Martedì 20 Aprile 2021
Interviste

Teheran-Milano nel nome della musica, della performance, tra canzone ed elettronica: ecco a voi Nava

La giovane artista iraniana gioca con il linguaggio della produzione elettronica e della forma canzone, con sample in lingua farsi, remix d'autore e un immaginario visivo unico

Foto: Matteo Strocchia/Marco Servina

Nata a Teheran, in Iran, ma stabilmente a Milano da diversi anni, Nava Golchini, in arte semplicemente Nava, si sta ritagliando una nicchia unica nel panorama sempre più affollato della nuova generazione di cantanti e musicisti che stanno trasformando lo scenario musicale del nostro Paese. Dopo gli esordi in versione band, Nava ha preso il controllo totlae del suo progetto, ed è appena uscita con il nuovo brano ‘Mah’, preludio di un nuovo EP, anzi un visual EP, in cui le quattro tracce sono completate da quattro video. Inoltre, ha decisamente lasciato il segno all’ultima edizione di Eurosonic, pochi mesi fa. Di questo e di molto altro ci ha raccontato questa peculiare artista, carismatica e affascinante in ogni lato della sua vita e della sua espressività. 

 

Vivi a Milano da tempo ma sei di origine persiana. Qual è la tua storia artistica, ma anche personale?
La mia storia d’artista è iniziata in modo casuale, perché a Teheran studiavo teatro, poi quando sono venuta a Milano per studiare ho cercato comunque di continuare con la recitazione ma sai, non sapendo ancora bene l’italiano, non  potevo presentarmi alle audizioni recitando Dante, diciamo… e perciò sulla metropolitana ho visto le locandine di questa accademia di musica e così mi sino iscritta. E lì ho conosciuto un sacco di persone, tra cui tutta la mia vecchia band e Antonio Saluppi che mi ha dato una grossa mano all’inizio, e da lì è partito il progetto Nava.

E poi?
Poi ho firmato con Maciste Dischi e poi Peer Music. Con Peer abbiamo fatto due EP, ora il mio progetto continua ma in versione solista, e da poco è uscito ‘Mah’ e presto il nuovo EP, i brani nascono da me e Fabio Lombardi. Una volta stesi i soggetti abbiamo contattato diversi produttori e musicisti, per capire quale dirzione prendere e confrontarci con diverse persone e quindi diversi gusti, stili, mood. Anche perchè il disco è un concept dove ogni traccia ha una sua componente visual.

Visual?
Sì, dove la musica e l’immagine corrono in parallelo, quello che ormai si chiama visual album: le canzoni e i video sono perfettamente complementari, il video è parte stessa del progetto, non è un plus per completare o rafforzare la canzone.

E qual è il concept?
Sono quattro brani, e ogni brano è l’espressione di un mio demone personale. Quattro demoni, quattro mostri che avevo dentro di me per cui trucco, abiti, luci, tutto concorre a raccontare ogni particolare demone, per un risultato davvero particolare.

 

C’è tanta elettronica nei tuoi pezzi, è un modo?
Sì, adesso ho inizato a giocare tanto con i sample di musica tradizionale persiana, in lingua farsi, ma c’è anche tanto di mio, visto che ho inizato a lavorare attivamente anche alla produzione.

A proposito di elettronica: qualche tempo fa sono usciti dei remix della tua ‘Firefly’. Come scegli i remixer a cui affidare un brano?
È una questione di gusti e affinità. Per questi remix le cose sono andate in questo modo: mi ha scritto Splendore, entusiasta, chiedendomi di fare un remix, e contemporaneamente Protopapa in un’intervista aveva detto di apprezzare i miei pezzi. E così sono nate le loro versioni di ‘Firefly’. Naturalmente ora con il nuovo EP le collaborazioni proseguiranno.

Concerti o club? Cosa preferisci?
I concerti, un po’ perché non sono una grande nottambula, in genere all’1 sono già a letto. Però anche nei club mi diverto, penso a Macao ad esempio, dove mi trovo bene. Speriamo di tornare presto ai concerti!

 

Viste le tue origini iraniane, domanda quasi d’obbligo: torni ogni tanto a Teheran?
L’ultima volta ci sono stata un anno e mezzo fa, vorrei tornare più spesso e spero di farlo appena il clima sanitario mondiale lo permetterà.

Com’è la musica da quelle parti?
Ci sono due lati: quello undeground – e intendo proprio “underground”, sotterraneo – e quello ufficiale approvato dal governo. La scena underground iraniana è pazzesca, perché trovi molti linguaggi e stili mescolati, e perché si deve fare di necessità virtù per non farsi scoprire dal governo organizzare feste e concerti. In Italia la comunità persiana non è molto estesa, ma ad esempio in Canada o Germania c’è una scena vera di expat iraniani e lì si comprende bene lo spirito che anima chi fa musica nel mio Paese, perché quando ti è proibito fare qualcosa la voglia di libertà diventa una priorità.

Ma se ti beccano in Iran che succede? Voglio dire, organizzare un evento con musica, canti e balli è sconsigliato dalla morale pubblica o proprio illegale?
No è proprio illegale, rischi grosso! Ma si fa. È una forma di lotta.

Senti, all’inizio dell’anno sei stata all’Eurosonic, un festival di grande rilievo internazionale che dà spazio alle nuove proposte più interessanti dell scenario eurpero. Com’è andata?
Molto bene! Anche se tutto si è svolto a distanza, per ovvie ragioni. Abbiamo girato le mie performance all’Hangar di Macao a Milano, con un freddo incredibile, all’inizio ero in dubbio ma poi ho ripreso la mia carriera in mano e in due settimane abbiamo fatto tutto, idee, script, outift, riprese… se ne sono occupati Matteo Strocchia e Marco Servina, e Anonima Luce, che hanno curato tre dei video dell’EP. Un team che vorrei tanto avere anche nei miei live. Da Eurosonic mi hanno detto che le mie performance sono state tra le più apprezzate e spero mi chiameranno per diversi concerti e date. Non vedo l’ora!

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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