• GIOVEDì 08 GENNAIO 2026
Interviste

“Rivoluzionare le discoteche partendo dal suono”. Molella ne è convinto

Dal fenomeno mondiale del pluri premiato 'Freed From Desire', Molella, dj e produttore che ha segnato la storia della dance italiana anche da esportazione, parla di futuro e di come si possa migliorare il settore

Foto: Instagram @molellaoriginale

Trent’anni di carriera e due premi ai SIAE Music Awards per la Migliore Canzone Club nel 2024 e nel 2025, ‘Freed From Desire’ di Gala, diventata colonna sonora universale di stadi, compleanni e mondiali di calcio. Maurizio Molella è un irriducibile della dance. La sua longevità artistica sta nel continuare a divertirsi “come il primo giorno”. L’incontro avviene in un momento particolare per la scena dance italiana, tra trasformazioni post-pandemiche e nuove sfide generazionali.
Quello che emerge dal dialogo, in un bar a due passi dal centro di Milano, è il ritratto di un artista che ha attraversato epoche diverse della dance mantenendo intatta la passione originaria, quella che lo spingeva a portare in giro “la cassettina” quando ancora nessuno immaginava che un brano prodotto nel suo studio sarebbe diventato un inno globale.
Quando gli si chiede del successo planetario di ‘Freed From Desire’ di Gala, brano edito da Mollyville Publishing e Wise Music Italy, e che quest’anno compie la bellezza di 30 anni, la risposta arriva spontanea.
È diventato veramente il disco che va bene in ogni occasione. Dal compleanno al matrimonio, agli stadi, ai mondiali. È diventato qualcosa che ha superato ogni immaginazione. Noi che l’abbiamo fatto – io, Filippo (Carmeni, Phil Jay, ndr) e Gala, che l’ha cantato, sicuramente non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere. Siamo contenti di questo.
Un possibile ritorno in studio con Gala e Phil Jay?
Filippo era presente anche alla premiazione ai SIAE Music Awards, mentre Gala, residente a New York ormai da tempo, rimane più distante geograficamente. Ci siamo risentiti, ma quando ci siamo lasciati lei ha sempre detto e ha voluto fare cose molto più pop, tanto che ci siamo lasciati proprio per questo. Io e Filippo abbiamo inventato questo genere, che era quello che ci hanno un po’ copiato tutti in quegli anni, invece lei, la sua intenzione e la sua volontà era quella di andare più sul pop, quindi le abbiamo detto, noi sappiamo fare questo, quindi è meglio che non continuiamo a farlo insieme e lei è andata a farci altre strade.
Filippo Carmeni aka Phil Jay, Maurizio Molella e Amadeus agli SIAE Music Awards, foto di Paolo Pettigiani, Giovanni Galati e Raffaele Calafati
Ripercorrendo i momenti più felici della sua carriera nella dance, Molella fatica a identificarne uno solo. Tra i ricordi più preziosi emerge un episodio particolare, quello del premio ricevuto dalle mani di Vasco Rossi per il remix di ‘Ti Prendo E Ti Porto Via’.
Quando avevo fatto il remix di ‘Ti Prendo E Ti Porto Via’ è stato proprio Vasco a darmi il premio. A quei tempi è stata una grandissima soddisfazione per me che sono cresciuto con le canzoni di Vasco, e poi penso di essere stato l’unico a ricevere il premio da uno che è abituato a riceverli.
La conversazione si sposta sul presente e sulle trasformazioni che hanno investito il suo lavoro quotidiano.
È cambiato praticamente tutto dal Covid in poi, dove prima si faceva tutto in presenza, adesso lo smart working è ormai diventata una cosa anche per chi fa le produzioni, perché una volta si doveva andare in studio, ora invece puoi fare tutto da casa. Quindi anche le produzioni radiofoniche per i programmi che facciamo come Deejay Time o il Megamix, che comunque vanno ancora assieme due ore, sono cose che si fanno da casa.
La sua abitazione è diventata il suo studio di registrazione, uno spazio tecnico, un angolo attrezzato dove gestisce le produzioni e i programmi radiofonici. Ma qualcosa è inevitabilmente andato perso nel passaggio.
 La cosa che mi manca è proprio questa, cioè il contatto con le persone che vedevo tutti i giorni prima, mi manca. Questo sì, ce l’ho quando vado ancora a suonare in giro, nei locali, ma comunque non è che non ci si vede proprio più. Però rispetto a prima del Covid sì, mi manca, perché prima era una cosa di tutti i giorni, adesso è una cosa di ogni tanto.
