Mercoledì 11 Dicembre 2019
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Neopop, il festival che non finisce mai

Il festival portoghese, la sua coerente line up, i set notturni e diurni, con la techno al centro della scena come non mai

Questa volta iniziamo dalla fine. Domenica 11 agosto 2019, ore 13.30 portoghesi, 14.30 in Italia. Laurent Garnier sta suonando da 5 ore e mezza, estraendo gemme incredibili dal suo infinito repertorio, alternando con naturalezza Jon Hopkins, Age Of Love e Ken Ishii. Siamo ai titoli di coda – e che titoli! – di Neopop, il festival svoltosi a Viana do Castelo, città del Portogallo a Nord di Oporto, da mercoledì 7 ad appunto domenica 11 agosto. 28mila le persone che si sono radunate per la 15esima edizione di Neopop, che come sempre ha puntato su due unici stage, abbastanza simili tra di loro nella line up, tutta o quasi dedicata alla techno.

 

La partenza è stata subito con il botto con il live degli Underworld e il set di John Digweed (mercoledì 7): gli Underworld non tradiscono mai. Karl Hyde si muove e balla sempre con una rigidità che non fa intuire trascorsi ad una scuola di danza, ma sa sempre essere terribilmente efficace. Quando poi arriva il momento di ‘Two Months Off’ e soprattutto di ‘Born Slippy’ non ce n’è veramente per nessuno, come se il film ‘Trainspotting’ fosse uscito questa estate e non nel 1996. Quante tracce elettroniche stanno resistendo così malettamente efficaci nel tempo come ‘Born Slippy’?

Nella notte tra giovedì e venerdì l’orario di chiusura si è spostato alle 9 di mattina. Come le sta capitando in tutte le sue performane di quest’anno, Amelie Lens si è confermata una volta di più una delle dj più idolatrate del momento: cori da stadio, attesa spasmodica per il suo set, tutta una serie di fattori che esaltano ulteriormente il suo stato di grazia. Sempre per restare in ambito quote rosa, molto bene anche Nastia impegnata in b2b con Daria Kolosova, sodalizio artistico che si rafforza sempre di più. Tra i nomi ancora che non sono ancora troppo sotto i riflettori, da segnalare la colombiana Julianna, capace nella sua Medellin di esibirsi al Museo di Arte Moderna con un progetto elettronico dedicato all’eroina nazionale Jacqueline Nova. La stoffa c’è tutta, starà alla diretta interessata saperne ricavare un vestito da sartoria.

 

Fuochi d’artificio musicali, infine, da sabato pomeriggio all’ora di pranzo di domenica. Jeff Mills ha saputo come sempre impartire lezioni di stile, a suo agio in un contesto nel quale buona parte del pubblico presente l’aveva forse sentito più nominare che altro. La sua capacità di creare un’atmosfera sonora nel quale le singole tracce si assemblano come un unicum è qualcosa di unico, un autentico marchio di fabbrica che appartiene a Mills e a pochi altri. Con il fuoriclasse americano si entra sempre in un’altra dimensione, nella quale ci si dimentica il titolo della singola traccia ma si fa caso esclusivamente ad un concetto globale. Quello che si chiede per non dire pretendere da ciascun dj, anche e soprattutto se appartenenti al genere techno, quello che si chiede ad una serata, ad un club, ad un festival. Vivere un’esperienza, poterla condividere con gli amici, per qualche ora viaggiare con la mente per essere altrove.

 

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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