Giovedì 22 Agosto 2019
Interviste

Nick Höppner: “Folk” l’album che suona moderno

Il 30 Marzo uscirà “Folk“, album di debutto come solista per Nick Höppner, producer di grande talento, resident dj del Panorama Bar ed ex manager della label del club: La Ostgut Ton. Vista la caratura del personaggio in questione abbiamo deciso di sederci e scambiare con lui alcune impressioni su questa nuova avventura e su molti altri temi che ruotano attorno al mondo della club culture:

In questi giorni ho avuto occasione di ascoltare “Folk” e ho notato immediatamente che l’album è strutturato attraverso tracce “dancefloor oriented” ma che il materiale sperimentale non manca.
Sì è vero, non avevo in mente una struttura precisa per questo lavoro ed il mio unico obiettivo è stato quello di non produrre “retrò house” o techno vecchio stampo. Mi piaceva l’idea che l’album suonasse come se fosse stato prodotto oggi pur avendo delle influenze del passato. Per realizzare questo lavoro ho deciso di prendere uno stop dalle serate all’inizio del 2014 e dedicarmi per almeno tre mesi alla vita in studio. Purtroppo a metà febbraio mio padre si è ammalato gravemente ed è stato in ospedale per diverse settimane prima di morire quindi ho dovuto interrompere questo progetto, prendermi cura di ciò che era suo dalla casa, all’organizzazione del funerale e tutto quello che ti piove addosso quando un tuo parente stretto viene a mancare. Solo all’inizio dell’estate ho potuto riprendere in mano l’idea di “Folk” quindi l’album è stato prodotto in due periodi distinti e forse anche per questo motivo contiene le due identità di cui tu parlavi prima. Per completarlo mi sono preoccupato di avere più materiale possibile a disposizione e di assemblarlo nel modo più sensato e continuo.

Hai voluto dare al tuo album un suono moderno cercando di evitare il revival analogico (o presunto tale) a cui stiamo assistendo da diversi mesi. Ci sono altri artisti che hanno compiuto questo cammino secondo te?
Cerco sempre di ascoltare più musica possibile ed essere aggiornato però non è semplice. Oramai siamo letteralmente inondati di produzioni e riuscire a dedicare del tempo a tutti questi lavori non è possibile. Credo che sia giunto il momento di guardare oltre questo trend “raw house” e cerco di concentrarmi su cosa mi sembra fresco e moderno come per esempio i lavori di Leon Vynheall.

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Hai detto poco! “Music For The Uninvited” è un lavoro pazzesco.
Sì, è un ottimo esempio di come essere moderni nelle sonorità proposte. Sul versante techno invece mi piace molto il lavoro che stanno facendo i Livity Sound che producono tracce con ritmiche spezzate ed evitano di produrre i soliti suoni cupi e dark che adesso vanno per la maggiore, amo quando le cose si fanno un po’ più “complesse”. Ascolto anche molti dei lavori degli Zenker Brothers di Monaco.

Mi piace molto il lavoro che stanno facendo i Livity Sound che producono tracce con ritmiche spezzate ed evitano di produrre i soliti suoni cupi e dark che adesso vanno per la maggiore, amo quando le cose si fanno un po’ più “complesse”.

Direi che per Ilian Tape il 2014 è stato un ottimo anno.
Sì, soprattutto per loro perché pur producendo techno riescono sempre a dare quel tocco funky e quella che io definisco “sexyness” che non avverto più in questo minestrone di “dark tunnel techno”.

In Italia stiamo vivendo un periodo in cui questa “dark tunnel techno”, come l’hai definita prima, è molto in voga. Sulla base della tua esperienza quale potrebbe essere la “next big thing”?
Non credo che ci sia più spazio per un trend che possa essere considerato la “next big thing”. Viviamo in un’epoca in cui tutto è disponibile grazie alla rete. Se io volessi ascoltare solo deep house prodotta tra il 1990 e il 1992 sono sicuro che troverei una community o un gruppo facebook dove ascoltare questo genere e scambiare pareri ed opinioni con gli appassionati del settore. L’ultimo trend globale è stato quello della dubstep e non credo assisteremo molto facilmente ad un fenomeno di questa portata, però il 2015 potrebbe essere l’anno in cui house e techno verranno svecchiate e finirà questo feticismo attorno alle macchine analogiche e alle sonorità dei primi anni ’90 o almeno questo è quello che spero. Vorrei sentire qualcosa di nuovo, diverso ed innovativo.

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Secondo te questo “revival” è stato dannoso?
No, o almeno non completamente, però molta della techno che è stata prodotta nel corso degli ultimi anni è stata caratterizzata da un mood cupo e distopico, mi piacerebbe ritrovare delle vibrazioni e dell’energia positiva. Mi rendo conto che la musica è diventata più cupa perché viviamo in un periodo difficile a livello globale e molte volte è complicato avere fede nel futuro ma forse proprio in momenti come questi è bello dare segnali positivi. In questo senso il mio album sembra un incidente di percorso, ma sono felice di aver avuto questo incidente! (ride n.d.r)

