Lunedì 09 Dicembre 2019
Speciali

Meritocrazia, etichette e A&R: la new generation italiana dice la sua – Parte 2

Social Network, ghost producer, major vs indipendenti, comunicazione, approcci sbagliati e consigli. Abbiamo chiesto a dodici giovani dj e produttori italiani di dirci la loro su alcuni temi caldi d’attualità

Guardare oltre i confini italiani per farsi una reputazione è la normalità del business musicale del nostro Paese, soprattutto quando si parla di musica elettronica. Etichette, management, collettivi, festival, eventi: l’estero esercita un grande fascino sui giovani talenti che vivono in Italia. Ma se su questo argomento abbiamo più volte già letto – e scritto – molto, non abbiamo mai pensato di chiedere a una rosa altamente selezionata di diretti interessati che vivono ogni giorno sulla loro pelle “l’essere italiani all’estero”. Abbiamo selezionato dodici giovani produttori italiani  – con alle spalle release su grosse label internazionali come OWSLA, mau5trap, Mad Decent, Revealed, Tribal Trap, Spinnin’, Anjunabeats e molte altre – a cui abbiamo chiesto di raccontarci cosa ne pensano di questo e altri fenomeni interessanti e attuali. 7Skies, Aquadrop, Blue Mora, Bottai, Delayers, Kende, Luna, Neve, Phonat, Simon De Jano, SLVR e Wasback dicono la loro su etichette, meritocrazia e dispensano preziosi consigli su come lanciare la vostra carriera. Ecco la seconda parte (qui potete leggere la prima) dell’articolo apparso per la prima volta su DJ MAG Italia n° 81.

Wasback

Grandi label vs piccole realtà: più grande è l’etichetta, più i tempi di pubblicazione si allungano e i contatti diventano macchinosi, oppure più grande è l’etichetta e migliore è l’organizzazione?

Il pesarese Bottai, di casa Refune, entra a gamba tesa nell’argomento sostenendo che “in generale, più un disco è appetibile e più una label si dà da fare per pubblicarlo e pubblicizzarlo al meglio”. L’osservazione mette in primo piano l’importanza di essere una priorità per gli interlocutori nazionali e internazionali e, di conseguenza, la necessità di avere costantemente ottima musica pronta per soddisfare le orecchie giuste. Molto spesso, tuttavia, il problema più gravoso non è la mancanza di musica ma i tempi lunghi che le etichette impiegano nella gestione degli artisti. Su questo argomento Neve si sbilancia e afferma che l’organizzazione è generalmente migliore nelle realtà più grandi in quanto “si possono permettere un ufficio con del personale, ognuno con il suo ruolo, e fare pianificazioni strutturate per la promozione”. Anche Wasback, piemontese che vanta recenti uscite su Spinnin’, Maxximize e Revealed, osserva i vantaggi di lavorare con grandi organizzazioni: “secondo la mia esperienza, più l’etichetta è grossa e più è organizzata. Il tempo serve alle label per pianificare ogni cosa nel minimo dettaglio in modo che la release sia il più efficiente possibile”. 7Skies aggiunge che i nomi più famosi nella scena hanno ovviamente la priorità “perché vendono di più e hanno manager che fanno pressioni per velocizzare i tempi di release dei propri artisti, allungando di conseguenza i tempi di pubblicazione dei nomi meno importanti”. Il fiorentino Phonat, con alle spalle release su OWSLA, afferma che in certi casi è meglio essere la punta di diamante di un’etichetta piccola o media, che lavora giorno e notte per darti esposizione, piuttosto che avere un album non promosso adeguatamente nel catalogo di una label più grande. Il paragone calcistico è d’obbligo: “è meglio giocare come titolare inamovibile in una squadra di mezza classifica che scaldare la panchina del Real Madrid. Ma se il Real ti dà la maglia n. 10 e le chiavi del centrocampo, la storia cambia”. Questa inclinazione verso realtà di nicchia è attestata anche dai Delayers che osservano come, molto spesso, un team forte e coeso – anche se di una label di piccole dimensioni – può dare valore al prodotto in maniera ottimale. “Non sempre la fama di un’etichetta corrisponde a velocità e ritorno in termini economici e di visibilità, purtroppo. Spesso le label più grosse tendono a lavorare meglio sui loro artisti di punta, dunque può capitare che, pur proponendogli una hit, non abbiano la possibilità di tirarne fuori il giusto potenziale”, ricorda Kende. “Nonostante tutto è comunque molto importante per un artista fare alcune uscite sulle etichette prestigiose”.

