Sabato 31 Ottobre 2020
Interviste

NERVO, Krewella e Raja Kumari, il potere passa alle donne

Due coppie di sorelle (dj) collaborano per la prima volta, tutte insieme, per dar vita a un brano dietro al quale ci sono aspettative e speranze

‘Goddess’ è la liberazione. È l’affascinante impeto dell’emancipazione femminile guidata da un triplice progetto. Dietro al riff di chiara matrice indiana che strizza l’occhio alle influenze orientali, ci sono delle donne che non perdono tempo sui social; che tentano invece di sensibilizzare l’opinione pubblica con un brano dance. NERVO, Krewella, Raja Kumari e Karra Madden presentano il pezzo come un inno femminista vigoroso, provocatorio, elettronico e pop.

“È sempre stato parte del mio DNA lavorare con altre donne di talento e continuare a creare spazi per chi non ha voce. Quando le quattro sorelle si sono presentate con una canzone intitolata così, ‘Goddess’, in modo straordinario, non ho esitato un attimo e mi sono offerta subito di interpretarla”, spiega Kumari, cantautrice indo-americana che ha lavorato con artisti come Gwen Stefani, Fifth Harmony e Knife Party. “Abbiamo vissuto spalla a spalla durante i festival con le Krewella, negli ultimi sei anni, sono davvero incredibili e dall’animo gentile. Speriamo che questo brano permetta alle… dee, a tutte noi, a tutte le donne del mondo, di seguire la propria intuizione e di condurre una vita serena”, dicono Liv e Mim NERVO. Che si raccontano.

 

‘Goddess’ è stata creata prima della pandemia?
La parte creativa e l’effettiva registrazione delle parti sono state praticamente realizzate in più studi. Questa collaborazione è stata guidata dalle Krewella, per noi sono meravigliose. Ci avevano inviato una bozza iniziale della traccia circa un anno e mezzo fa. Ci abbiamo lavorato su per molto tempo. Hanno suggerito il flow di Raja, per la parte rap. Siamo onorate di aver lavorato, anche a distanza, con queste amiche. L’intero processo di produzione è stato come una passeggiata. Ci sono stati alcuni disaccordi a livello di scelta di suoni ma niente di grave da poter pregiudicare un clima positivo. Se solo ogni collaborazione fosse così, ci metteremmo la firma.

Più donne su un’unica traccia: è un segnale per l’intera scena dance, dominata troppo spesso dagli uomini?
‘Goddess’ è sicuramente una di quelle canzoni che risveglia gli umori, motiva, fa riflettere. Ci siamo dichiarate forti e unite. Il pezzo non è diretto esplicitamente agli uomini nella scena EDM ma è più un messaggio alle donne e alla loro responsabilizzazione in un mondo come quello dell’industria musicale dominato dai maschi. Il testo è importante quanto il suo ritmo. La maggior parte della musica dance, la house, la pop, l’EDM, hanno la capacità di trasmettere felicità ed energia. Immagino sia per questo motivo che tante persone scelgano di allenarsi in palestra o in strada ascoltando questo genere.

 

Mim e il suo compagno si sono completamente ripresi dall’infezione provocata dal Covid-19. Liv, attualmente, durante questo periodo di inattività, lontane dai festival, come impegnate la vostra giornata?
Siamo un po’ irrequiete e ovviamente non possiamo fare a meno di sentirci molto tristi per quello che sta succedendo nel mondo. Tutto sommato però stiamo prendendoci una giusta pausa per trascorrere del tempo con le nostre famiglie e per fare della nuova musica. Mim è tornata a Barcellona col piccolo Itaca. Io sto a Melbourne. Presto ci incontreremo a Londra per stare tutti insieme.

La routine quotidiana è cambiata?
Ci svegliamo, facciamo colazione, guardiamo le notizie e, quando ci annoiamo, qualcuno inizia a cucinare. Io sono tornata a suonare il piano con a fianco la mia piccola Ace. Non usiamo l’ascensore per restare in forma. È difficile vivere così ma grazie a Dio esistono Skype, Whatsapp e la tecnologia che rende possibile rimanere in contatto tra famiglie.

In questi tempi difficili e forti, avete qualche consiglio su come lavorare su un progetto musicale e rimanere concentrate?
Cerchiamo solo di rimanere creative. Provando poi a godere di questa vacanza forzata. In realtà, è davvero bello essere a casa con la famiglia e i nostri bambini. Non abbiamo mai avuto così tanto tempo libero.

 

La tecnologia che rende possibile rimanere in contatto tra famiglie potrebbe un domani migliorare anche il vostro flusso lavorativo, anche in fase di creazione?
Una cosa che abbiamo notato è che ci sono tanti sottogeneri nella dance e che la popolarità aumenta quando ti allontani dalla nicchia. Sarebbe fantastico usare la tecnologia per arrivare a sempre più nuove persone. Se la tecnologia allarga la propria visione e porta all’estremizzazione della creatività, porta alla diversità e accende il futuro, è la benvenuta in casa nostra.

Quali ruoli assumete in studio in fase di produzione?
Dipende. C’è chi preferisce lavorare sulle voci, si preferisce pensare al suono. Pensiamo costantemente alla musica, sentiamo di dover pubblicare velocemente il materiale che abbiamo nel cassetto perché diventa vecchio in un attimo. Dobbiamo far posto a nuove cose. Entrambe lavoriamo su più parti, in più studi di registrazione, tra Los Angeles e Londra. Anche grazie al web.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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