Mercoledì 25 Novembre 2020
Interviste

Nora En Pure, quando la deep è seria, appassionata ed esotica

 

Adottata dalla Svizzera ma sudafricana di origini, Daniela Niederer è per tutti Nora En Pure, principessa della deep house fin da tempi non sospetti e ideatrice dei marchi discografici Enormous Tunes e Tokenish da oltre sette anni. Nora En Pure ama la melodia, ha un gusto molto raffinato quando si tratta di house music tanto che con il suo singolo ‘You Make Me Float’ è finita nella Top 50 di Beatport e soprattutto nella mitica Buddha Bar Compilation. L’ho intervistata per saperne qualcosa di più.

 

Nora En Pure è un soprannome davvero particolare.

Mi fa tornare ai giorni della prima ondata del genere deep; volevo solo sembrare un po’ esotica. Il termine ‘puro’ dovrebbe riflettere anche il mio genere di musica.

 

Sei molto prolifica in fatto di discografia.

C’è sempre qualcosa da fare nel mio studio: l’ultimo EP, ‘Lake Arrowhead’, è stato appena pubblicato. Sto pensando anche a un seguito di ‘Saltwater’, che è un pezzo dello scorso anno. Tutto è in relazione a quanto sarò occupata questa estate con la tournée. In programma c’è anche la lavorazione di un album ma, ripeto, dipende sempre dalle date che ho: stare in giro mi prende sempre un sacco di tempo e mi fa stare lontana dallo studio di registrazione.

 

 

 

 

Sei una dj e una producer molto credibile nel settore, in un mondo in cui ancora esiste – purtroppo – un forte pregiudizio sulle figure femminili. Non trovi?

Conoscere gli strumenti con cui lavori e avere una buona conoscenza della teoria musicale fa abbastanza. Ma non posso dire essere una vera musicista: la mia sensazione è quella di avere un feeling naturale per le sette note. Comunque sta al pubblico giudicare.

 

Sono in pochi a conoscere il tuo background. Ci racconti qualcosa?

Mi piace la musica classica, le colonne sonore e i suoni dalla natura. Ho sempre visto Nora En Pure come un progetto legato a una musica strettamente di classe e nello stesso tempo piacevole, ed è per questo motivo che nelle mie produzioni utilizzo strumenti tradizionali come il pianoforte, gli archi o il flauto.

 

Chi ha creduto subito credendo nelle tue capacità e nel tuo talento?

Sono nata a Johannesburg, in Sudafrica, e quando sono arrivata a Zurigo mi sono subito messa in contatto con lo staff di Passenger 10 ed EDX, impegnati a costruire il marchio Helvetic Nerds con alcuni amici. Sono stati loro a incoraggiarmi a investire maggiormente nella musica, che per me era solo un hobby; non ero intenzionata a fare questo a tempo pieno. Dopo l’uscita di una traccia come ‘Come With Me’ ho capito tutto: la richieste come dj sono aumentate a vista d’occhio e ho capitoche era la mia strada.

 

 

 

 

Così sei arrivata a mettere insieme un intero team capace di gestire etichette, licenze e booking?

Col tempo. E con i ragazzi della Helvetic Nerds (EDX, Croatia Squad, Sons Of Maria, Calippo, Daniel Portman e il resto della banda), che sono davvero buoni amici e che si basano sui feedback e il sostegno di tanti altri professionisti.

 

Mentre la deep house porge la guancia alla house più classica, e mentre si registra il consolidamento della techno, sembra che il carrozzone dell’EDM inizi a perdere i suoi pezzi. Cosa ne pensi?

Dipende da cosa si intende con EDM. In realtà, sta solo per musica dance elettronica che copre praticamente tutti i generi e tutti i tipi gli stili. Ma negli anni passati il ​​termine è stato invece usato per descrivere un grande airplay. Amavo la vera progressive house di alcuni anni fa ma, devo ammetterlo, non sono certamente una grande fan del suono odierno di certi eventi.

 

La musica cambia con grande disinvoltura e repentinità.

Ed è fortemente legata a momenti unici, a emozioni personali. Cambia radicalmente e rapidamente in un batter di ciglio. Faccio fatica anche a trovare un brano preferito attuale. Come non detto: mi piace ‘Innerbloom’ di Rufus.

 

 

 

 

Ti ricordi la tua prima volta… professionale?

A cavallo tra il 2007 e il 2008 ho messo per la prima volta piede in uno studio, era di un mio amico. Questa esperienza mi ha aperto la mente nei confronti della musica elettronica, ancor prima di ballarla o suonarla nei club. Intorno al 2012 ho iniziato a suonare in piccole feste, tanto per divertirmi. Ho iniziato a fare sul serio dopo che avevo finito i miei studi.

 

Essere una giovane donna che lavora in un campo dominato uomini cosa comporta?

Se si è seriamente impegnati e appassionati del proprio lavoro, i pregiudizi vengono ignorati.

 

Ma essere una dj porta anche a ricevere qualche complimento in più?

Apprezzo moltissimo i messaggi che ricevo da persone che ascoltano la mia musica. Faccio tesoro di queste reazioni: un grande artista lo si nota anche per quello che dice oltre per quello che fa. Proprio giorni fa ho ricevuto un messaggio da un fan brasiliano che aveva partecipato a uno spettacolo a San Paolo e che si è detto completamente ipnotizzato e preso dalla mia musica. Mi ha fatto molto piacere. Naturalmente, ci sono complimenti molto più indiretti che possono colpire positivamente: come quando mi hanno invitata a suonare a un festival come il Coachella o a remixare un brano dei Faithless. Sono complimenti indiretti, questi, che significano tutto per me.

 

 

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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