Phonat

Qualità e innovazione sono le caratteristiche più importanti per un producer? Quanto contano il modo in cui si presenta il proprio progetto e la comunicazione di sé stessi?

In un mondo fatto di scroll ossessivo del nostro feed, di swipe up delle Storie di Instagram e Snapchat e in un momento storico in cui i social network ci accompagnano compulsivamente in ogni momento della giornata, il modo in cui ci si presenta e la comunicazione sembrano essere due aspetti fondamentali tanto quanto la musica che si produce. Tra la scoperta di un artista e l’ascolto della sua ultima traccia c’è un ‘click’ decisivo che sembra essere sempre più subordinato all’immagine che ogni artista riesce a veicolare di sé. Chi è più intraprendente, nella musica come nel marketing, vince. E gli altri stanno a guardare. Ma è davvero così? SLVR delimita subito il terreno di gioco affermando che qualità e innovazione, in quanto materie prime di ogni produttore, devono procedere appaiate. Dall’altra parte afferma che “senza comunicazione non si va da nessuna parte. Anche nel mondo della musica. Oltre alle varie skills produttive, per un producer è fondamentale sapersi promuovere al meglio. Occhio però a non trasmettere al pubblico ciò che non sei o che non sai fare, altrimenti addio credibilità…”. Blue Mora invita a non lasciarsi trascinare dalle potenzialità dei social in quanto il rischio di comunicare chi non si è realmente è dietro l’angolo. Luna enfatizza la necessaria correlazione tra presentazione e musica, tra apparenza e sostanza. “La comunicazione è essenziale e deve essere proporzionata alla qualità del proprio materiale”. Questa linea di pensiero è condivisa da tutti gli intervistati. I Delayers pongono l’attenzione sulla necessità di considerarsi come un vero e proprio brand che comprende ogni aspetto dell’artista, dalla musica alla comunicazione, dal merchandise ai visual perché “quello che si vende è il pacchetto completo, non solo un disco firmato su una grande label”. 7Skies tocca un nervo scoperto tirando in ballo personalità che sono riuscite a raggiungere posizioni di spicco in questo settore soprattutto – se non esclusivamente – grazie al loro corposo seguito sui social. “Non mi infastidisce l’idea che certi personaggi abbiano raggiunto il successo grazie ai loro social.

Neve

Questo per il semplice fatto che per arrivare da qualche parte e rimanerci bisogna sempre avere una strategia funzionante: a volte si focalizza sulla musica, a volte utilizza altri mezzi. Ma ciò non toglie che alle spalle deve pur sempre esserci una pianificazione più articolata di quanto possa sembrare a un primo sguardo”. Kende osserva come non possa esistere qualità senza innovazione, nella musica come nella comunicazione. “A volte vorrei non fosse così, ma in questo preciso momento il marketing è più importante del 50% di tutto quello che un artista ha da proporre. I social sono pericolosi, ma anche molto utili, e a me personalmente non dispiace questo fatto perché la buona musica viene sempre a galla con un pò di sforzo e di aiuto anche da parte di internet”. I social sono i driver principali di successo ma necessitano cura, dedizione e costanza che non tutti sono disposti a investire. Aquadrop ammette di non avere quella che lui chiama “attitudine social”. Questo – secondo l’artista – l’ha portato ad avere un target più adulto, magari meno affezionato al personaggio ma più attaccato alla sua musica. Continuando questo discorso e spingendolo alle sue estreme conseguenze si trovano due figure caratteristiche dell’ecosistema musicale contemporaneo: i ghost producer e i loro clienti. Sempre 7Skies ammette di avere molti amici “che sono dei produttori incredibili ma che non vogliono fare altro che stare seduti in studio a comporre musica. Non hanno nessuna voglia di avere a che fare con i social e quindi hanno deciso di lavorare dietro le quinte e produrre per altri ragazzi che devono solo preoccuparsi di viaggiare e postare contenuti su Instagram”.  Il pensiero di Simon De Jano chiude perfettamente il cerchio: “riguardo alla comunicazione di se stessi, dopo l’originalità e una buona dose di qualità penso che l’innovazione sia l’altro 33% che non deve mai mancare. Sento spesso dire ‘eh oggi con i social se non comunichi bene non vai da nessuna parte’ e cose di questo tipo. Vero, ma credo sia sempre stato così: se i Daft Punk, deadmau5 o David Guetta non avessero lavorato sulla loro comunicazione e immagine, siamo proprio convinti che oggi sarebbero quello che sono solo grazie alle loro canzoni?”.

