Lunedì 17 Giugno 2019
Interviste

Modestep, un riff, una botta e via con i live

Modestep tornano. E il loro passo è tutt’altro che felpato. La loro fusione fatta di dubstep e rock elettronic sfocia in un nuovo e secondo album, “London Road”, da cui è stato tratto il singolo “Machines”. Perforati da campionamenti tech e meccanizzati, trapanati da synth deformati e bassi distorti, i Modestep sono reduci da una gig alla Brixton Jamm insieme a colleghi di stage come Big Narstie & Dullah Beatz, Cookie Monsta, Trolley Snatcha, Culprate e altri ancora. Il cantante Josh Friend, il dj Tony Friend, il chitarrista Kyle Deek e il batterista Pat Lundy non sono mai stati così motivati.

É un po’ che non uscite con un prodotto discografico, non credete?

Vorrei dire ai lettori di DJ Mag Italia che siamo stati in vacanza. Ma non è così: fondamentalmente, abbiamo passato un po’ di tempo a scrivere pezzi e a registrare take. Non avevamo tutto questo tempo, in passato. Ma questa è stata l’occasione perfetta per prenderci una pausa. Una pausa non di riflessione ma di… organizzazione.

Dove avete registrato questo album? Nel vostro studio?

Abbiamo fatto tutto a casa di Josh. Abbiamo costruito uno studio all’esterno di casa sua. Abbiamo fatto delle registrazioni dal vivo con Tom Dalgety a Londra. Ma tante cose le abbiamo incise nella casa di Josh, che è a due passi da Londra.

Chi ha collaborato alla produzione dell’album? Big Narstie sembra aver dato il meglio di sé.

Abbiamo collaborato con un sacco di gente, in questo disco. Cuprati, Trolley Snatcha, Partysquad. È stata un’esperienza unica, un’occasione per apprendere tante cose e lavorare con che molte persone, che non è mai facile. Abbiamo imparato molto anche nel socializzare e ottimizzare i rapporti. Essere nella stessa stanza tutti insieme, a lavorare come produttori, non è facile. Big Narstie è una delle persone più divertenti che abbia mai incontrato. Ah, vi dico subito che io sono molto meglio di lui a giocare FIFA 2015.

La vostra musica elettronica punta all’uso di strumenti reali, ora, soprattutto nei live e se paragonato ai Modestep di qualche anno fa.

La tecnologia ci ha permesso di sviluppare il nostro modo di suonare dal vivo e di intraprendere nuove strade. È molto più facile per noi ricreare un suono elettronico in un ambiente vivo, adesso. Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia avanza così velocemente che può permettere alle persone di essere super reattive e pensare a essere efficaci durante le proprie prestazioni.

C’è qualche artista esordiente che è venuto a chiedervi aiuto per la sua produzione?

Sì. Ma non facciamo nomi. Consigli ne diamo. Diciamo sempre di lavorare duro, di utilizzare internet per quanto possibile e di credere in se stessi mantenendo la propria visione. Anzi, diciamo questo: non permettete a nessuno di distorcere la vostra visione, di cambiare i vostri sogni.

Qual è la città che si ispira più che mai in questo momento?

Londra, naturalmente.

C’è un nuovo talento che vi piace particolarmente in questo periodo tra i dj? E tra le band?

Siamo ancora dei grandi fan di Jaguar Skills, un vero super dj. Andy C ha il mio pieno rispetto. DJ EZ è uno che ha dato molto e ha il mio pieno rispetto.

Qual è il vostro set-up durante un live?

Siamo una band molto completa, con batterista, chitarrista. Josh canta e suona una tastiera.

Ci sono già dei nuovi Modestep in circolazione?

Non saprei. I giovani però hanno la tecnologia nel sangue ed è un attimo che ti raggiungano.

L’EDM intanto sta conquistando gli Usa.
Non ci sentiamo appartenenti a quel mondo, intendiamo quello dei festival. Ma la scena elettronica è in continua evoluzione, ha molto da dire.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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