Venerdì 23 Agosto 2019
Recensioni

One Day Music Festival: un’edizione da ricordare

 

I siciliani hanno un rapporto strano con il tempo. E non il tempo inteso come la somma delle ore e dei minuti che compongono una giornata ma inteso come “meteo”. Le previsioni per il weekend del primo maggio non sono delle migliori. Sono in paranoia io per il mio esordio in Sicilia figuriamoci chi è abituato a vivere raramente sotto i 20 gradi. I 16 che mi accolgono all’arrivo sono comunque differenti da quelli segnati dal ledwall di Malpensa un paio d’ore prima. L’aria è diversa, è un’altra storia. Il cielo è minaccioso e già nella mattinata della domenica aveva fatto sentire la sua voce. Per questo il driver dello staff del One Day Music Festival, che è uno di quello abituati a vivere raramente sotto i 20 gradi, è leggermente in sbattimento. E lo capisco. Il meteo domina le conversazioni della prima parte della giornata. Serve comunque per rompere il ghiaccio con i ragazzi della produzione, gentilissimi e preparati nonostante di li a poco si scateni il peggio: una vera e propria bufera. Paranoia totale. Non tanto per le entrate (il festival già in prevendita è andato molto bene), non tanto per i giovanissimi che se ne sbattono allegramente, ma piuttosto perché siamo in spiaggia, a pochissimi metri dal mare, in una lingua di sabbia che costeggia Viale Kennedy a Catania. E per un festival in spiaggia la pioggia e il vento non è che siano proprio il massimo. Immaginate Playa d’En Bossa a Ibiza. Prendete in considerazione il pezzo di spiaggia che va dal Beach House al Delano. Ogni 50 metri circa è stato costruito un palco, più o meno grande a seconda delle esigenze, che guarda il mare. Si va dal main stage dell’Afrobar (detto Fire Stage), che domina la scena soprattutto di notte, al Sickness Stage che dal coloratissimo e divertente Holi Festival pomeridiano passa senza soluzione di continuità alla dancehall dei Sud Sound System e alla drum and bass di Camo & Crooked.

Ma facciamo qualche ballo indietro. Mentre attendiamo fiduciosi che la pioggia smetta di battere mangio e bevo qualcosa. Saranno due costanti, soprattutto la prima. A Catania si mangia sempre. A qualsiasi ora del giorno e della notte il tempo libero viene occupato muovendo la bocca riempita di cose non proprio leggere ma tremendamente buone. Molto bene considerando la seconda costante. Sono di Viareggio. Ho un debole per le feste in spiaggia. Quando vedo una consolle montata a pochi metri dal mare in mezzo alle palme perdo la testa. Per questo One Day Music Festival mi ha conquistato subito. La location è una figata e senza le condizioni meteo avverse si sarebbero serenamente superate le 20 mila presenze dello scorso anno. Invece ci siamo “fermati” intorno alle 18mila accorse comunque da tutto il sud Italia con più di 100 pullman organizzati appositamente per l’evento. “Lo scorso anno facevamo il bagno” mi giurano esterrefatti i locals ai quali cerco di spiegare per uno che vive a Milano sembra di essere in Paradiso comunque. Anche se fa due gocce, anche con il cielo grigio, anche con meno di 20 gradi.

Il pubblico del festival è tendenzialmente molto giovane, direi 18-25. Sono stato in spiaggia 10 ore, dalle 14 alla mezzanotte e mezzo, per abbandonare l’evento intorno alle 1 di notte, ovviamente non prima aver consumato un paio di “arrusti e mancia con cadduozzu” aka paninozzo con la salsiccia al limone. Non ho visto nessun tipo di problema intorno a me, mi sono parecchio divertito con la scena dancehall e reggae locale, molto florida e perfettamente contestualizzata. Ho goduto della produzione del Main Stage dell’Afrobar i cui set però non sono stati all’altezza della situazione. Ellen Allien non sono mai riuscito a capirla nonostante il suo carisma, nonostante la sua Bpitch Control ci abbia regalato degli ottimi spunti in tempi non sospetti, tra cui l’esordio di Paul Kalkbrenner nel 200o. Devo avere un problema personale con il suo dj set o forse sono solo sfortunato a non beccarla mai in stato di grazia. A seguire è stata la volta del leggendario Derrick May dal quale mi aspettavo decisamente di più. Dopo un ottimo inizio mistico e tribale il set non ha riservato momenti indimenticabili. Nessuno però conosce il mio parere e le festa naturalmente esplode. Le cose migliori le ho sentite sullo Spring Stage con Anudo e soprattutto Aucan. Nelle sequenze downbeat che ho di gran lunga preferito, i bresciani mi hanno ricordato Bob Moses. Colpo bassissimo considerano le palme di coachelliana memoria accanto al dancefloor. Con un/una lead singer secondo me potrebbero sfondare. Sullo stesso palco prima il rap di Noyz Narcos poi il deejay set di Crookers hanno completato l’opera nella ventosa notte catanese.

Nel complesso La valutazione del One Day Music Festival di Catania è più che positiva, una case history interessante di sviluppo e crescita di un format che, attraverso la netta diversificazione dell’offerta, mira a unire le tante anime legate all’intrattenimento danzante riuscendoci egregiamente. Uno sforzo organizzativo notevole che ha coinvolto quasi mille lavoratori tra organizzatori, maestranze, tecnici, baristi, addetti alla sicurezza e artisti locali, con un impatto economico importantissimo per la città di Catania e il territorio. One Day Music Festival è un happening musicale che merita attenzione.

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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