Martedì 14 Luglio 2020
Costume e Società

Misure shock, stop a eventi affollati, festival annullati: dobbiamo prepararci al peggio?

Le misure adottate dal governo italiano preoccupano; Ultra salta ad Abu Dhabi; Glastonbury dirama comunicati allarmanti. Un aggiornamento sulla situazione

Siamo tutti in apprensione in queste settimane surreali. Da un lato, la speranza e la malcelata convinzione che tutto finirà presto, che ci ricorderemo di questo inverno 2020 come di quel momento in cui il mondo rimpicciolito a portata di mano (letteralmente) e di click ha preso il sopravvento sulla nostra capacità logica per quella che era “una semplice influenza” o poco più. Dall’altro, una tendenza all’isteria, il panico, la paura, le cautele, i timori che ci fanno chiudere in casa, al sicuro, nella nostra quanto mai desiderata comfort zone, e le necessarie misurer di sicurezza che ci appaiono molto restrittive. In mezzo, la vita. Quella vera. Quel tran tran quotidiano che ci pesa quando lo viviamo senza possibilità di uscirne, e ci manca da morire dopo una settimana di instabilità e di emergenza. È la natura umana. Viviamo sereni grazie alla mappa che ci siamo costruiti, navighiamo seguendo le nostre personali costellazioni e riferimenti, e quando improvvisamante mancano, siamo costretti a navigare a vista e siamo disorientati.

Questo sito si occupa di musica, nello specifico di musica elettronica, di dj e di clubbing, cioè, più o meno letteralmente, di “andare a ballare”. E questo maledetto virus, che sia una “semplice influenza” o una malattia che segnerà la storia, ce lo ricorderemo come quello che è riuscito a fermare lo spettacolo. Show must go on. Lo spettacolo deve andare avanti. E invece no. È andato avanti sempre e comunque. È diventato un business così importante che anche volendo, è difficile pensare a una battuta d’arresto. Dalla routine settimanale delle discoteche in città, Milano, Roma, Napoli, fino alla provincia. Tutti i weekend. Tutti i venerdì, i sabati. E invece, arriva una misura cautelativa del comitato scientifico e tecnico del governo, che fa tirare il freno a mano in modo ufficiale. Ed è un brutto colpo. Lo sport per 30 giorni a porte chiuse, uffici, scuole, luoghi pubblici in stand by. Club e bar, luoghi del divertimento notturno, possono stare aperti, tra l’altro senza una direttiva precisa vista la natura ambigua e la forbice ampia di capienze, permessi, norme che variano molto di locale in locale. Ma è un palliativo. Perché in questo clima non si ha molta voglia di stare in compagnia, in luoghi affollati, dove le misure di sicurezza di almeno un metro di distanza tra persone rischiano di non essere rispettate.

Allarmismo eccessivo o cautele dettate dal buonsenso, comunque sia il problema è grave e rischia di mettere in ginocchio un settore che si regge su economie molto, molto fragili e delicate. Dove girano molti soldi ma girano solo se la gente esce. Al contrario, è un disatro. Ce lo hanno già spiegato i gestori dei locali di Milano, la settimana scorsa, prima città ad essere messa a dura prova dalle misure restrittive messe in atto dalle istituzioni. Abbiamo parlato dell’ondata di cancellazioni e chiusure in Asia. Oggi è il mondo intero a sembrare seriamente preoccupato: il festival di Glastonbury ha diramato un comunicato in cui mette le mani avanti, affermando che le cancellazioni sui biglietti sono parecchie e che tutto è a rischio; Ultra Music Festival ha deciso di cancellare la manifestazione ad Abu Dhabi, mentre pare che – anche solo per questioni di voli e divieti – l’Ultra di Miami possa subire emorragie pesanti. La Milano Design Week è stata spostata. I festival estivi sono tutti lì appesi a un filo. Il Coronavirusa sta generando un’emergenza sanitria senza precedenti nel mondo contemporanaeo, quello del web e delle notizie che corrono in meno di un secondo. Se saltano i festival, salta un indotto turistico da miliardi, saltano società, aziende che si occupano di tutta la filiera, dall’architettura agli allestimenti, dai visual alle agenzie di booking, fino agli artisti. Immaginiamoci che casino immane sarà il 2020. Perché una partita a porte chiuse è un danno ma si può vedere in TV, e di diritti generano incassi. Ma un festival o una serata in un club non gode delle stesse dinamiche.

Il 2020, comunque vada, è già un annus horribilis per il nostro settore, e bisognerà riconfigurare molte cose da qui in poi. Non è semplice. È chiaro che questa è un’emergenza. Ci auguriamo che non diventi la fine del mondo. Perlomeno, del nostro. Con ottimismo ed entusiasmo dobbiamo, sottolineo dobbiamo, non farci sconfiggere dalle paure, nei rapporti quotidiani come nell’ambito professionale. Ma non sarà semplice, e in ogni caso, siamo consci che le misure precauzionali vengono prima di tutto. Questo fa più male di tutto, perché ci fa senrire impotenti. Coraggio.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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