Il tema del figlio Matteo, noto come EDMMARO, d’arte emerge quasi naturalmente. Molti si chiedono perché padre e figlio, entrambi dj, non abbiano mai collaborato a un progetto comune.
Sinceramente non abbiamo mai pensato di fare una cosa insieme. Magari succederà. È una cosa che è nata casualmente, io non gli ho mai detto e chiesto di fare questo, lui l’ha fatto da solo, mi seguiva ogni tanto quando era più piccolo, lo portavo con me, si è appassionato un po’ come me, insomma probabilmente gli ho trasmesso qualcosa, sono molto contento e orgoglioso di quello che fa, però non abbiamo mai pensato di fare qualcosa insieme. Magari se ci viene un’idea giusta, anzi se qualcuno ha un’idea che magari è lì, ma noi non ci stiamo pensando, perché no?
Sulla possibilità di un ritiro dalle scene, Molella è categorico e ripete un principio che sembra guidare tutta la sua carriera.
Da quando ho iniziato e ancora adesso, e mi ripeto in questo, lo faccio perché mi piace, e ho sempre detto quando mi stancherò oppure vedrò che la gente ne sentirebbe quello che suona, non si divertirà più e smetterò. Io credo di essere un bambino ancora da quel punto di vista perché mi diverto. Io quando vado, come ti dicevo, anche se ci sono cinquanta persone, io mi diverto, mi sembra di tornare a quando andavo e portavo la cassettina e la facevo partire.
Il percorso artistico di Molella è costellato di sperimentazioni sonore. Dal primo disco ‘Je vois’, pubblicato su Underground, l’etichetta della Media Records, ha attraversato techno, house, piano house e musica commerciale, sempre guidato dal divertimento.
Ho sempre fatto delle produzioni varie. Passavo dalla techno alla house, alla musica super commerciale, divertente. Perché? Faccio le cose per divertimento. Quindi non ti saprei dire cosa mi potrà divertire domani e cosa potrò fare. Non lo so neanch’io. Freed From Desire’ è nato con spensieratezza. Sono quelle sono cose che vengono una volta, credo, nella vita. È difficile ripetersi. Ci sono canzoni che rimangono nel tempo e le conti sulle dita di una mano.
Il Molly poi in fondo non ha mai pensato di fare altro. Probabilmente molti al suo posto avrebbero diversificato il business.
Magari, sai, ci sono quelli come i calciatori che un giorno si svegliano e fanno i ristoratori. Poi magari chiudono dopo tre anni. Io non so fare il ristoratore o che ne so, il pizzaiolo per dire, o il gelataio. Mi piacerebbe, però non sono capace. Quindi preferisco rimanere nel mio.
Guardando al futuro, l’analisi di Molella si fa particolarmente interessante quando affronta il tema della crisi delle discoteche e della trasformazione del consumo musicale. La sua visione identifica un problema strutturale nella scena contemporanea.
Credo che, spero, che torni un po’ la musica un po’ più di aggregazione e meno da playlist. Il mood che c’è è di rifare da anni ormai le canzoni famose, perché si è passate dai ’70 agli ’80, ai ’90. Ecco, probabilmente le canzoni più rifatte in assoluto sono quelle anni ’90. E secondo me è proprio perché avevano questa caratteristica un po’ più aggregativa come sound e mood. Io spero che si torni un po’ lì e a far tornare un po’ anche i ragazzi in discoteca, visto che la stanno un po’ abbandonando, e secondo me è proprio per via dei generi musicali.
Funzionano tantissimo gli eventi, i festival, perché sono tematici.
Però mancano le discoteche, quelle che insomma ti fanno crescere. Io in discoteca andavo a divertirmi. Ci sono invece oggi dei generi che non sono da discoteca, per come la vedo io. La soluzione che propone richiede un cambio (di paradigma), un ripensamento del contenuto rispetto al contenitore: la discoteca deve tornare a essere un luogo di aggregazione musicale, non solo un posto dove far passare playlist.
Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Riccardo Sada
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.
La tua iscrizione non può essere convalidata.
La tua iscrizione è avvenuta correttamente.