Martedì 17 Settembre 2019
Speciali

Come creare un milione di iscritti su YouTube

Se avete aperto questo articolo è probabile che, quotidianamente, vi mettiate alla ricerca di nuova musica elettronica. Da Beatport, Spotify, Pandora, SoundCloud e Bandcamp ai piccoli/grandi blog sparsi in giro per la rete, tutti pretendono di essere i più rilevanti, i più interessanti. Tutti cercano di “rubarci” più tempo possibile. E’ la dura legge del web: ogni contenuto è sostituibile. Per farsi notare cccorre essere nel posto giusto al momento giusto.

Ma c’è una piattaforma che, da quando è nata, il 14 febbraio 2005, sembra essere costantemente il posto più quotato dove scoprire e ascoltare nuova musica. YouTube, con oltre un miliardo di utenti iscritti (quasi un terzo di tutti gli utenti su internet) è uno dei colossi dell’intrattenimento più grandi del pianeta: basti pensare che ogni giorno genera un miliardo di views e vanta più di 300 ore di filmati caricati ogni minuto. E al suo interno i contenuti musicali occupano una fetta decisamente importante della torta: secondo alcune stime, i follower dei canali a contenuto musicale all’interno di questa piattaforma sono i più numerosi in assoluto. Cinque dei dieci canali YouTube più seguiti al mondo trattano di musica, anche se non proprio elettronica: Justin Bieber, Rihanna, Katy Perry, Taylor Swift e One Direction. E se scorriamo fino alla posizione n° 50 troviamo altri nomi noti: la corazzata Spinnin’ Records è al 24° posto, Skrillex al 29°, Trap Nation al 40° e David Guetta al 43°. Tra artisti ed etichette più o meno indipendenti spuntano delle interessanti realtà capaci di catalizzare centinaia di migliaia di iscritti senza avere alle spalle, alla loro nascita, grandi marchi o esosi budget: i canali YouTube dedicati alla musica sono delle entità con cui tutti noi abbiamo familiarità, e con apparati sempre più stratificati per rispondere alle crescenti esigenze del loro pubblico, questi canali sono diventati una vera e propria porta per il successo. 

Mr. Suicide Sheep, Proximity, Majestic Casual, Trap City, UKF, Liquicity, Tasty, MA e moltissimi altri sono degli hotspot ambitissimi sia dai produttori sia dai semplici ascoltatori che riconoscono – e si riconoscono – in questi canali musicali grazie soprattutto a una selezione musicale altamente qualitativa. In un business in cui il rapporto pubblico-artista è sempre più mediato, queste realtà hanno fondato la propria fanbase su un rapporto diretto tra il canale e i suoi follower. Se una cosa piace, viene caricata sul canale senza fare troppi calcoli. Semplice, veloce, trasparente. Se poi pensiamo che queste realtà sono spesso gestite da giovani per giovani, si crea subito un fertile terreno di dare-avere tra chi propone musica e chi la fruisce. In realtà oggi sappiamo benissimo che niente è semplice e immediato come potrebbe apparire sulla carta, e molte realtà nate in maniera disinteressata hanno fiutato il business e sono diventate sempre più market-oriented. Ma come nasce un grosso canale YouTube ? Chi lo gestisce? Quali sono le strategie giuste per farlo crescere e quanto impegno necessita? Lo abbiamo chiesto ai fondatori di alcuni famosi canali musicali.

Tasty
Tasty vanta più di 900mila iscritti e più di 186 milioni di visualizzazioni, è nato nel 2011 e spazia dall’electro alla dubstep passando per trap e nu-disco. Il fondatore, Marek Liepins, conferma che le motivazioni che l’hanno spinto ad aprire il canale sono state personali e totalmente prive di fini commerciali: “Tasty è stato aperto per supportare la musica che mi piaceva. Avevo bisogno di uno spazio in cui condividere musica con le persone che entravano in contatto con me. Al tempo ero relativamente conosciuto nella scena hard electro della Lettonia , il moio Paese, come un’affidabile fonte per questo tipo di musica”. Tuttavia, quando parla del presente, utilizza senza paura il termine brand. “Oggi il canale è un posto in cui poter scoprire artisti emergenti e, in generale, musica elettronica che crediamo sia in linea con il nostro brand. Ritengo che la crescita dei nostri asset social sia dovuta a un mix di vari fattori: oltre alla musica ci sono anche l’intenso lavoro che svolgiamo con i nostri partner discografici e l’estrema attenzione che poniamo su tutta la parte grafica. La musica scatena la curiosità del nostro pubblico mentre la componente visual ci permette di fidelizzarlo sul lungo periodo”. Tasty, a partire dal 2014, è diventato anche un’etichetta discografica vera e propria. “Creare la nostra label focalizzata sugli up-and-coming producer è stata una decisione naturale. Ci sono molte opportunità che gli artisti, a causa dell’indisposizione e irrigidimento di molte etichette, non riescono a sfruttate. Per esempio noi incentiviamo l’uso di nostra musica in altri contenuti video, in altri canali e così via: è un modo creativo per far conoscere i nostri artisti e per entrare in contatto con nuovi ascoltatori. Noi di Tasty siamo un piccolo team: io mi occupo praticamente di tutto. Oltre a me c’è solo un grafico, un responsabile marketing e un collaboratore che tiene costantemente sotto controlla la piattaforma su cui operiamo”.

