Sabato 16 Novembre 2019
Festival

MOGA Festival, elettronica di frontiera

In Marocco la terza edizione di un festival glocal da ogni punto di vista. Dj stile Ibiza e Miami e live sperimentali talvolta sorprendenti

Foto di Joseph Ouechen e Juliet Aris  

Negli ultimi anni, il Nord Africa si sta conquistando un suo spazio nel panorama internazionale dei festival di musica elettronica. Un esempio recentissimo? La terza edizione di MOGA, svoltosi ad Essaouira, in Marocco, da venerdì 11 a domenica 13 ottobre e capace di radunare 7.500 persone tra festival in quanto tale ed eventi off, con la presenza di 65 artisti in rappresentanza di quindici nazioni diverse.

Fondata in antichità dai Cartaginesi, affacciata sull’Oceano Atlantico, già negli anni ’60 Essaouira era una meta prediletta dagli hippy in cerca di itinerari diversamente alternativi: tra i tanti artisti che la scelsero come buen retiro, Jimi Hendrix, Frank Zappa e Sting. Senza scomodare impegnativi paragoni con Ibiza, questa è una terra che ha tutti i presupposti per attirare la community dei dj e dei loro fan. Un clima ancora estivo ad ottobre, ottimi collegamenti aerei un po’ da tutta Europa, una località che offre alternative diurne al programma dei festival in quanto tali. Senza ovviamente dimenticare che Essaouira è stata una delle location scelte per girare la serie tv Trono di Spade, con conseguenti positivi ritorni in termini d’immagine e di flussi turistici.

 

MOGA si è svolto al Sofitel, resort ubicato all’interno del Golf de Mogador: location di superlusso con quattro stage, dove la musica iniziava dall’ora di pranzo per proseguire sino quasi all’alba. Lo stage principale era collocato di fronte alla piscina del resort, ospitava i guest più importanti ed era il primo a chiudere i battenti, a mezzanotte spaccata. La sua line up era in stile Heart di Ibiza o se si preferisce Do Not Sit di Miami, basti pensare a nomi quali Behrouz, YokoO e Satori: un sound – per citare un glorioso slogan pubblicitario del passato – chic e che non impegna. In contesti del genere non si sale mai troppo né di ritmo né di battute, ma con questi set è davvero impossibile stare fermi. Negli altri stage si sono invece innestate marce più alte, grazie in particolare ad Alex Niggeman, Luca Bacchetti, Enzo Siragusa e Blond:ish.

 

MOGA non ha però tralasciato i local heroes: merito in particolare del live del duo Parallells, unito nella circostanza al pirotecnico Maâlem Omar Hayat, tra i massimi esponenti continentali della cosiddetta gnawa, genere musicale il cui repertorio attinge a  canzoni datate e ritmiche spirituali nord-africane, nelle quali alcuni ritrovano alcune radici di jazz, blues e persino rock. La Gnawa è stata con tutta probabilità il motivo principale che spinse i succitati Jimi Hendrix e Bob Marley da queste parti, di sicuro è stata una delle più piacevoli scoperte per chi partecipava per la prima volta a MOGA.

A questo devono servire i festival: ottimi pretesti per scoprire nuovi territori e nuove musiche, presupposti ideali per uscire dai propri schemi mentali e sonori. Per tornare nella propria comfort zone e dai propri dj preferiti si è sempre in tempo.

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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