Martedì 14 Luglio 2020
Costume e Società

Il Pagante è roba seria

 

 

Domenica è uscito ‘Bomber’, il nuovo video de Il Pagante, progetto di notevole successo e ormai rilevante nel panorama discografico italiano, tanto che esce su major (Warner) con pianificazione e promozione studiate con largo anticipo. In meno di 48 ore, il video conta oltre 400mila views su YouTube. Il Pagante è nato come evidente parodia di un mondo: quello delle discoteche dove “si sboccia”, dove vige la legge del privé e la gerarchia delle liste, dove non si entra senza un certo tipo di abbigliamento e non si è nessuno senza il nome in lista. A ogni video, aumentavano le views e l’immaginario di riferimento veniva (viene) esplorato con sempre maggior coinvolgimento di chi in qualche modo rientra in questa orbita di “bella vita”. Starlette televisive come le Donatella, star musicali come Gué Pequeno (che peraltro ha a sua volta scoperto una notevole vena ironica, guardate i video del suo alter ego Young Ezio), personaggi televisivi come Pierluigi Pardo. La forza del Pagante è proprio quella di tirare in mezzo alla parodia i protagonisti stessi di ciò a cui si riferiscono i pezzi (nel caso di Pardo in ‘Bomber’ il mondo del calcio, pretesto per parlare dello stereotipo del calciatore “bomber sul campo e nel privè”). E di farlo bene: video sempre più accurati, testi affilati e produzioni affidate a un duo di bomber dello studio (Merk & Kremont).

 

 

 

 

Tutto da ridere, ma far ridere è una cosa seria, e i milioni di views non si fanno quasi mai per caso. Il caso del Pagante non è l’unico. Fabio Rovazzi, personaggio virale sui social, è il caso mediatico dell’anno: la sua ‘Andiamo a comandare’ conta oltre 18 milioni di views (diciotto!), con una traccia bass che se fosse strumentale non ci si vergognerebbe di suonare in un club o in festival (anche qui c’è lo zampino di Merk & Kremont) e un testo fatto di punch line demenziali e irresistibili. Nek (ne abbiamo già parlato QUI) e Jerry Calà, con il loro debutto nel mondo del rap architettato da Pedar e J Ax, hanno sfondato il web. Lo stesso Ax, da quando fa coppia con Fedez in Newtopia (l’etichetta fondata insieme) ha preso un piglio a metà tra il meme perenne e la polemica lancia-flame (arte in cui Fedez è decisamente abile: riesce a far parlare di sè sempre e comunque, in modo quasi scientifico, il caso del Nameless contro Alesso è solo l’ultimo esempio).  Due atteggiamenti in antitesi? Sì e no: in entrambi i casi, si tratta di un modo sopra le righe di fare comunicazione e auto-promozione.

 

 

 

Il mondo “LOL”, che qualche anno fa era esploso con la moda del rap in maniera del tutto involontaria grazie a fenomeni virali inconsapevoli come Truce Baldazzi e Lil Angels, è diventato in realtà tutto meno che “LOL”. Se all’inizio potevamo prendere in giro Psycho Killer o MC Fierli, adesso l’arma della comicità è utilizzata in maniera consapevole dal mondo discografico con progetti seri curati da personaggi che – ovviamente – si muovono sapendo benissimo cosa stanno facendo. Dai feticci del decennio scorso, come ‘Limonare’ dei Crookers e ‘Frangetta’ del Deboscio, fino a M¥ss Keta, assistiamo a un’evoluzione della parodia involontaria in progetti che sono dei veri e interessanti esperimenti sociologici. Se nel mondo hip hop queste cose vengono generalmente accolte male, anche a causa dell’inclinazione naturale di questa cultura a prendersi molto sul serio, nel mondo del clubbing notiamo un atteggiamento molto più conciliante e divertito: Rovazzi e Il Pagante fanno il pieno nei club, e chi ha interesse verso la club culture più… “culture” semplicemente snobba questi fenomeni.

La conseguenza più curiosa di tutto questo è un generale rimescolamento delle carte in tavola: produttori professionisti che si mettono in studio con la stessa serietà a costruire un beat per Spinnin’ e per ‘Bomber’ (che non ha nulla da invidiare a una hit “seria” che gioca sugli stessi suoni come ‘Roma-Bangkok’ dello scorso anno, anzi); un linguaggio non troppo dissimile tra i pezzi rap più ego-trip e quelli dove ci celbra la presa in giro di quei medesimi atteggiamenti. Anche dal punto di vista strettamente musicale, la grammatica di certa dance (EDM ma non solo) rischia spesso l’auto-parodia per la ripetitivià di formule e costruzioni, nonché per suoni spesso al limite dell’umorismo involontario. Il video di Davvinci dei Lonely Island è diventato più che virale. Rappresenta l’estremizzazione di un fenomeno.

 

 

 

 

D’altro canto, tutto questo è fortemente connesso con le tinte forti della Rete, che porta tutti ad essere per forza guelfi o ghibellini: quanti, sulla nostra pagina Facebook, hanno commentato in modo astioso e da veri haters l’articolo su Guetta alla Tour Eiffel? “Non chiamatelo dj”, “è pagato per premere play”, “aveva la consolle spenta” i tormentoni ricorrenti. Sul versante opposto, i fan sfegatati che lo ritengono un genio del nostro tempo. Sembra banale, ma la verità è proprio qui: tutto dev’essere sempre acceso, rutilante, a contrasto. Non c’è spazio per le sfumature. Il contesto ideale per chi sa accendere una miccia e stare a vedere cosa accade. Con il giusto e doveroso distacco e un grande senso dell’ironia. Che è sempre sintomo di grande intelligenza. Ecco, a noi, visto che abbiamo ben chiare le differenze sociali e culturali tra Carl Craig, Avicii e Il Pagante, piace ridere e sorridere con quest’ultimo.

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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