Giovedì 09 Dicembre 2021
Interviste

N.A.I.P. ci porta su Marte a trovare David. Bowie? No, Guetta!

Lo strambo e originalissimo artista uscito dall'ultima edizione di X-Factor ci ha raccontato il suo nuovo singolo, la sua passione per l'elettronica, e il suo mondo

Foto: Valentina Procopio

“Attenti al loop!”. “Attenti al loop!”. Si è presentato così al grande pubblico. Con un brano tutto elettronico, schizoide, eccentrico, costruito su loop lirici che stratificavano le chiavi di lettura, il tutto appoggiato sul letto di un loop di ‘Attenti Al Lupo’ di Lucio Dalla. Erano le selezioni di X-Factor, e Michelangelo Mercuri, in arte N.A.I.P. (Nessun Artista In Particolare), ha scelto una via molto coraggiosa per far capire al pubblico e ai giudici che razza di artista fosse: un outsider, uno fuori dagli schemi, uno lontano dai cliché, in un momento storico dove è sempre pià complicato esserlo. Ma non solo questo: il suo è un talento straordinario, proprio perché riesce ad essere pop, ad arrivare a molti, ad essere leggibile, comprensibile, senza rinunuciare alla sua cifra stramba, anzi accentuandola il più possibile. Dall’autunno scorso il suo percorso artistico ha subìto una prevedibile accelerazione, visto il successo riscosso nel talent più cool e credibile della TV. È uscito il suo album, ‘Nessun Album In Particolare’, a parafrasare il suo nome d’arte (a proposito, davanti ai giudici si era introdotto con “N.A.I.P. significa Napoli, Ancona, Imola, Palermo…” sotto gli sguardi quasi irritati di Emma e Manuel Agnelli, presi in contropiede, a cui si leggeva in faccia “ma ci prendi in giro?”). Sono usciti dei singoli e dei video molto intreressanti. E ora, arriva il suo primo tour, in questa strana estate di concerti da goderci seduti. A guarnire la torta, il nuovo brano ‘DAVID CHI?’ in cui si va su Marte a incontrare, appunto, David. Bowie? No, Guetta!

Insomma, valeva davvero la pena di incontrarlo, N.A.I.P., e farci raccontare un bel po’ di cose. 

 

Mi racconti la genesi del tuo progetto?
N.A.I.P. nasce in vari step, la prima volta che usavo questo pseudonimo era ancora ai tempi della scuole; poi ho avuto un band hardcore/metal per anni, e quando la band si è fermata mi è come tornata in mente quell’idea di “nessun artista in particolare”, così ho iniziato a comprare strumenti musicali che mi intrigavano: loopstation, sintetizzatori… mi è sempre piaciuto il fatto di non entrare in un genere catalogabile, anche perché ora è normale che si ascolti tutto, ma fino ai primi Duemila non era così, c’erano proprio le tribù: chi ascoltava un genere non ascoltava l’altro, era una divisione quasi religiosa, molto seria.

Che rapporto hai con la musica elettronica?
La amo. La svolta è stato quando ho imparato a utilizzare macchine e software e realizzando il sogno di realizzare tutto da solo, testi musica e produzione. Ora ho capito che è un miraggio, per far decollare un progetto artitico serve una squadra. È il team a fare andare bene le cose. Ma mi è servito imparare a fare tutto da solo, a prendere famigliarità con le macchine. Non mi sono mai dato regole, vado d’istinto e premo pulsanti fino a studiare quello che succede. Ho un rapporto puro, da autodidatta, con la musica e con gli strumenti.

A X-Factor hai eseguito una reintrpretazione di ‘Bla Bla Bla’, un brano a dir poco iconico di Gigi D’Agostino, e non è l’unico riferimento al mondo dance, perché la tua nuova canzone ‘DAVID CHI?’ è proprio vicina alla house più classica e citi esplicitamente David Guetta: sei appassionato di musica dance, da club? È un mondo che ti affascina?
Ne sono molto affascinato, proprio dall’atmosfera che si crea ne club, nei festival: sono stato da spettatore a Club TO Club e al Primavera Sound e anche senza raggiungere la vetta della perdizione, anche solo come ascoltatore mi piace proprio ascoltare i live elettronici, e avendo dei fratelli più grandi mi passavano tutta la dance anni ’90. Poi nel tempo mi sono più “educato” con gli ascolti elettronici, da Skrillex a Stromae e Nicolas Jaar, che trovo geniali, ciascuno a proprio modo. Ma tutto quello che ho ascoltato nel tempo è entrato nel mio DNA musicale, non serve soltanto l’elettronica più colta ed elegante, ci sono ascolti fantastici anche in quella dance più commerciale che tanti snobbano.