 

Liquicity
Creare qualcosa online è un conto, ma portarlo offline richiede molto più tempo, energie e budget. Un esempio è Liquicity, capace di crearsi un pubblico talmente devoto da potersi permettere il proprio festival. Dice Mark van der Shoot, responsabile della label e dell’organizzazione eventi: “Liquicity è nato nel 2008 quando l’olandese Maris Goudzwaard ha caritato su YouTube una selezione di liquid drum’n’bass che lo aveva ispirato particolarmente. Ogni video era marchiato con il famoso logo a forma di pianeta che ancora oggi utilizziamo in tutti i nostri contenuti. Tutto è iniziato come un progetto scolastico ma presto si è trasformato in una solida comunità. All’epoca YouTube non aveva ancora un sistema per il controllo del diritto d’autore, era molto semplice caricare e condividere musica. A un certo punto Liquicity era diventato così popolare che furono gli artisti stessi a venire da noi e chiederci se potevamo condividere la loro musica”. Ma è solo dopo aver accolto Maduk nel team che Liquicity ha cominciato ad organizzare i suoi primi eventi. “Abbiamo cominciato con una serata intima da 400 persone. Quattro anni dopo abbiamo deciso di passare al livello successivo organizzando un vero e proprio festival estivo di due giorni in cui tutti i nostri fan potessero sentirsi parte di una grande famiglia”. Liquicity sembra offrire qualcosa di più rispetto a una tradizionale etichetta di medie dimensioni sia in termini di visibilità, che di plays che di engagement. Ha profondamente radicato in sé quel concetto di famiglia che molti artisti stanno strenuamente cercando di espandere. Una filiera completa, quindi, sembra essere uno degli elementi vincenti di questo brand.

 


UKF

 UKF è il canale leader mondiale del comparto bass music e ospita una quantità enorme di generi che spaziano dalla house al garage, dal glitch hop all’EDM. Il brand, oltre al canale principale, comprende UKF drum&bass, UKF dubstep e UKF live (in tutto quasi 10 milioni di iscritti). Un vero gigante del mercato mondiale, anche in questo caso, pare, nato per pur divertimento, come ci conferma Luke Hood, fondatore del canale. “Non ho assolutamente iniziato UKF pianificando un modello di business. Tutto è cominciato grazie alla passione per la musica che ascoltavo a Frome, la mia città natale (da cui deriva la ‘F’ di UKF). Avevo sedici anni, e mi piaceva semplicemente condividere la musica con i miei amici”.
In ogni progetto c’è un momento in cui si percepisce di aver fatto un grande passo, di aver posto un grande mattone su cui costruire il proprio futuro. Luke afferma che questa sensazione l’ha avuta “quando abbiamo cominciato a organizzare per la prima volta eventi dal vivo. Nel gennaio del 2011 abbiamo avuto la nostra prima club night al XOYO, un locale londinese da 400 persone. Alla fine di quello stesso anno la nostra serata all’Alexander Palace (11.000 persone) ha fatto sold out mesi in anticipo. Lì ho cominciato a realizzare quello che stava accadendo”. UKF ci insegna che il dialogo con i fan è fondamentale per capire cosa vogliono e come lo vogliono. Luke afferma che passare dal mondo online a quello offline “è stato davvero naturale. Ho iniziato UKF come un brand online ma, quando è arrivato il momento, non abbiamo fatto altro che ascoltare i nostri fan: loro volevano indossare una nostra t-shirt, volevano che ci fossero nostri eventi in cui potersi incontrare, volevano poter toccare con mano i nostri prodotti. Tutto ha sempre girato attorno all’attenzione per i nostri fan e alla nostra capacità di creare prodotti non ‘per’ loro ma ‘con’ loro”.

 

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.