Giovedì 22 Agosto 2019
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Octave One: Cittadini del mondo

Con il loro live set stanno vivendo un’estate intensa attraverso club e festival di tutto il mondo e nel mezzo di questi intensi mesi i fratelli Burden a.k.a Octave One ci hanno concesso il tempo di una rilassata chiacchierata poco prima di prendere l’ennesimo volo. Discorsi tecnici, tematiche sociali e tanta voglia di continuare a fare musica sono solo alcuni degli elementi che sono emersi dalle parole del duo americano.

Il vostro debutto avviene nel 1989 su Transmat, sono passati molti anni da allora e dopo una carriera costellata di successi qual è secondo voi lo stato di salute del mondo della musica elettronica?

Beh, diremmo estremamente prolifico al momento. Ci sono tantissime release che escono ogni settimana e ciò rappresenta aspetti positivi e negativi della scena. Dal lato del fruitore è una situazione difficile perché riuscire ad assorbire tutta la musica che viene prodotta richiede tempo ed energia. Come produttori possiamo dirti che ci piacerebbe ci fossero dei filtri in più in termini di selezione. Oramai viene pubblicato praticamente tutto e sai meglio di noi che non tutte le tracce rispettano determinati standard.

Vi viene riconosciuta una enorme competenza in studio e questo vi ha permesso nel tempo di rendere sempre riconoscibili i vostri lavori. In un momento storico dove la “dark tunnel techno” sembra aver saturato il mercato qual è il messaggio dietro il vostro mood ricco di groove e melodie?

Onestamente non produciamo spesso pensando a cosa possa funzionare in un dato momento. Abbiamo sempre seguito la nostra strada e ciò ci ha reso più richiesti in determinati momenti e meno in altri. Lavorare in questo modo ci ha sicuramente garantito una grande serenità interiore.

Avete vissuto molte fasi nel mondo della club culture, dal periodo seminale di Detroit fino all’esplosione delle produzioni di grosso calibro degli ultimi anni. In base a quest’esperienza avrete sicuramente compreso quale contesto preferite per i vostri live.

Ci piacciono sicuramente entrambi anche se nell’ambiente del club possiamo sperimentare più liberamente. Non ti nascondiamo che le vibrazioni di un grande stage di fronte a migliaia di persone sono una grande soddisfazione e una notevole spinta per continuare a fare ciò che facciamo.

In relazione alla domanda precedente avete vissuto anche gli anni in cui la techno aveva un forte connotato politico soprattutto in merito alla minoranza afroamericana. Problematiche che sono riemerse recentemente con i drammatici incidenti con le forze dell’ordine. La club culture in questo senso può essere uno strumento per aumentare la tolleranza, la fratellanza e alleviare queste dinamiche?

Domanda difficile. Non crediamo che la dance music possa risolvere i problemi razziali in America e nel resto del mondo, sarebbe chiedere davvero molto a questo movimento. Sicuramente essere coinvolti in questo ambito richiede una apertura mentale di base che può diventare energia positiva nella vita quotidiana di ognuno di noi permettendo un maggiore dialogo tra diverse culture.

Nel corso della vostra carriera avete collaborato con una quantità sterminata di artisti. Dopo tutti questi anni c’è ancora qualcuno che è rimasto nella vostra personale lista dei desideri?

Purtroppo sì, ed è il recentemente scomparso Prince. Nella nostra testa avremo potuto fare grandi cose assieme. E’ stata una perdita davvero importante per il mondo della musica.

Il vostro suono ha attraversato il mondo dimostrandosi trasversale ed in certi casi universale, penso per esempio a “Black Water”. Si percepisce come elementi di diverse culture si siano incontrati nella vostra musica. Se questa deduzione è corretta come questo meltin’ pot ha influenzato la vostra creatività?

Quello che dici è vero. Non siamo in grado di dare delle percentuali su quanto una cultura o l’altra abbia influenzato quello che facciamo perché ascoltiamo ogni giorno moltissima musica di differente stile. Sicuramente l’aver viaggiato in tutto il mondo per molti anni ha contribuito a renderci cittadini del globo e non semplicemente americani.

Dal 2006 al 2010 c’è stato un forte incremento dell’utilizzo della tecnologia digitale nel mondo della musica elettronica. Solo dopo alcuni anni sembra essere ritornata in auge la produzione analogica. In qualità di ambasciatori di questo “stile” non ritenete che questa retromania sia solo l’ennesimo momentaneo trend?

No, assolutamente. Ricordati che tutta la tecnologia digitale prova sempre ad imitare qualcosa che c’è già nel mondo degli hardware. Ma crediamo che ci sia posto per tutti, non parlavamo di tolleranza prima?

Prima di ripartire vi faccio un’ultima domanda. Quali sono i vostri progetti in queste ultime settimane estive?

Torneremo in studio per finire il remix di “Way Of Life” che ci ha chiesto Dave Clarke. Poi andremo a lavorare su un progetto a lungo respiro come Octave One e ovviamente suoneremo in moltissimi club e festival in giro per il mondo. Non ci possiamo lamentare!

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