• MERCOLEDì 05 OTTOBRE 2022
Costume e Società

Che cos’è (davvero) la organic house?

Chiamata anche erroneamente playa tech, spiritual house e melodic deep house, ha assunto connotati e una definizione ufficiale solo da poco tempo. E non confondetela con la afro house

Per gli amanti di Google Translate potrebbe suonare così: casa biologica. Oppure essere confusa con un greenwashing, neologismo inglese che generalmente viene tradotto come ecologismo o ambientalismo di facciata. Insomma, potrebbe creare confusione il termine organic house, soprattutto se associato ad altri generi o in contesti inappropriati. Invece no, la organic house è quel sound reso popolare da etichette come Anjunadeep, All Day I Dream e Where The Heart Is hanno iniziato a sostenere puntare su un suono deep più morbido, etnico e sofisticato. È un genere arrivato e per restare qui tra noi? Cos’è la organic house? O è solo una moda? Non si sa.

 

Base sonora di festival come Burning Man, Lightning In A Bottle, Desert Hearts, Woo Moon, The Gardens of Babylon e All Day I Dream, la organic house non è la afro house, a cui abbiamo riservato un ampio approfondimento. Chiamata anche erroneamente playa tech, spiritual house e melodic deep house, ha assunto connotati e una definizione ufficiale solo quando Beatport l’ha inserita nel proprio database come genere.

 

I toni più caldi e morbidi della house organica sono in linea con le feste estive e diurne, dove la divagazione della garage, della chillhouse e della deep permettono escursioni di suoni e di ritmiche di vario genere, sino alle massime contaminazioni: così i bpm sono più bassi e mai sopra la soglia dei 125, le melodie più coinvolgenti, i suoni più soft e morbidi e le percussioni molto più legate a strumenti tradizionali e mai invasivi.

 

Nel mondo underground, la organic house spopola oggi grazie a dj come Satori, Tim Green, Sebastian Léger, Enamour o Valeron, che stazionano spesso attorno ai 110 bpm creando nei dj set (memorabili quelli sulle isole greche) atmosfere tantriche e mood ondeggianti grazie all’uso spasmodico dell’effetto sidechain.

Interessanti gli episodi di Mystic Sunsets Chart, classifiche mensili con organic (e anche afro) ideati dal team di My Other Side of The Moon, etichetta discografica mozambicana capitanata da Ricky Castelli e Fede Brezza (Breeze and The Sun). Montaggio e selezione sono curati dal dj e regista Pat Ritch e dalla crew della citata label. Attualmente lo show viene trasmesso ogni terzo fine settimana del mese da emittenti come Drums Radio (Uk) Radio SFM 94 (Mozambico), Radio Studiopiù Ibiza (Spagna) e Dna Radio Music (Argentina).

 

Una rapida analisi tecnica: la cassa tende a essere sempre morbida e mai prominente (questo nel mix dà al resto degli strumenti più spazio per respirare e essere in risalto); per il basso, sia i suoni elettronici che acustici fanno il loro lavoro. La differenza, come detto in apertura, la fanno invece le percussioni. Che possono rendere il risultato fortemente caratteristico, speciale e unico. Chissà se il fenomeno è destinato a trovare un suo spazio duraturo all’interno dell’ampia gamma di stili musicali da ballare, o se sarà una fiamma effimera. Di sicuro, visti gli anni frenetici a cui eravamo abituati e le riflessioni che ci ha invece imposto il biennio al rallentatore che abbiamo vissuto recentemente, la organic house è perfetta per raccontare questi primi anni ’20.

 

 

 

 

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.