Martedì 20 Agosto 2019
Clubbing

Le pagelle del clubber ai dj del MIF di RIMINI

 

Stefano Rapisardi è un nostro stimato collaboratore. Non è un giornalista, preferisce stare dietro le quinte ma è tutti gli effetti “uno di DJ Mag”. E soprattutto, è un clubber sopraffino con anni di esperienza nei migliori dancefloor italiani e internazionali. Rispettato da tutti noi redazione per la sua passione e conoscenza delle musica techno, è stato spedito al MIF di Rimini, senza le sovrastrutture giornalistiche, ma libero di muoversi per gli stage e ballare in pista i suoi dj set preferiti. Al ritorno gli abbiamo chiesto di dare dei voti ai dj, sentendosi libero di ascoltare il suo cuore. Il risultato è un quadro onesto e sincero del Mif Rimini 2017, che promuove a pieni voti.

Pastaboys: 7
Aprire un evento sembra cosa “facile”: non lo è. L’esperienza conta e l’estro pure. Immediati e coinvolgenti. Veloci nel cambio di marcia, veloci nel coinvolgere subito.

Tanzmann/Squillace: 7
Dopo aver accordato l’impianto audio, danno tutto subito, la temperatura si alza mentre loro si divertono con la pista.

Jackmaster: 7
Defilato, in un bel trench, scarpa bianca e risvoltini ai pantaloni beige, seleziona dalla borsa 10/15 dischi, ne sceglie 3, li mette, tutti diversi; trova la messa a fuoco e incendia tutti.

The Martinez Brothers: 8
Mentre suona Jackmaster sono in festa con la gente, hanno già capito tutto, iniziano e conquistano la folla a mani basse fino all’ultimo disco. Incalzanti, mai noiosi e ripetitivi, selezione musicale piena di euforia. Pubblico giovane, pochi telefoni, mani alzate ad un set che non poteva far desiderare altro che muoversi.

Patrick Topping: 6
Ore 21:30 sala quasi gremita. Tech-house veloce e ben ritmata. La cadenza giusta per una pista giovane e piena di energia.

Sasha Carassi: 7
Ore 22, sala “rossa” piena zeppa, la migliore techno come fossero le 5 del mattino.
Lui, una locomotiva a vapore. Suona e balla, coinvolto e deciso sia la pista che con se stesso.

Ralf: 8
Pregio, ricerca, ritmi sempre incalzanti e crescenti (anche fuori dalle mia aspettative)
Come sempre piace a tutti, uomini e donne. Comunicativo e sorridente con la pista durante e dopo il set.

Ilario Alicante: 7
Dopo i primi due dischi ‘un po’ cosi’, ti fa salire su quel binario che difficilmente vorresti lasciare. La sua techno, quella che ‘occhio che così crollano i muri!’.

Paul Kalkbrenner: 6
Uno della mia Top5 personale. La sala immensa è colma di fan che lo desiderano. Al di là dei 10 minuti di silenzio tecnico che hanno interrotto il set, pare un po’ troppo ‘raffinato’ per orecchie molto calde. Un voto in meno per l’atteggiamento comunicativo ‘post gara’ verso i fan: sempre troppo su le sue.

Len Faki: 7
Ha fatto il ‘compito in classe’, ma l’ha fatto con una bella faccia sorridente e coinvolta.

Chris Liebing: 7
Il compagno di classe di Len ma con il suo stile prepotente, duro ma sempre tanto divertente.
Un’ottovolante acustico.

Sam Paganini: 8
Comunicativo e mai banale non fa respirare, non fa rimpiangere le altre sale, il posto giusto al momento giusto con il disco giusto. Ineccepibile.

Sven Vath: 8
Poteva giocarsi il nome, non l’ha fatto. Poteva metterlo quel vinile sul piatto, non l’ha fatto; ha riletto bene l’etichetta e l’ha girato. Poteva giocarsi qualunque discesa, non l’ha fatto, ha fatto Sven Vath. Sempre immenso.

Loco Dice: 6
Ultima mezz’ora ‘freestyle’, selecta variegata con ritmi troppo variabili tra di loro.
Non devi muoverti per forza secondo lui, secondo me si.

 

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