Sempre a proposito di X-Factor: anni fa un talento come il tuo non sarebbe stato apprezzato da quelle parti, oggi sei stato tra i protagonisti del programma. Perché hai creduto che potesse essere il posto giusto per te?
Credo sia stata l’occasione giusta per andare in un posto che pensavo fosse ostile e che invece era solo per me sconosciuto, quindi è stata una vetrina musicale ottima. È stato molto “nutriente” perché mi ha proprio dato cibo per l’anima, mi ha fatto comprendere molte cose. Non sono mai stato uno prevenuto, ma difficilmente avrei pensato di tovarmi in forte sintonia con persone come Emma o Mika, invece ho capito perché sono così bravi e amati, e anzi credo che per certi versi siamo proprio sulla stessa unghezza d’onda, a prescindere da quello che facciamo a livello strettamente artistico, perché ovviamente siamo parecchio distanti, ma ciò non toglie che ci siano molti gusti e riferimenti in comune tra noi. E poi sono ho visto che dopo il programma il mio progetto ha creato una sorte di “unione tra i mondi” per i discografici, perché è sempre più difficile capire i gusti del pubblico, i trend, cosa può funzionare e cosa no, e allora anche un lavoro come il mio diventa di interesse per la discografia. E va benissimo.

 

Vedo N.A.I.P. come un progetto molto preciso, o meglio un progetto con un concept molto preciso, e tante idee molto a fuoco: come metti a punto la tua musica e tutto ciò che ci sta intorno? Esiste margine per un certo grado di improvvisazione?
 Certo che c’è, per me l’improvvisazione è stata il fuoco iniziale del progetto, conta che vengo anche dal mondo del teatro, perciò senza improvvisazione non andrei da nessuna parte. Il mio disco nasce da settimane di improvvisazione con le macchine, senza testi, un batteria e le percussioni, anche chitarra e altri sturmenti utilizzati però in modo ritmico; e da lì parto a mettere insieme il ritmo delle parole e della musica e compongo il pezzo. È forse l’approccio che ho usato maggiormente. Ultimamente provo a lasciare da parte questo istinto primordiale e cerco un giro armonico di synth, chitarra, li metto in Ableton e provo a metterci sopra dei testi con una razionalità. Però per me è importante che dal vivo per quanto mi possa permettere, i brani non siano mai uguali al disco.

Con chi ti piacerebbe lavorare un giorno? Dj, producer, musicisti, cantanti, ma anche artisti in senso lato…
Il mio musicista italiano preferito è Iosonouncane, c’è una ricerca immensa in tuto ci che fa, il suo nuovo album è strepitoso, impegnativo, lungo, un ascolto proprio immersivo. Quindi ti faccio il suo nome tra tanti con cui vorrei lavorare. Se sogniamo a livello internazionale ti dico Tyler, The Creator, anche lui ha fatto un nuovo album clamoroso, autoprodotto, con le indicazioni per l’ascolto, è bravissimo.

Tra poco inizia l’estate e sarai in tour: come saranno i tuoi show?
Lo show dal vivo avrà tante luci, tanti colori, tanti oggetti sul palco. Le luci saranno importanti perché per la prima volta avranno un loro light design dedicato e non le indicazioni sommarie che potevo dare al tecnico dei vari locali di serata in serata, sperando che ci azzeccasse qualcosa in quello che dicevo. Sarà uno spettacolo aggressivo, allo stesso intimo. Ci sono diverse date fissate, le trovate se fate un giro sui miei profili social.

Ci racconti il nuovo singolo ‘DAVID CHI?’?
Questo brano nasce in un momento in cui mi stavo facendo la domanda che mi faccio ogni due, tre mesi: perché scrivo? Che respiro può avere la mia scrittura? Di tanto in tanto entro in quelle crisi che però mi fanno bene, perché comunque so gestirle. Quindi pensando a questa domanda, la risposta è quella della leggerezza, del “non pensare”, ma senza perdere la spinta che ci spinge a creare arte. Leggerezza non significa superficialità. Ho ripensato ai classici: se parliamo di cronaca la situazione sembra sempre brutta. Se ci rifugiamo nella letteratura, nella musica, riusciamo a fuggire. Ma dove posso fuggire? Su un altro pianeta, perché altrimenti non è una vera fuga, siamo sempre raggiungibili, no? O almeno possiamo immaginarlo, di andare su un altro pianeta. E mi sono fatto il trip di andare su Marte, ma non c’è quello che sogniamo, cioè David Bowie. Ma David Guetta, perché appunto ci fa ballare, è musica leggerissima. È un brano che ho scritto, prodotto e arrangiato in una settimana, non mi era mai successo prima di essere così rapido. Poi ovviamente Stabber ha dato una marcia in più all’idea, è un produttore formidabile e riesce sempre a tirare fuori il meglio di me e delle idee su cui mette mano.

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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