Foto: Instagram @axwell
Lo scorso weekend si è svolta la prima edizione di Nameless Winter, spin off invernale di Nameless Festival. L’evento è stato organizzato a Barzio, comune che ha ospitato per anni l’evento, e nel quale aveva raggiunto sempre maggiore popolarità.
Partiamo dalla venue. Nameless Festival ha da sempre avuto la fortuna di essere immerso in un paesaggio mozza fiato. In tutte le diverse location esplorate dall’evento negli anni, il colpo d’occhio non è mai mancato. Nameless Winter non è stato da meno, con il ritorno nella splendida cornice della Valsassina, nella stessa area in cui si è svolto fino al 2019. Meritevole di menzione speciale anche la terrazza dei Piani di Bobbio che ha ospitato l’apres-ski della domenica grazie alla collaborazione con BMUSIC. In pochi possono vantare un panorama del genere.
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Nameless Winter ha ospitato la line up “ufficiale” su un solo stage che è stato il cuore pulsante del festival, caratterizzato da una struttura e da un light design curati nei minimi dettagli che hanno reso l’esperienza estremamente immersiva. Citavo line up “ufficiale” perché in realtà nell’area esterna al tendone che ospitava il palco, oltre vari punti food and beverage e ad alcune attività, era presente un secondo stage, più piccolo, sul quale oltre all’open consolle, c’è stata qualche chicca a sorpresa come il set dei ragazzi di Cripta, il b2b di Automhate e MILES e quello di Reebs con Alberto Fumagalli, il founder del festival.
Foto: Instagram @marnikofficial
Parliamoci chiaro, la line up non aveva dei grandissimi nomi di punta, almeno in termini di fama e “risonanza”. Se non si considerano (ovviamente) i due headliner, Gigi D’Agostino sabato e Axwell domenica, la maggior parte erano dj che abbiamo imparato a conoscere negli anni grazie al circuito Nameless. Molti considerati parte integrante della squadra del festival, alcuni considerati quasi come resident. Attenzione, ciò non significa metterne in dubbio le capacità o la bravura: artisti come Edmmaro, di cui vi abbiamo sempre parlato in modo più che positivo e con cognizione di causa, sanno stare in consolle, sanno coinvolgere il pubblico e sanno fare ballare, e pure tanto. A fronte però di un’edizione estiva che con circa 20 nomi annunciati vede tra i protagonisti Calvin Harris, John Summit, FISHER, Svdden Death e via dicendo, capite bene che il paragone a livello di ticket selling non regge. Eppure, nonostante le reticenze di molti, una volta iniziato il festival, le rimostranze erano quasi scomparse, e tutti erano appagati dei due giorni.
Il primo giorno bene la world premiere di ‘Unlegend’, l’AV Show firmato MARNIK, bravi Automhate e Zomboy perché sono stati in grado di coinvolgere anche coloro ai quali riddim e dubstep non interessano minimamente. Su Gigi D’Agostino c’è poco da dire, è forse uno degli artisti più transgenerazionali che abbiamo in Italia e l’ora e mezza che ha suonato ne è stata l’ennesima dimostrazione. La domenica oltre alla menzione d’onore per Adrian Hardy che durante l’apre-ski ha fatto proprio un bel set divertente (oltre alla doppietta di Edmmaro che come dicevamo prima è sempre garanzia), una bella sorpresa per tanti è stato YETTI.
Foto: Roberta Marciello
Arriviamo ora ad Axwell. Sicuramente il nome più atteso di tutto il festival. Lui gioca un altro campionato. Che sia il famoso ritorno dell’EDM, che sia perchè alla fine un’intera generazione si è appassionata alla musica elettronica proprio grazie a lui e agli Swedish House Mafia, che siano le vibes di Barzio e i ricordi delle edizioni passate in cui con Sebastian Ingrosso aveva già suonato due volte, ma quante voci perse cantando e quanti volti commossi. Un set classico, ma non vecchio, in cui le canzoni dei tre svedesi che hanno reso “mainstream” quella progressive alla quale tanti pensano con nostalgia, si sono alternate con i brani più nuovi in un’ora e mezza che è letteralmente volata.
Foto: Instagram @axwell
Nameless Winter alla fine porta a casa un buon risultato: un’ennesima dimostrazione di forza della visione di Nameless. Si è scelto di puntare sull’offerta di un’esperienza più intima, più contenuta, una sorta di ritorno alle origini. Quando però alla fine dei due giorni si vedono solo sorrisi e abbracci forse si è intrapreso un ennesimo giusto percorso (che infatti è già stato confermato per il 2027 e per il 2028). E quindi buona la prima, Nameless Winter!
18.02.2026







