Foto: Mood Child logo
Mood Child, eletta “hype label” dell’anno 2025 ai Beatport Awards, è un’etichetta discografica e un brand di eventi costruito come un invito a un viaggio attraverso le emozioni, gli istinti e l’energia condivisa. Mood Child non è solo musica, ma si interessa di espressione artistica anche attraverso la moda.

Foto: Sirus Hood & Manda Moor press
Com’è nato il brand e qual è la storia dietro il nome Mood Child?
Mood Child è nato dal desiderio condiviso di Sirus Hood e Manda Moor di creare qualcosa che andasse oltre una tradizionale etichetta discografica. Fin dall’inizio, l’idea è stata quella di costruire un universo incentrato sull’emozione, l’istinto e l’energia collettiva; uno spazio dove le persone potessero riconnettersi con il proprio bambino interiore attraverso la musica, il movimento e l’esperienza condivisa. Il nome Mood è profondamente simbolico. Nasce dalla contrazione di MOOR e HOOD, rappresentando la doppia visione dei fondatori e il punto d’incontro di diverse energie, culture e sensibilità. Mood Child riflette questa filosofia invitando le persone prima a sentire e poi a pensare, abbracciando la musica come un linguaggio emotivo piuttosto che come una struttura basata sui generi.
C’è qualcosa che state esplorando o sviluppando al momento per Mood Child?
Al centro di Mood Child c’è il concetto di album costruiti attorno all’emozione. I nostri album con vari artisti sono concepiti come mondi emotivi, ognuno incentrato su un “mood” specifico come i ritmi trippy, i ritmi tribal o il più recente ‘Kinky Moods Vol.2’. Questo approccio rimane centrale per la nostra identità. Allo stesso tempo, vogliamo espanderci ulteriormente verso gli album solisti, dando agli artisti lo spazio per esprimere pienamente il proprio linguaggio emotivo e il proprio universo personale. Proseguendo, l’obiettivo sarà concentrarsi su meno uscite, ma ancora più curate e significative. Stiamo anche investendo più energia nei formati fisici. Pubblichiamo già in vinile e vogliamo spingerci oltre, sviluppando più pezzi fisici che risultino senza tempo e culturalmente rilevanti. Oltre alla musica, abbiamo già introdotto le nostre maglie (jerseys) e stiamo continuando a far crescere la nostra linea di abbigliamento, usando la moda come un altro modo per esprimere l’identità di Mood Child. In generale, si tratta di produrre meno contenuti, ma con più intenzione, costruendo cultura invece di inseguire i volumi.
Ci sono eventi o party in programma in Italia da tenere d’occhio?
Recentemente abbiamo ospitato un evento al Circolo Degli Illuminati, che è stato un momento significativo per noi, e non vediamo l’ora di tornare. Attualmente stiamo pianificando altri appuntamenti nel Paese del cibo migliore e del miglior pubblico. I nostri prossimi eventi si terranno a livello internazionale, con date imminenti a Phuket presso il Baba Beach Club, a New York al Refuge, a Chicago al Prysm e a Miami all’Epic Kimpton in collaborazione con Beatport.
Quanto è importante il contatto diretto con il dancefloor nelle vostre produzioni e nel progetto complessivo di Mood Child? Vi sentite più influenzati dal dancefloor o più inclini a influenzarlo?
Il contatto diretto con il dancefloor è essenziale per tutto ciò che facciamo. È lì che le emozioni diventano fisiche, dove la musica si trasforma in energia condivisa e dove l’universo di Mood Child prende vita per davvero. Cerchiamo di costruire un mondo e di attirare le persone al suo interno. Il dancefloor ci ispira, ma ci piace anche modellarlo, dare il tono e spingerlo verso qualcosa di più profondo di una serata puramente funzionale. Si tratta di un viaggio emotivo, non solo di reagire alle aspettative, affinché le persone possano connettersi, lasciarsi andare e scomparire insieme nel momento.
19.02.2026