Sei considerato un dj eclettico capace di mescolare le sonorità più disparate durante i tuoi set. Secondo te questo tipo di approccio è possibile solo grazie alla lunga gavetta e la molta esperienza acquisita in tutti questi anni?
Credo che questo sia un momento positivo per questo tipo di approccio, mi trovo spesso di fronte ad un pubblico che ha una mentalità aperta e ciò è dovuto al fatto che l’esposizione della musica elettronica è aumentata molto rispetto al passato quindi è più facile conoscere ed approfondire tutte le sfumature dei vari generi e sottogeneri. Gli artisti dovrebbero smettere di avere paura e questo lo noto quando rischio durante un dj set. Magari perderò l’interesse chi desidera sentire lo stesso beat per due ore ma mi sembra che queste persone siano meno di quelle affamate di novità. I clubber, soprattutto in certe situazioni, non sono stupidi e si rendono conto quando si mette un disco cercando di essere ruffiani. E’ ovvio che in alcune circostanze non è facile, bisogna lavorare molto, scegliere dei dischi di transizione che possano preparare il terreno a quelli che desidero davvero suonare anche perché si ha sempre voglia di far divertire chi si ha di fronte ma non bisogna compromettersi.

I clubber, soprattutto in certe situazioni, non sono stupidi e si rendono conto quando si mette un disco cercando di essere ruffiani.

A proposito del discorso di questa dilagante “retròmania” diversi dj stanno tornando al vinile così come molte nuove leve scelgono questo formato per iniziare. Tu come ti rapporti con questo tipo di scelta?
So già che penserai che la mia risposta è un cliché però il mezzo non conta più molto, ciò che è davvero importante è ciò che esce dalle casse e se il risultato è bello ed emozionante io sono felice. Ci tengo però a sottolineare che in ogni campo per essere un vero professionista è importante conoscere la storia della propria arte o disciplina e quindi un dj, anche se appartiene alla categoria dei “sync button dj”, deve conoscere i vari formati e saperli utilizzare. Alla fine ci sono dj di merda e dj incredibilmente bravi sia con i vinili che con traktor.

Per completare il percorso che ti ha portato a comporre “Folk” è necessario fare un passo indietro, più precisamente al 2001, anno del tuo arrivo a Berlino.
Si, arrivai a Berlino ad aprile di quell’anno nel periodo in cui lavoravo per Groove Magazine. La rivista aveva appena deciso di spostare i propri uffici da Francoforte a Berlino e per questo motivo decisi di trasferirmi. Prima vivevo ad Amburgo ed ogni mese andavo a Francoforte per completare i miei articoli ma la reputazione del magazine era cresciuta rapidamente così i due proprietari e fondatori della rivista decisero di spostarsi in una città in cui fosse più facile sviluppare il lavoro e i contenuti. Facevo il dj già da parecchio tempo ma sempre in piccoli club o bar accontentandomi del rimborso del taxi e di qualche bevuta gratis, non avevo idea che questo sarebbe stato il mio lavoro. Quattro mesi dopo il mio trasferimento Groove Magazine tenne un party nel giardino del vecchio Ostgut dove ebbi occasione di suonare ed uno dei proprietari del club ascoltò il mio set ed apprezzò decidendo di chiamarmi di nuovo a suonare il mese successivo fino a quando non mi venne offerta la residency al Panorama Bar. Ci vollero altri tre anni però per diventare economicamente indipendente solo grazie alle serate e alle produzioni, insomma non è stato facile! Non sono ancora sicuro che sia il lavoro della mia vita ma sono contento che ci sia qualcuno che desidera pagare per vedere questo vecchio alle prese con i giradischi (ride .n.d.r).

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Dal vecchio Ostgut al Berghain com’è cambiato il club in tutti questi anni?
Chiaramente è diventato molto più conosciuto anche se all’inizio era un club dedicato quasi unicamente ai berlinesi pur avendo guest internazionali. Direi che questa prima fase è durata circa quattro anni dal 2004 al 2008 e proprio quest’ultimo anno fu cruciale con un aumento esponenziale della sua reputazione anche grazie al successo in costante crescita di alcuni resident come Ben Klock o Marcel Dettmann. Sempre quell’anno ci fu l’uscita del primo album di Shed che fu acclamato dalla critica di settore e dopo tutta questa serie di avvenimenti i party si allungarono ulteriormente ed oggi ci troviamo a parlare non più di un club ma di un fenomeno globale. Ora ci siamo abituati a questa situazione anche se la sensazione è sempre quella di essere una nave in balia della tempesta il che è strano ma anche emozionante per certi versi.

E in mezzo a questa tempesta sai già cosa farai dopo “Folk“?
Sarò impegnato in tour da marzo a maggio, successivamente usciranno alcuni remix dell’album ed in autunno uscirà la compilation dedicata ai 10 anni della Ostgut Ton in cui ci sarà una mia traccia a cui sto lavorando proprio in questi giorni. Sempre alla fine dell’anno credo che uscirà un altro mio EP sempre su Ostgut.

Puoi già svelarci qualcosa in merito ai remix del tuo album?
Ehmmm…no. Tutti gli artisti coinvolti hanno già espresso la volontà di remixare l’album ma fino a quando non avrò effettivamente le tracce preferisco non sbilanciarmi. Posso dirti che saranno quattro remix e verso aprile spero di potervi svelare tutti i dettagli al riguardo.

Come ci lasciamo?
Avevi in mente qualche frase ad effetto?

Direi di no.
Allora concludo io dicendo che spero di tornare presto in Italia ad esibirmi, ciao!

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