Il panorama del clubbing italiano sta vivendo una metamorfosi strutturale che riscrive le regole del gioco sia economiche che artistiche: se un tempo era il DJ Resident a dare forma al “suo” locale, oggi il lavoro notturno è completamente diverso: i party fanno da protagonista. Il club oggigiorno diventa uno spazio che accoglie “party-brand” indipendenti, collettivi che portano nome, estetica e la propria community, con cui inoltre divide spese e proventi.
Esploriamo queste dinamiche parlando con organizzatori di vari local parties che si stanno facendo notare. Nello specifico Fidelio e Momento Lab sono due realtà molto diverse che trovano, però, un punto comune nella scelta musicale. Ognuno ha due focus differenti: Fidelio è un party con un tema preciso dove la musica diventa sottofondo perfetto per esprimersi; Momento Lab, invece, è focalizzato sul sound della propria etichetta discografica creando un vibe sonoro definito.
FIDELIO – Bologna
Nato dall’incontro tra le sonorità tech-house e l’estetica fetish-kinky, il party Fidelio (nome ispirato alla password di Eyes Wide Shut) dimostra come un’identità radicale sia la loro chiave per emergere. Ardo (CEO & Organizzatore) ci spiega: “Tramite il format esprimiamo la nostra idea di party perché non avevamo l’opportunità di avere in mano un club. Non si tratta solo di dancefloor: le serate diventano veri spazi di apertura sociale dove pittori, massaggiatori e tatuatori si esprimono in mezzo al pubblico”. Ispirandosi al modello coinvolgente di realtà come Elrow, Ardo inserisce uno spettacolo “particolare” che diventa piatto principale delle serate, riscuotendo grande successo nel suo pubblico e portandolo a distinguersi: “io e i miei soci abbiamo capito che anche ai nostri clienti interessava il tema kinky-fetish unito alle sonorità tech house, così ci siamo mossi per trovare un club dove unire i due mondi”.
Con una media di 900/1000 presenze a serata, il messaggio è chiaro: in un mercato saturo di party fotocopia, vince chi separa i ruoli: “I DJ devono concentrarsi sulla musica, noi organizzatori dobbiamo sviluppare la festa: oggi la musica da sola non basta più, la nostra ideologia differente ci ha dato subito una connotazione diversa, tanti atri party sono molto simili sia nel sound, animazione e nella comunicazione”.
Ma quindi conta di più la musica o il contesto? “La musica resta il pilastro, con una rotazione di giovani produttori italiani e ospiti del calibro di Cloonee, Joe Vanditti, Blackchild, Jaden Thompson, Tomi & Kesh, …”. Il Red Club di Bologna resta la loro roccaforte con una residenza mensile fissa, ma il brand è ormai un prodotto da esportazione che ha toccato mete come Ibiza, Padova (un’altra delle roccaforti di Fidelio), Jesolo, Riccione, Milano, Barcellona e stage prestigiosi come il Monsterland di Imola. “L’obiettivo è quello di esportare Fidelio per il mondo, arrivando a fare un festival in versione big; abbiamo un sentimento di grande motivazione e voglia di riscatto; vogliamo far vedere che, anche se il periodo non è fiorente, con il giusto impegno e il giusto staff si riesce a fare qualcosa di importante che rimane impresso nella testa delle persone”.
MOMENTO LAB – Bergamo
A Bergamo, il party Momento (guidato da Dino Saints e Stefano) offre una visione più cruda: il party nasce come autodifesa in un mercato dove i locali ragionano sul fatturato e non sull’arte. Con oltre 400 party in 12 anni e una media di 3 eventi al mese, il brand è riuscito a valicare i confini bergamaschi esportando il proprio format a Ibiza, Londra, Barcellona e diverse tappe in Svizzera, oltre a mantenere residenze solide sul territorio italiano. “Se portavi gente avevi spazio, altrimenti no; così oggi il club è una scatola vuota che ha bisogno del party per essere riempita“. Il loro modello è la co-produzione pura: il collettivo paga un semi affitto e divide gli utili a metà con la proprietà.
Ispirati da realtà come Desolat, Cadenza o Fuse, i ragazzi di Momento hanno trovato nella propria label il punto di svolta. La discografia diventa il timbro internazionale per esportare un sound che spazia dalla minimal all’house, permettendo al party di superare i confini locali. In console la ricerca è costante: hanno collaborato con artisti come Proudly People, Artslaves, Bizza, Edip e molti altri, mantenendo sempre la console in mezzo alla pista per abbattere le barriere.
“Il sogno è quello di vendersi in giro per il mondo come party-brand totale. Vogliamo configurare la nostra struttura come una società capace di dare lavoro a tutti i collaboratori e amici che hanno creduto nel progetto fin dall’inizio. Se anche arrivassero proposte per i singoli DJ, l’obiettivo resterebbe quello di tornare in Momento per elevare il brand con l’esperienza acquisita all’esterno”. Anche se il sentimento diffuso non è allettante: “C’è un forte senso di instabilità. Mancano i riferimenti e il mercato è saturo: ogni idea originale viene copiata il giorno dopo, dai flyer ai vestiti. È un loop difficile: trovi un trend e diventa vecchio prima ancora di riuscire a esprimerlo a modo tuo. Bisogna essere forti di carattere per anticipare le mode e non farsi schiacciare dalla velocità di questo mondo”.
Il focus degli attori nel mondo della nightlife si è spostato drasticamente: se un tempo il sogno era la residenza fissa nel club top, oggi l’obiettivo è trasformare il proprio party in un prodotto da esportare all’estero ed emergere anche a livello internazionale. Un goal indubbiamente audace ma anche molto complesso, motivo per cui si genera un senso di frustrazione che viene eliminata nel momento in cui l’idea creativa pervade il brand, spostando l’attenzione dalla musica al creare qualcosa di personale e diverso che viene apprezzato dalla gente. La musica è il collante principale, ma è anche un tappeto per uno spettacolo che va oltre l’ascolto.
04.02.2026