Kende

Qual è il consiglio più prezioso che ti sentiresti di dare a chi ambisce a pubblicare su label per cui hai firmato, e quali sono invece gli atteggiamenti da evitare quando ci si approccia a un A&R?

SLVR mette a fuoco con poche, calibrate parole le questioni più scottanti. “Fate quello che volete, perfezionate il vostro sound e rendetelo unico. Non cercate compromessi per uscire a tutti i costi su una grande etichetta, ma cercate di finalizzare talmente bene una traccia che l’A&R non potrà dire di no. Non abbiate fretta di puntare subito al top e soprattutto non scrivete agli A&R messaggi copy-paste ma spiegate loro chi siete, cosa fate e perché dovrebbero pubblicare la vostra traccia”. Aquadrop è sulla stessa linea e sconsiglia di riempire gli inbox delle label con nuove demo ogni settimana. “Prima di uscire su Mad Decent mi sono comportato esattamente così e non ho mai ricevuto mezza risposta. Appena ho smesso di sommergerli con mio materiale si sono fatti vivi loro stessi per propormi di collaborare”. Neve offre altri spunti interessanti su come entrare in contatto con professionisti del settore: “il modo migliore di iniziare è organizzare una festa, chiamare l’artista o il label manager che ti piace, farlo mangiare bene, farlo divertire e farlo stare bene. Sarà poi lui a voler sentire la tua musica e, se vale davvero, ad aiutarti. Se nessuno dice niente della tua musica, al contrario, vuol dire che non vale tanto quanto pensavi. Ma non abbatterti, face the reality. Nel 99% dei casi sarà un percorso lungo in cui bisogna fare tutti gli step senza scappatoie”. I Delayers dicono chiaramente come stanno le cose: “se avete un disco forte, sullo stile che va in quell’esatto momento, allora la demo non va mandata, perché lo sta facendo già un altro produttore, probabilmente anche meglio di voi. Siate un passo avanti”. Blue Mora sottolinea l’importanza dei feedback come preziose occasioni di crescita personale. “Occorre accettare le critiche, tenere la testa alta di fronte a un no e non essere mai pieni di se stessi. I ‘no’ e le critiche dei professionisti sono insegnamenti per il nostro percorso”. 7Skies spiega un’accortezza che può fare la differenza tra un ascolto e una mail cestinata. “Uno dei metodi più efficaci quando si ha a che fare con gli A&R è essere sicuri che essi siano a conoscenza del vostro nome prima dell’invio della demo. Dategli un valido motivo per aprire proprio la vostra mail.

Aquadrop

Un bootleg, un support in qualche grande radio show, una collaborazione con un artista più affermato aiutano molto”. Bottai, d’altro canto, riporta tutto al core business e all’importanza di selezionare scrupolosamente i destinatari dei propri brani: “il miglior biglietto da visita è sempre la musica. In generale è sempre meglio essere educati e sintetici in una mail a un A&R e stare attenti a non inviare brani poco adatti a quella label. Personalmente mi sono sempre concentrato a fare musica, e ho lasciato fare il resto a chi di dovere. Fare musica è comunque diverso da fare discografia”.  Luna focalizza invece l’attenzione sul lato umano, spesso relegato in secondo piano a causa della nostra immersione all’interno di una dimensione virtuale totalizzante. “I destinatari delle nostre mail sono persone che devono comprendere l’artista, non solo giudicarne le produzioni. Stringere rapporti sani e solidi è importante tanto quanto firmare contratti, non bisogna mai dimenticarselo”. Gli fa eco Phonat ricordando che se si vuole essere dei professionisti bisogna comportarsi da professionisti. “Di artisti con talento ce ne sono tanti. Spesso le etichette, i management, i publisher danno più valore alla consegna dei lavori in tempo piuttosto che alla perfezione stilistica di un kick. Bisogna dimostrare non solo di essere bravi a fare musica, ma bisogna anche riuscire a convincere le persone a investirci il loro tempo e i loro soldi. Ed essere affidabili, professionali e sempre sul pezzo aiuta moltissimo”.

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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