Domenica 16 Giugno 2019
Interviste

Parla Nifra, musa trance di Markus Schulz

 

 

In anteprima assoluta, a ridosso della prossima uscita diìell’intervista nella rubrica Tech di DJ Mag di ottobre, le dichiarazioni esclusive, solo per il nostro sito, della dj e producer specializzata in trance, la slovacca Nifra. Quelle che non troverete in edicola.

 

Produci musica trance, forse il genere più legato alla melodia, all’emozione. È un vantaggio o uno svantaggio frequentare la galassia di Armin van Buuren e di Markus Schulz?

Se fai trance sai di appartenere a una nicchia. Quando in passato tutto veniva bollato come techno, le persone avevano la scusa che l’elettronica era priva di voci, di melodie, di musica. Io invece ho sempre considerato la musica elettronica un qualcosa che permettesse una via di fuga emozionale. Ancora oggi voglio provare l’effetto della pelle d’oca, quando compongo melodie in studio.

 

La trance, tra l’altro, è probabilmente uno dei generi più difficili da comporre, da mixare e da produrre.

È assolutamente il genere più difficile da fare, sono d’accordo. Eppure, ci sono un sacco di produttori e dj che fanno trance e tra l’altro in modo anche curato, complesso, sofisticato. La trance poi oggi si è ramificata in così tanti sottogeneri che ognuno ha affinato le proprie caratteristiche e personalizzato il proprio sound. Ognuno vede quello che vuole vedere intorno a una melodica.

 

 

 

 

Avendo un contratto in esclusiva con la label Coldharbour sei limitata nelle scelte?

No. È l’etichetta di Markus Schulz, una delle persone che stimo di più nell’ambiente e che mi dà carta bianca nelle produzioni. Certo, la linea musicale è molto coerente e il mondo conosce questo marchio proprio grazie a quello che Markus ha fatto negli anni nella trance. Ma la label è aperta a nuovi orizzonti sonori.

 

Quanto è importante lavorare con professionisti?

Tanto. Spesso poi sono le stesse persone che amano questo settore. È così bello quando si instaura una vera intesa: non posso neanche immaginare di lavorare con qualcuno che non mi piace a pelle solo perché è più bravo di me.

 

Come supportare le nuove leve? In fondo dalla gavetta ci siamo passati tutti.

Ultimamente ho pensato di creare un tutorial per i futuri dj e produttori. Poi ci ho ripensato: d’altra parte fare musica al giorno d’oggi è già così facile, con tutte le cose che ci sono in commercio. A volte avverto l’esigenza di tornare indietro nel tempo e imparare tutto ciò che mi sono persa prima di fare questo lavoro.

 

Ti riferisci al mondo analogico?

Non solo a quello. Questo rimane un lavoro molto bello ma davvero duro se lo prendi sul serio, perché devi restare aggiornato costantemente su tutto.

 

Il suono del tuo studio ti appaga?

Non è perfetto, lo so, ma ormai le mie orecchie sono tarate su questo spazio, che vivo quasi ogni giorno. È un luogo abbastanza piccolo e secondo me ideale per farci uno studio. Ho fatto un po’ di trattamento dei muri ma ciò che mi tranquillizza è quello che arriva ai miei timpani.

 

 

 

 

Hai iniziato da adolescente. Ci racconti come?

Avevo 13 anni e mi sono innamorata della musica elettronica. Da allora ho voluto diventare una produttrice musicale. A 16 anni uno dei miei migliori amici mi fece provare un software per fare musica, era la prima versione dell’e-Jay. Lo provai ma rimasi delusa dalle possibilità: volevo qualcosa che mi potesse portare a un suono personale, tutto mio, e a un maggiore controllo di quello che stavo facendo. Un altro mio amico, che suonava la chitarra e che cercava di produrre musica rock da solo, mi mostrò FL, cioè Fruity Loops. Fui come rapita. Sedevo ore nella mia stanza a lavorare sulle mie prime canzoni. Ero immersa nel mio mondo. Ringrazio il mio ragazzo e Markus Schulz per essermi stati vicini in questa crescita.

 

Come organizzi la tua produzione, se suoni sempre in giro per il mondo?

Sono diligente e prediligo la qualità piuttosto che la quantità, quindi non mi appoggio ad altre persone quando si tratta di realizzare le mie tracce. Metto semplicemente insieme delle idee che poi scremo e produco con calma quando ho la possibilità di andare in studio. Più concerti faccio e più mi accorgo di avere una gran voglia di produrre: visitando posti sempre nuovi mi accorgo di scoprire stili e generi davvero motivanti per quello che faccio. Viaggiando ho capito che uno dei miei prossimi step sarà quello di produrre un album tutto mio, fatto di soli miei inediti.

 

 

 

 

Ti ritieni una musicista a tutti gli effetti?

No e non sarebbe corretto. Ritengo ci siano persone che possano effettivamente svolgere un ruolo più raffinato e curato del mio, sia in fatto di composizione che di conoscenza degli strumenti musicali tradizionali. Io ho una conoscenza di base in pianoforte, sono andata a scuola di piano per un anno e mezzo ma non posso dire certo di essere una pianista. In questo settore conosco un sacco di produttori che non hanno alcuna educazione musicale, tuttavia sono molto dotati di talento. La musica elettronica ha una sua logica e non necessita di troppi virtuosismi.

 

 

 

 

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.