Lunedì 19 Agosto 2019
News

A New York sarà proibito ballare. I dj insorgono

 

In queste ultime settimane la città di New York è stata travolta da una polemica molto aspra riguardo una legge datata 1926. La cosidetta “Cabaret License” infatti impedisce il ballo nei locali privi del possesso della suddetta licenza. Trattandosi tuttavia di un provvedimento con quasi un secolo di vita dimostra evidenti limiti per un’attuazione sensata, basti pensare che la legge estende il divieto senza definire dei parametri per il luogo e le modalità di svolgimento, semplicemente afferma che la sua applicazione vale per: “ogni stanza, posto o spazio nella città in cui si balli ed il pubblico sia ammesso”. Una formulazione quanto meno generica che disattende le aspettative di oltre 20.000 locali sparsi nel territorio della Grande Mela, permettendo a pochissime attività di avere regolare licenza di ballo.

 

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Il leggendario Danny Tenaglia si schiera contro la “Cabaret License”

Se a tutto questo aggiungiamo che l’amministrazione Giuliani a suo tempo creò una task force nominata March (Multi-Agency Response to Community Hot Spots) dando ad essa pieno potere di esercizio per scovare i trasgressori, ci rendiamo subito conto che la situazione per i promoter, dj e clubber possa essere divenuta complessa. Negli ultimi giorni nuovi controlli hanno destato preoccupazione tra gli addetti ai lavori, dubbiosi su questa scelta anacronistica ed economicamente controproducente. L’amministrazione cittadina dichiara di essere alla ricerca di una soluzione che possa coniugare le esigenze di tutte le persone coinvolte ma nel frattempo sono già 27 i processi avviati dall’inizio di quest’anno per violazione della “Cabaret Licence”.

 

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Mr. Saturday Night all’opera in consolle.

 

Se pensiamo che solo due anni fa Tokyo vide cadere un divieto analogo imposto per ben 67 anni nella città giapponese ancora ci chiediamo come sia possibile che limitazioni, francamente superate, possano essere in vigore in un contesto completamente diverso da quello originario. Diversi i dj che si sono espressi sull’argomento, dalla crew di Mr. Saturday Night che ha annunciato che continueranno i loro private party in uno dei loft più belli e famigerati di New York, a Danny Tenaglia che ha dichiarato la sua contrarietà ad una legge che non rispetta l’eredità storica della città. Anche l’imprenditore Andrew Munchmore è intervenuto sul tema chiedendosi cosa sia considerabile ballo ai sensi di legge e dichiarando: “Qual è la differenza tra una persona che balla, una che muove le gambe a tempo o che scuote la testa seguendo il ritmo di un brano?”. Domanda legittima che al momento resta priva di risposta così come tante altre tra cui una nostra e doverosa: “Siamo davvero nel 2017?

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