Venerdì 24 Maggio 2019
Interviste

Ninni Angemi: dai bulli al Tomorrowland

Dalle feste del liceo a Catania al Main Stage di Tomorrowland. Questa è la favola di Ninni Angemi, dj e produttore catanese nato nel 1996

Foto: Stefy MGarcia, Bruno Garreffa, Angemi, Giorgio Stellini.

Ninni Angemi è nato a Catania nel 1996. Una terra dove i sogni pesano come macigni e, quando va bene, restano chiusi nel cassetto. Fortunatamente esistono le favole e questa è una di quelle. Che inizia da molto lontano.

Ninni Angemi, com’è stata la tua infanzia? 
Vengo da una famiglia fantastica, di lavoratori. Mia madre e mio padre si sono amati tantissimo dal primo momento. Durante il viaggio di nozze hanno comprato una casa a Menton, in Francia, dove passavo le vacanze estive. Io sono nato a Catania ma vivo in un piccolo paesino di 10mila persone lì vicino. Sono cresciuto tra scuola, problemi con gli insegnanti e problemi con i compagni.

Che tipo di problemi? 
Rispetto agli altri ero diverso. Gli insegnati mi trovavano un personaggio strano. Condannavano la mia creatività. Ricordo un episodio che mi è successo quando avevo 8 anni. Avevo già la passione per il canto e per questo avevo portato a scuola una radio con un CD dove, con un microfono Singstar, avevo inciso 25 cover. Nonostante il mio impegno e le mie doti, non sono stato preso nel coro della scuola e a musica mi mettevano sempre voti bassi e mi sbattevano anche fuori dalla classe.

Addirittura?
Sì, a scuola la mia vita è stato segnata da un problema abbastanza grave di bullismo. È una cosa che non ho mai detto a nessuno ma sono convinto che aprirmi al mio pubblico attraverso Dj Mag Italia, che è una grande vetrina, magari mi farà apprezzare di più dalla gente. Venivo picchiato e insultato regolarmente senza motivo. Durante la seconda media è apparso il problema della balbuzie che mi porto dietro tutt’ora. Tutto legato ad una grande insicurezza, causata da queste persone che continuavano a dirmi brutte cose e a sfottermi continuamente di fronte alle ragazze che mi piacevano. Nella mia famiglia ho sempre trovato un’oasi protetta, persone che hanno sempre creduto in me.

Come ne sei uscito?
Ho incontrato la musica. Ho voluto sempre cantare. Cantavo ai matrimoni, il mio cavallo di battaglia era “Fuoco nel fuoco” di Eros Ramazzotti.

Come sei passato da Ramazzotti alla musica elettronica?
Grazie a mio fratello e mio cugino che mi facevano ascoltare la musica di Gabry Ponte e Gigi D’Agostino, o radio che passavano quel tipo di musica come m2o. Avevo 11 anni. Con internet poi è diventato tutto più facile. A 13 anni ho dato la mia prima festa mixando brani scaricati da Emule con il controller Hercules Dj collegato al Virtual Dj che mi aveva regalato mio fratello. Mi presentavo come Ninni Dj o Ninni Cangemi, che è il mio cognome, mentre Ninni è la prima parola che ho pronunciato da ragazzino. Ho creato Ninni per nascondere il mio passato. Ninni è l’opposto del ragazzino bulleggiato malamente. C’è stato un momento in cui non riuscivo neppure a dire “ciao”, eppure quando facevo il dj la balbuzie si placava.

Ti stai prendendo una bella rivincita.
Sì. Ma gli anni persi non me li ridà indietro nessuno.

È vero, ma quel giorno di luglio sul Main Stage di Tomorrowland ricordatelo…
Assolutamente, anche se per me non è più un problema. La vita ti mette di fronte a tante sfide. Devi avere il coraggio di andare avanti. Ci sono persone che mi accusano di essermi “comprato” la carriera, di aver fatto accordi particolari. Io ho fatto musica per necessità. Avevo la necessità di esprimere un desiderio che avevo dentro e che stava crescendo giorno dopo giorno. Ho cominciato perché avevo necessità interiore. Anche se facevo musica da schifo. Fare musica non è così semplice, richiede anni di studio e di esperienza.

Sei autodidatta?
Sì’. ho iniziato con FL Studio. Ho costruito il mio primo studio in una specie di ripostiglio dove mia madre teneva le cose da stirare. Ho iniziato con un piccolo portatile e delle casse della Trust, poi ho aggiunto l’insonorizzazione. Ancora adesso è il mio studio, si è evoluto di pari passo alle mie abilità tecniche.

