Martedì 18 Giugno 2019
Clubbing

No, non sapete come funziona la dance dietro le quinte

 

Dedicato a chi si lamenta.

Internet è un luogo meraviglioso e terribile allo stesso tempo. Sarà forse per questo che affascina così tanto, al di là della sua indubbia utilità. La fauna che popola i social network poi, diventati il cuore pulsante della rete, è degna di una montagna di studi sociologi. Tra queste persone sicuramente non mancano i tuttologi, che tutto sanno e tutto vedono, e tutto giudicano. E così inspiegabilmente trovi il ragazzino che conosce a memoria il nuovissimo rider del dj X, che sa di per certo che il festival Y farà questi nomi invece di quelli e così andare. Ovviamente la più gettonata resta sempre “Eh ma tanto pure lui c’ha il ghost“. E te pareva, no?

Oddio, forse (chiedere al vecchio KSHMR e a Maarten Vorwerk). Ma forse no. Ma le tue fonti quali sono? “Eh, me l’ha detto il mio amico che ha un cugino che lavora nell’ufficio di fianco agli studi di registrazione e una volta ad un suo collega forse è sembrato di intravedere *inserisci nome del dj di successo del momento* che non sapeva usare Logic”. Non so voi, ma io a naso ci andrei con i piedi di piombo. Che pure il postino nel 2017 sappia come si usi un sequencer meriterebbe un approfondimento a parte, per capire quanto la parte “elettronica” della musica sia diventata sempre più massiccia nella cultura popolare.

 

 

Per quanto riguarda gli eventi invece, la situazione migliora? Ovviamente, no. E se non esiste verità più sacrosanta del “siamo tutti allenatori” quando si parla di calcio, tanto è vero che “siamo tutti promoter” se parliamo del mondo dei club. E così salta fuori che pagare 20€ per una serata con un dj come Afrojack è un furto perché non c’è il drink incluso, o ancora meglio, che pagare 25€ un festival di diciotto ore o 45€ uno di tre giorni sia rapina a mano armata. Ma perché? “Perché io so quanto prende dj tizio e so che il prezzo del biglietto è troppo alto. Io so che solo in Italia i dj (stiamo parlando di EDM) fanno un’ora e mezza di set, all’estero fanno di più. Preferisco spendere 100€ all’estero che 20€ in Italia.”. Questi discorsi li ho letti con i miei stessi occhi, e riporto le esatte parole. Che poi ci siano eventi dove qualcuno faccia una maratona sul palco non lo metto in dubbio, o che ci siano decine di nazioni messe meglio di noi su questo ramo della musica neanche. Ma non basatevi sulle vostre fantomatiche speranze o convinzioni, perché la realtà dei fatti è ben diversa.

Spesso ci dimentichiamo che con il prezzo del biglietto paghiamo l’esperienza, completa. Musica, luci, impianto, palco. Ridurre tutto al nome sullo stage, senza considerare il contorno, è uno degli errori più grossi che si possano fare, perché il contesto conta, eccome se conta. Qualcuno ha detto Tomorrowland?

 

 

Grazie al cielo in Italia abbiamo eventi che si distinguono, che siano realtà consolidate ed internazionali come lo sfaccettato Home Festival di Treviso o il Club To Club di Torino, o manifestazioni più giovani ma che stanno pian piano alzando l’asticella e si apprestano, forse già quest’anno, ad entrare nella mappa dei festival continentali come Nameless Music Festival o i più recenti Mates, Reload e via discorrendo. Abbiamo anche organizzazioni straniere che hanno deciso di puntare sul nostro paese, come quella del WiSH, che ha visto il suo primo capitolo italiano lo andare in scena lo scorso settembre a Firenze.

Abbiamo anche dei locali che si sbattono tutto l’anno per portare tantissimi nomi importanti sul nostro territorio, come il Number One di Brescia, che negli ultimi anni ha ospitato tanti di quei dj (da Dimitri Vegas & Like Mike a Steve Aoki, da Nicky Romero al prossimo Afrojack, con il promesso sposo Axwell in attesa) che citarli tutti sarebbe impossibile.

 

 

Non avete idea di quanto sia difficile organizzare queste cose, tra spese impreviste, burocrazia, capricci dei dj e mille altre cose. Far combaciare gli orari, le esigenze del pubblico, degli artisti, del loro staff. Forse conoscete la punta dell’iceberg, se non siete all’interno di uno staff che lavora con i pezzi grossi dell’ambiente. E poi, tra tutte queste, la difficoltà maggiore l’ho già citata: avere a che fare con una clientela che si lamenta se nei 20€ d’ingresso ad una serata con un top dj non c’è il drink.

Perché questa critica? Perché voglio bene al mio paese e alla sua scena, perché vedo tutti i giorni tante persone sbattersi per portare qualcosa di bello in Italia per avere come risultato lamentele futili e sterili.
Per fortuna la maggioranza del pubblico partecipa entusiasta agli eventi sempre più grandi che vengono organizzati qui da noi. Perché alla fine, le emozioni che si provano, ripagano quasi sempre lo sforzo economico richiesto.

 

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