Domenica 13 Ottobre 2019
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Nel vivaio del Nameless Festival

Il Nameless Music Festival, uno dei più importanti festival italiani nel settore EDM, ha portato sulle sponde del lago di Lecco tanti nomi di serie A, ma anche tanti giocatori della primavera. Come è giusto che sia, questo importante raduno giunto alla sua seconda edizione ha dato largo spazio alle giovani promesse del suolo nostrano. Mi è piaciuto immedesimarmi nel punto di vista dei ragazzi, di età compresa tra i 17 e i 25 anni, ascoltando le loro opinioni o critiche e facendomi descrivere le sensazioni provate su un palco così emozionante per chi è ancora alle prime armi. Perché tanto interesse? Bisogna ripartire dai giovani, ecco perché. Se si vuole un rinnovamento, se vogliamo goderci suoni dinamici, innovativi e sperimentali delle menti fresche è proprio sulla sperimentazione che dobbiamo puntare. Chi è giovane e determinato può esibirsi in dj set pazzeschi, ricchi di idee e sfumature. Chi è affermato e conosciuto ha già trovato il suo percorso, e come spesso accade negli ultimi anni, poco varia al proprio dj set. Specialmente nella pura e semplice EDM i top djs ci offrono set copia-incolla che consistono poco più che in una proiezione della top10 di Beatport. Avete mai notato quanto è bello variare tra l’artista affermato che trasforma in energia qualunque folla si trovi davanti e la giovane stella che mette quei due o tre mash-up che ci elettrizzano tanto quanto il nostro idolo che mette la sua top track? Se poi si ha la fortuna di potersi spostare tra questi due artisti nell’arco dello stesso pomeriggio, allora si può dire di aver ascoltato musica elettronica a trecentosessanta gradi. Molti dei ragazzi con cui ho parlato hanno idee tutt’altro che infantili e dimostrano grande conoscenza dello scenario e dei protagonisti di esso. Sono state tre chiacchierate davvero interessanti che non posso ovviamente riportare interamente ma di cui posso offrirvi qualche highlight.

 

La mia prima vittima è Przi, classe ’91 e nativo di Lecco, il quale si è esibito alle 18 del secondo giorno.

Parlami del tuo dj set!

I primi cinque minuti sono stati pura sofferenza. Continuavo a guardare l’orologio ma sembrava fermo! Salito sul palco è stata tutta un’altra cosa. Ho ancora addosso l’emozione di quel momento, mi sento elettrizzato! Ho ventitré anni e suono da nove anni, ma ti assicuro che oggi mi sono sentito come nel giorno del mio primo dj set.

E’ il tuo primo NMF?

No, il secondo. Tuttavia non c’è paragone con il primo, questo è stato decisamente più emozionante. Qui sono cambiate tante cose, si vede un gran salto di qualità nell’organizzazione che dal palco ho notato perfettamente.

Quindi sono nove anni che sei attivo…

Per me la musica è la risposta a qualsiasi domanda. Fin da quando sono piccolo la mia unica passione è stato il djing e tuttora sono convinto al cento per cento del mio sogno. Non è stato un desiderio cresciuto negli anni, passando attraverso gli hobby o cose del genere. L’ho sempre voluto e ricordo ancora mentre suonavo nella mia stanza, chiudevo gli occhi e mi immaginavo davanti a me una folla come quella che ho fatto ballare oggi.

A quali artisti ti sei ispirato per alimentare la tua passione?

Gli anni ’90 mi hanno offerto ottimi esempi. Sopra tutti senza dubbio Giorgio Prezioso: la sua dance mi ha appassionato per anni ma ciò che mi ha sempre colpito di più sono state le sue doti di skretch. Un vero fenomeno, non a caso ha vinto diversi premi. Proprio ispirandomi a lui mi sono dato da fare con i primi vinili di casa.

Produci qualcosa?

Certamente, ma sono piuttosto timido a riguardo. Ho diverse produzioni ma oggi non le ho suonate anche perché sono indietro con il mastering. Ti confesso che il lato delle produzioni è leggermente indietro rispetto al missaggio perché essendo un autodidatta ho trovato diverse difficoltà. Mi ci sto mettendo sotto negli ultimi due anni, anche passando da Logic, che per qualità del suono è perfetto ma troppo complicato, a FL Studio, molto più intuitivo per quelle che sono le mie conoscenze. Per quanto riguarda il mio genere sicuramente quello che mi hai sentito suonare fino a poco fa, quindi Melbourne bounce/electro. Mi piacerebbe fare qualcosa di dubstep ma non so ancora da dove iniziare!

Quanto è importante sapersi fare un “orecchio musicale” aldilà delle conoscenze tecniche e gli studi?

Per me è fondamentale. Non frequento alcun tipo di corso a riguardo per il semplice fatto che sono sempre stato un po’ ostile all’idea dello studio tecnico. Amo ascoltare la musica dalla mattina alla sera e mi sono creato il mio “orecchio musicale” tempo fa.

Dammi una tua EDM top five!

Idolo assoluto al primo posto: Deorro. Lo stimo tantissimo ed è un grande oltre al fatto che ho avuto modo di conoscerlo e trascorrerci del tempo dopo una serata all’Orsa (la discoteca più in voga a Lecco n.d.r). Secondo posto per Skrillex! Un genio innovativo che ha lanciato in un modo totalmente diverso il genere della dubstep. Terzo TJR, perché è un tamarro come me, sostanzialmente. L’ho sentito suonare all’Ultra ed ha una selezione fantastica. Quarto posto per Deadmau5, che oltre ad essere cresciuto tantissimo mi ha fatto morire con i suoi siparietti dell’Ultra. Quinto posto agli Infected Mushrooms, i miei preferiti in assoluto.

