Sabato 07 Dicembre 2019
Interviste

Ørjan Nilsen: le grandi melodie, il beat, la BXR

“What It’s All About” è il nuovo singolo di un personaggio davvero stravagante della progressive house. Viene dal profondo nord e il suo nome è Ørjan Nilsen. Nato il 14 giugno del 1982, Nilsen è uno dei protetti dell’ecosistema trance di Armin van Buuren nel mondo di Armada Music. Nonostante ciò, Nilsen ultimamente sta virando verso suoni più big room e adatti ai grandi festival. Ne è una prova proprio “What It’s All About”, scritto a quattro mani con il vocalist Mike James. Dall’incontro tra il cantante e il dj è scoppiato l’idillio. Da vero vichingo del settore intanto Nilsen (che si è “innamorato all’istante della melodia e del testo, inizialmente senza nemmeno sapere chi fosse il responsabile dell’opera”) a distanza di tempo racconta come è avvenuto l’incontro con James.

Il tuo rapporto con Mike James non nasce di recente. Avevate già lavorato insieme in passato, vero?
Sì, quando scrisse il brano “Hands”, che battezzò il mio secondo album da artista. L’ho incontrato in più occasioni, ogni volta che mettevo piede nella sua Vancouver. Ne è nato un rapporto molto solido, come me è un lavoratore instancabile, un artista di talento e soprattutto un ragazzo molto divertente con cui uscire.

Ci sono tracce come “What It’s All About” che sono davvero difficili da catalogare, da descrivere: sono un po’ trance ma anche molto progressive house, non credi?
Davvero non so quanto possano essere utili certe etichettature, a questo punto: ci sono troppi schemi nella dance che io non accetto e comprendo. Tempo fa ho chiesto ai miei fan su Twitter quale secondo loro fosse il nome del mio sound: alla fine abbiamo scoperto che non esisteva, che ho uno stile tutto mio e che se proprio deve avere un nome, allora che venga marchiato con un hashtag: #TeamOrjan. Nel mio stile c’è qualcosa di molto melodico, indubbiamente: mi piacciono le belle melodie ma quello che conta in un mio set o in un mio inedito è il beat, la ballabilità di un groove.

“What It’s All About” fa presagire l’arrivo di un album.
No. Penso solo ai singoli, per ora. Però la richiesta di un album è insistente da parte dei miei fan, specie da quelli italiani.

Quindi l’orizzonte sta cambiando? La scena dance elettronica sta perdendo i propri connotati?
La scena sta bene e si rinnova: ho avuto la possibilità di vivere e sperimentare la stessa sensazione di colleghi come Armin van Buuren e Tiësto anni fa, quando questa musica conquistò il grande pubblico. Scorgere emozioni negli occhi della gente lì, in prima fila, è straordinario. Mi sto accorgendo così che il movimento EDM necessita di nuovo di grandi melodie. Che stanno tornando, credetemi. Lentamente, ci stiamo avvicinando alla probabile fine delle casse hardstyle, dei ritmi violenti.

Restano le nicchie, comunque.
Se si è veramente appassionati di un genere, sarà difficile che questo venga totalmente abbandonato. A questo proposito voglio ricordare che un genere come la hardtrance per anni è stato relegato nell’underground: tuttavia, da qualche mese, viene proposto anche nei grandi festival e se questo accade è per merito di qualcuno che lo ha fatto conoscere al grande pubblico. In questo caso il responsabile dell’interesse creato attorno a questo genere è stato il mio amico MaRLo. La passione e l’idea sono tutto, quando si può mostrare alla gente che ti piace quello che fai.

Il tuo modo immediato di prevedere la scena futura è singolare.
Io sono sempre pronto a ogni sfida e alle collaborazioni, soprattutto quando sento di essere spalleggiato, compreso e confortato da grandi personaggi dell’ambiente. Armin van Buuren su tutti.

E l’Italia e i suoi talenti? Ne conosci?
L’Italia ha un importante storia in merito di produzioni dance. Amo ancora le vecchie cose di una label come la BXR, quindi il suono di un tempo di Mauro Picotto. Al giorno d’oggi sembra ci siano un sacco di dj e produttori interessanti da voi. Mi auguro solo che questi siano seguiti e capiti da qualcuno.

Altrimenti?
Gli sforzi sono vani. Senza dubbio.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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