Suoni anche qualche strumento tradizionale?
Ho iniziato a suonare il piano grazie a mio padre, appassionato di musica. Ricordo i viaggi in macchina verso Menton, infiniti, un giorno intero di viaggio con la macchina piena di cibo, panini con la cotoletta, pasta al forno e la musica in sottofondo.

Quando hai capito che il sogno poteva trasformarsi in realtà?
Il primo vero segnale è stato nel 2011, avevo 15 anni stavo iniziando a farmi conoscere dalle mie parti come il dj del liceo catanese e lì ho iniziato a prendermi le prime piccole rivincite. A volte pagavo per entrare, altre mi concedevano di suonare 15 minuti a fine serata solo perché portavo 70 persone come PR. In quei 15 minuti a 14 anni suonavo solo le mie produzioni, erano l’unico che faceva una cosa del genere e la gente ballava come se fossero canzoni di David Guetta o dei Black Eyed Peas. Anche di più. Rimanevano a sentirmi solo i miei compagni di classe ma io ero felice, alle superiori è cambiato tutto. Mi volevano bene.

Come sei entrato nel mercato discografico?
Con un bootleg di cui mi vergogno un po’ (ride).

Me lo devo dire per forza!
Michel Telò – ‘Ai Se Eu Te Pego’

Furbo! Anche Kygo ha fatto una cosa simile ma con i Coldplay.
Non lo sapevo! L’ho fatto a caso e ho fatto 2 milioni di views su Youtube!

Prima uscita ufficiale invece?
Febbraio 2012 con una etichetta torinese che si chiama Music Life Records. Il disco era ‘Moonlight’.

A livello internazionale invece come ti sei fatto conoscere?
Nel 2014 ho partecipato ad un remix contest di Spinnin’ per la traccia “Invincible” di Borgeous. Andavo in giro per Catania ad attaccare le locandine per farmi votare.

Dalle locandine in giro per Catania al tabellone di Tomorrowland. Deve essere una bella botta!
Lo scorso anno per me è stata la prima volta, sull’Opera Stage. Nei primi due, tre passaggi mi è passata tutta la vita davanti. Non so ancora come sono sopravvissuto a tutto questo! Quest’anno sono emozionatissimo ma mi aspetto anche una bella reazione dai miei fan che oggi sono molti di più. E poi naturalmente il Main Stage è un grande passo per la mia carriera.

Quante tracce unreleased hai pronte?
Ventiquattro.

Qual è la canzone che cambiato la vita?
Sebastian Ingrosso, Tommy Trash, John Martin – ‘Reload’

Sai suonare con i vinili?
Sì, ma non sono eccezionale.

Come hai conosciuto Dimitri Vegas & Like Mike?
Dopo uno dei miei video “What If” in cui remixavo The Hum in vari generi, mi scrive in chat un certo Michael Thivaios. Io credevo fosse un fan e gli ho risposto tipo “ciao bro”. Poi ho realizzato fosse Like Mike che mi ha chiesto di remixare ‘Higher Place’ e successivamente di entrare a far parte della famiglia Smash The House.

Che musica ascolti a casa?
Dal rock‘n’roll fino alla classica, ma amo da sempre la musica leggera italiana. I Pooh sono i miei preferiti. Le so cantare e suonare tutte a memoria.

Grandi hit-makers i Pooh!
Nelle mie produzioni ci sono delle influenze del genere, così come c’è del rock e del metal in ‘I’ll Catch You’ prodotta insieme a Becko al 50% e che sta andando molto bene.

Che rapporto hai con gli haters?
Mi infastidiscono quando dicono cose cattive e brutte che feriscono. Ma non ci voglio fare caso, la Rete è anche questa e mi ha anche premiato. Sono abituato, ho la corazza, ma leggere alcune cose dopo che ti magari ti sei sbattuto tantissimo e arriva il primo a sparare letame ci rimani male.

Ti hanno mai insultato per la tua provenienza geografica?
Pensa che nel 2017 ancora accade! Ma il mio mercato principale è l’estero quindi non si pongono questo problema. Spero che la situazione cambi.

Molto giovani lettori sognano la Spinnin’: come ce la si fa?
La Spinnin’ è una società di Music All Stars Management che possiede anche Music All Stars publishing. Io ho firmato nel 2014 con Music All Stars publishing dopo aver attirato l’attenzione con la vittoria del remix contest e con i miei video “What if”. Era il 13 giugno. Lo ricordo perché ho mollato gli esami di maturità per partecipare al camp della Spinnin’ ad Amsterdam. Ho fatto l’esame l’anno successivo.

Sei mai stato ghost producer?
Tante volte, ma non posso fare nomi.

Cosa ne pensi?
Dipende. Se paghi un prodotto finito è un conto. Se un gruppo di lavoro elabora un’idea, come accade ad esempio per David Guetta che lavora con 30 persone, è un altro.

 

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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