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Il duo Reebs è lecchese ed è composto da due giovani di venticinque e ventitré anni.

Per voi è il secondo Nameless…

Sì, ed è decisamente meglio dell’anno scorso. L’organizzazione è molto più precisa e quello che ci è piaciuto di più è il fatto che la gente sta finalmente iniziando a capire cosa sia un festival. Il pubblico sta assorbendo quell’idea di festa che va oltre la semplice line up e va a comporre quello spirito che caratterizza eventi come questo. Aggiungici anche che il tempo è buono e la location è spettacolare: niente stadi e niente arene, semplicemente un lago circondato dalle montagne.

Ci sono i presupposti per veder evolvere il Nameless a qualcosa di veramente importante a livello internazionale?

Sì, anche se ci vuole tempo. Tutti i grandi festival sono nati dal basso e da location per niente scontante, vedi il Tomorrowland.

Da quanto suonate?

Uno da dieci e l’altro da quattro. Il primo di noi due ha iniziato suonando come un semplice dj ad eventi locali dal 2006 e acquistando le prime apparecchiature (spesso anche con scelte sbagliate!). L’altro ha iniziato come produttore concentrandosi molto più nell’aspetto pratico della musica, con la voglia di creare qualcosa di “proprio”. Insieme ci siamo esibiti per tanto tempo all’Orsa, il punto di ritrovo fisso per i giovani di Lecco che amano la dance.

A cosa state lavorando?

Abbiamo già pubblicato qualcosa con etichette come la Kontor. In realtà sei mesi fa ci siamo presi una pausa perché ci rendiamo conto di essere piuttosto sazi della ripetitività dell’EDM attuale e ci siamo concentrati nella ricerca di soluzioni diverse, non necessariamente puntate al futuro: per andare avanti bisogna saper guardare anche indietro. Così ci piace mescolare l’innovazione con il grande passato, e quindi i suoni un po’ più funk. Il nostro dj set ha rispecchiato perfettamente la nostra mentalità: non ci piace lo scontato, tutto ciò che esce dagli schemi in generale ci attira tantissimo.

Giovanissimi che raggiungono livelli eccellenti di popolarità grazie ad una traccia che spacca. Positivo o negativo?

In realtà nessuno dei due, si tratta di marketing. Vedi Martin Garrix: labels e agenzie con budget vastissimi possono permettersi livelli di pubblicità mastodontici e il giovanissimo che si rivela un fenomeno e arriva a suonare a fianco dei bigs mondiali è chiaramente un investimento che frutta tantissimo. Si tratta di business, tutto qui.

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L’ultimo è Davide Kharfi, in arte Kharfi, un dj diciassettenne messo in luce dal mondo del social.

Come sei finito al Nameless?

Qualche tempo fa ho partecipato ad un contest organizzato dal Nameless. Tra più di duecentocinquanta partecipanti, si sarebbero eletti cinque possibili vincitori che si sarebbero esibiti sul palco. Tu invii il video di un tuo dj set di un’ora e vieni votato dai socials. Eccomi qui, uno dei cinque!

Essendo il tuo dj set l’apertura del terzo giorno di festival, ti hanno imposto condizioni particolari?

Sì, di non suonare troppa progressive, in stile Spinnin’ Records, per capirci. Gran parte del mio set si è incentrato sulla tech house.

Sei di Milano, è qui che hai iniziato la tua carriera?

In realtà sono di Sesto San Giovanni, in provincia di Milano. Ho iniziato a frequentare i pomeridiani nel 2008, all’età di circa 13 anni, quando questi eventi erano pieni di sedicenni. Mi tornava molto difficile riuscire a suonare perché era l’epoca dei dj-pr (come se oggi fosse cambiato qualcosa! n.d.r) in cui si esibiva solo chi portava tante persone e nei rari casi in cui succedeva mi lasciavano solo pochi minuti di spazio. Il 2008 è anche l’anno in cui ho scoperto la musica elettronica aldilà del mondo della discoteca e delle droghe, come l’avevo sempre immaginata.

Produci qualcosa?

Sì, dal 2011, sebbene suono da due anni prima. Uso FL Studio e mi piace girovagare per gli studi dei miei amici produttori; sono stato invitato anche da Merk&Kremont! Il mio stile è sostanzialmente electro ma mi piace molto anche la dubstep e l’elettronica stile Porter Robinson, per intenderci. Tuttavia i miei gusti personali spaziano senza distinzioni.

Il social ha influenzato sicuramente la tua ascesa, visto che sei qui grazie ai voti online…

Sicuramente! Se non fosse per le persone che mi hanno votato non sarei mai arrivato dove sono adesso. In realtà i socials sono delle armi che vanno usate con cautela, perché spesso possono dare un’idea totalmente distorta dell’artista. C’è chi cura poco il proprio profilo e sembra poco attivo sebbene sia in realtà un dj validissimo e chi posta spessissimo ma poi non vale niente tecnicamente.

Dammi una tua EDM top five! 

Primo posto sicuramente a Porter Robinson, una passione personale. Secondo per Skrillex, che con il suo nuovo album ha fatto fuoco e fiamme. Terzo a Zedd, perché i suoi live set sono meravigliosi. Quarto a Deorro, un produttore fenomenale. Quinto ma non meno importante ai Merk&Kremont, che sono giovani, italiani, attivissimi ed estremamente promettenti.

 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando le playlist di Spotify.

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