Martedì 23 Aprile 2019
Interviste

Nu Guinea ci raccontano il nuovo album, in arrivo live a Milano

Da Napoli a Berlino, Nu Guinea stanno facendo parlare di sè con il nuovo album, ricco di rimandi a diversi generi musicali. La nostra intervista in edicola e sul web

testo di Albi Scotti
intervista di Marco Ricompensa

Nu Guinea è un progetto molto particolare che ha radici napoletane e rami berlinesi. Il duo mischia quel “funk geneticamente modificato” nato nella Napoli degli anni ’70 di Pino Daniele, Tony Esposito, James Senese con i beat house e dintorni. Freschi di release dell’album ‘Nuova Napoli’, già apprezzato e chiacchieratissimo, Nu Guinea saranno a Milano sabato 5 maggio ai Giardini della Triennale, spazio museale sempre più attento a proporre eventi vicini al mondo del clubbing di un certo interesse culturale. La serata vede come headliner anche Romare (Ninja Tune) e in apertura i milanesi Lobo, collettivo di ottimi dj vicini ai suoni UK. L’evento è organizzato da Triennale Teatro Dell’Arte insieme a Radio Raheem (tutte le info sulla serata QUI).
Su DJ Mag di aprile, Marco Ricompensa ha intervistato Nu Guinea per parlare del loro nuovo album e di molto altro. Ve ne proponiamo un estratto.

 

Ci raccontate la genesi di questo album che è un omaggio a Napoli e alla sua gente?
Tutto è nato un paio di anni fa dop o esserci trasferiti a Berlino dove è iniziata a farsi sentire la mancanzadella nostra amata Napoli. Infatti, durante una delle nostre jam session in studio, abbiamo iniziato a fare un rap in napoletano. Dalla spontaneità del brano che poi ne è uscito fuori (‘Stann’ For’) è nata l’idea di realizzare un vero e proprio album dedicato alla nostra città natale.

In che maniera la tradizione musicale di Napoli – da James Senese fino a Tullio de Piscopo – vi ha influenzato come producer elettronici?
Siamo cresciuti con Pino Daniele e Napoli Centrale ed era inevitabile l’influenza di questi ed altri personaggi nella nostra musica che nel frattempo si stava affacciando alla riscoperta di sonorità più vintage. Di solito nelle nostre produzioni c’è sempre una strumentazione elettronica, in questo caso sentivamo di voler aggiungere al nostro pool di strumenti, anche l’espressività del sassofono, ma soprattutto, l’uso del dialetto napoletano.

In che maniera la musica popolare napoletana si è mischiata al funk e alla disco? Credete che sia un po’ quello che stia avvenendo in questo momento con Liberato?
Non siamo stati di certo noi ad avere inventato questo mix; già durante gli anni ’70, il funk e la disco si sono spesso relazionati alla musica popolare locale; un esempio partenopeo è Tony Esposito con l’omonimodisco del 1974. Per quanto riguarda il progetto Liberato, lo riteniamo un ottimo prodotto commerciale perfettamentestudiato a tavolino per diventare virale, che ammiriamo di più dal punto di vista del marketing che da quellomusicale. Il sound di Liberato ci sembra in linea con i generi mainstream che vanno per la maggiore adesso.

Articolo PrecedenteArticolo Successivo

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.