Venerdì 20 Settembre 2019
Costume e Società

Perché i festival si chiamano così?

Qual è l'origine del nome proprio di alcuni dei più importanti festival italiani e internazionali? Scopriamo le curiosità dietro alcuni degli eventi più amati al mondo

Fè-sti-val o fe-sti-vàl. Festa popolare con musica e danze; complesso periodico di manifestazioni, spesso artistiche. Voce inglese – aggiunge il dizionario – dal francese antico festival, a sua volta dal latino medievale festivalis ‘festivo, piacevole’. Se inizialmente con la parola festival si descriveva specificamente una festa popolare con musica e danze, a cadenza periodica – sul modello del giorno della festa religiosa, oggi la definizione riguarda manifestazioni tematiche più ampie e complesse, tra cui ovviamente quelle musicali. Mettendo momentaneamente da parte disquisizioni e polemiche sull’uso appropriato del termine, scopriamo piuttosto qual è l’origine del nome proprio di alcuni dei più importanti festival italiani e internazionali.

 

Sónar
Il sonar è una tecnica che utilizza la propagazione del suono (sott’acqua in genere) per la navigazione, comunicazione o per rilevare la presenza e la posizione di imbarcazioni. Se a questo aggiungiamo il fatto che “sonàr” in spagnolo vuol dire “suonare” e “soñar” con la tilde significa “sognare”, etimologia non poteva essere migliore.


Coachella
Coachella è il nome del piccolo paesino nel sud della California dove si organizza l’omonimo, leggendario festival. La parola deriva da un errore ortografico del vecchio nome della valle, Conchilla, che in spagnolo significa “piccolo guscio” e che faceva riferimento ai gusci fossili trovati nell’area.


Creamfields 
“Cream” è il nome di una delle più importanti organizzazioni inglese dedite all’organizzazione di eventi a base di musica elettronica. Quando nel 1998 decisero di organizzare la prima edizione di uno di questi fuori dalle quattro mura dello storico club di Liverpool – e cioè a Daresbury nel Cheshire – aggiungere “field” campo, al nome originale sembrava giustamente la situazione più ovvia, immediata e vincente.


Glastonbury
Rimaniamo in UK. Glastonbury è una piccola città nel Somerset, 30 miglia a sud di Bristol. La città è celebre per la sua  storia antica, per i resti dell’abbazia, per la Glastonbury Tor e per le numerose leggende e miti tramandati nel tempo. Ma il paese di Glastonbury è conosciuta anche – e probabilmente soprattutto – per il Glastonbury Festival.


Ultra Music Festival
Russell Faibisch (uno degli organizzatori di Ultra) ha confessato al Miami New Times che “la colpa” è dei Depeche Mode. Nel 1993 si trovava alla Miami Arena a vedere una tappa del “Devotion Tour”. Quel concerto è stato una fonte d’ispirazione così grande che quando le sue idee hanno preso forma nel 1999 ha deciso di chiamare il suo evento musicale come un album della sua band preferita “Ultra”, uscito nel 1997.


Kappa FuturFestival
L’idea nasce intorno al 2008. Da li a poco, il Manifesto del Futurismo scritto da Filippo Tommaso Marinetti avrebbe compiuto 100 anni e al Museo del 900 di Milano, una mostra sul tema avrebbe ispirato il nome. Il resto è storia. Inoltre, abbreviando FuturFestival in FF si ottiene la sigla del tasto fast forward che imperversava ad esempio sui videoregistratori negli anni 90. Kappa è il brand title che accompagna l’evento dal giorno uno.


Nameless Music Festival
Ovvero “senza nome”. Il nome si ispira al personaggio dell’Innominato dei Promessi Sposi, l’opera di Alessandro Manzoni legata alla città di Lecco, nella cui vicina provincia si svolge il raduno dance e non solo più famoso d’Italia. La città lombarda è infatti la location di una buona parte delle gesta dei personaggi entrati nell’immaginario collettivo della cultura letteraria italiana. Il main stage di Nameless è lì, da qualche parte vicino “a quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno…”.


Lollapalooza 
Durante la Seconda Guerra Mondiale, i soldati americani usavano un linguaggio segreto per capire, anche a distanza, che avevano di fronte amici e non nemici. Una di queste parole era “Lollapalooza”, considerata tra le più efficaci perché i giapponesi non sono in grado di pronunciare e distinguere la fonetica della L e della R. L’ordine arrivava dall’alto: se un soldato americano avesse sentito urlare “rorraopalooza”, queto avrebbe significato che un nemico si era appropriato del segreto americano quindi era autorizzato a sparare immediatamente 

 

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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