che tocca il passato, tocca la house e la deep house odierna. In fondo io non la sento così deep, la mia house. Tanta gente poi la chiama soulful house. Fondamentalmente, ho fatto qualche traccia deep per puro divertimento, lo ammetto, perché un mio amico tempo fa mi ha lanciato una sfida dicendomi che non sarei mai stato in grado di produrre un suono simile. Invece, penso di avergli risposto per le rime. Accettando la sfida, mi sono accorto che questo stile mi avrebbe permesso di miscelare tutta la musica che amo. Come ho sempre detto, non mi interessa il genere che le persone affibbiano alla musica: mi interessa la sensazione quando la ascoltano, la ballano e la comprendono.

La deep house odierna in fondo è molto house.
Secondo me la vera deep house esiste ancora ed è una musica molto underground. Ora tutti effettivamente si riempiono la bocca col questo termine. Si tratta di house nelle sue ramificazioni, quella che fanno colleghi come Umek, MK, Andhim, Kant.

Come immagini il 2015 a livello musicale?
Continuerò a fare le mie cose nel mio appartamento a Parigi. Vedremo. Ho un sacco di tracce nuove di zecca.
Quindi quando uno viene ad ascoltare un tuo set, cosa si porta a casa?
Le emozioni di un mix che sta tra la deep house, la phuture house e la soulful.

Sarai a Miami?
Certo che ci sarò e quest’anno avrò anche una settimana ricca di feste. La notizia più importante è che sarò sul MainStage dell’Ultra Music Festival.

Guetta, Daft Punk e ora tu: i francesi non mollano.
Lo spero. Il fatto è che abbiamo una cultura straordinaria in Francia e in tutti i tipi di arte, dalla grafica alla pittura, dalla cucina al cinema, passando dalla musica, anche quella elettronica. Quando si cammina per Parigi, ad esempio, si trova sempre un artista al lavoro da qualche parte. Noi francesi amiamo creare.

Oggi creare musica è davvero facile come sembra?
Sì ma è davvero difficile portare il proprio nome al vertice. Internet è incredibile, si può semplicemente mettere una traccia su Soundcloud e in un attimo hai milioni di visitatori. È il trend. Le persone stanno seguendo questa tendenza e non solo nella dance.

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C’è una grande “fame” soprattutto negli Stati Uniti.
La maggior parte delle volte gli Stati Uniti sono in anticipo rispetto all’Europa. Ma in fatto di musica da ballare noi siamo sempre stati un passo avanti.

E questa mania dei festival?
È il modo perfetto per raggiungere un pubblico vasto. Alcuni lo stanno capendo solo ora e non c’è bisogno di mettere solo electro EDM.

Cosa ti distingue da altri produttori?
Forse il mio modo di produrre? Non ho un grande studio e cerco di tirare fuori sempre il massimo con i mezzi che possiedo.

Qual è la tua canzone preferita da un mese a questa parte?
“Teach Me” di Amo Bakermat e “Intoxicated” di Martin Solveig.

Chi è il miglior remixer in circolazione, oggi, secondo te?
Don Diablo è veramente bravo, poi ci sono i Chocolate Puma e infine un nuovo ragazzo chiamato Godford. Tra i miglior produttori Duke Dumont, che è incredibile.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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