Sabato 16 Novembre 2019
Interviste

Il mondo analogico di Dj Rou

Francesco Zaniboni a.k.a Dj Rou è uno dei prospect che più si sono dati da fare nel corso degli anni per contribuire alla scena. Scelte rischiose, come quella di aprire un vinyl shop, e sonorità ben definite hanno caratterizzato la sua crescita ed il suo curriculum sempre più ricco di release e dj set. Motivo per cui non potevamo lasciarci sfuggire l'occasione di scambiare una piacevole chiacchierata con lui.

Dj Rou è l’enigmatico nome che si cela alle spalle di istituzioni come L’Archivio, vinyl shop bolognese che per anni ha rifornito le borse di dischi degli appassionati e di nomi altisonanti. Ma Dj Rou è anche un produttore che è stato capace di ritagliarsi uno spazio importante nel movimento italiano. Oggi affrontiamo con lui alcuni temi della sua carriera e dello stato di salute della scena in Italia e non solo:

Dopo alcuni anni nei panni del tuo alter-ego Dj Rou ci puoi svelare se ti senti più rue o più raw?
Ma diciamo che il nome Dj Rou viene proprio dal non aver mai capito se sono più Rue o Raw, quindi nel dubbio ho trovato un nome che a seconda di come venisse pronunciato assomigliasse di più all’una o l’altra parola. Sono ancora confuso su quale prevalga, ma c’è un po’ di tutti e due in me.

In molti conoscono l’avventura de L’Archivio, ma è bene diffondere il verbo anche a chi non ne sa abbastanza. Ci puoi riassumere le varie forme di questa tua esperienza?
Partì tutto nel 2012 in un periodo buio per i dischi. Notai come ci fosse un’enorme quantità di stock a bassissimo prezzo in giro per internet o in vendita da conoscenti e pian piano iniziai a fare razzia e a rivenderli a forfait nel mio garage. Inizialmente solo ad amici o colleghi per poi ritrovarmi nel giro di un anno con un socio che mi venne in aiuto e con un magazzino da circa 5000 titoli. Nel 2014 poi trovai il primo spazio fisico in cui provai a far partire l’avventura. Cambiai poi sede del negozio unendomi ad un altro negozio di dischi dal nome 180 Grammi Records Shop. A ottobre di quest’anno saranno 5 anni di apertura e abbiamo grandi novità per migliorare ancora lo spazio, ma non sveliamo niente per ora.

 

Veniamo alla tua musica. Non voglio chiederti cosa ti ha influenzato in passato. Vorrei sapere cosa ti sta influenzando oggi, quali sonorità hai riscoperto con maggior maturità artistica e consapevolezza?
Onestamente è una domanda alquanto difficile a cui rispondere. La possibilità di avere il negozio con così tanta musica da ascoltare e conoscere mi dà stimoli nuovi giornalmente ed etichettare qualche genere o artista che apprezzo mi riesce quasi impossibile anche perché è un momento storico in cui fortunatamente sta uscendo tantissima musica valida. Proprio per questo motivo curo sempre progetti paralleli oltre a Dj Rou, per poter soddisfare tutta la mia voglia di sperimentare e provare sempre a dare qualcosa al mondo della musica.

 

“Penso sia un momento florido per la scena italiana, non tanto per il clubbing inteso come spazio fisico, quanto più per produttori, dj e band che stanno rilasciando ottima musica che viene apprezzata in tutto il mondo.”

 

Hai una posizione privilegiata per cogliere l’evoluzione della scena club nel nostro Paese. Qual è lo stato di salute del clubbing secondo te?
Penso sia un momento florido per la scena italiana, non tanto per il clubbing inteso come spazio fisico, quanto più per produttori, djs e band che stanno rilasciando ottima musica che viene apprezzata in tutto il mondo. Parte dei meriti va sicuramente anche alle nuove leve di cui mi sento di far parte, in un certo senso. Quello che ora come ora fa preoccupare tutte le generazioni ma sicuramente di più quelle nuove è la mancanza di spazi e realtà per poter sfogare questo bisogno creativo e artistico che in questo momento è così presente. Il resto d’Europa è spesso una via di fuga anche nell’ambito musicale, proprio perché lì non mancano spazi e situazioni al contrario di qui.

Viviamo un momento molto eterogeneo musicalmente parlando. Nessun filone appare dominante. Ognuno sembra trovare il proprio spazio e la propria collocazione. Credi che sia una condizione destinata a perdurare?
Credo e spero di sì, negli ultimi anni si è assistito ad un rispolvero di tantissima musica del passato e di altre culture, cosa che ha portato ad una riscoperta di tanti generi e sottogeneri ormai quasi dimenticati. Proprio per questo adesso assistiamo a questa eterogeneità musicale, dovuta anche dal maggiore interesse per ricercare cose nuove e non più rinchiudersi in quei quattro elementi di un determinato genere, preferendo piuttosto una maggiore libertà e trasversalità negli ascolti.

 

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