Mercoledì 23 Ottobre 2019
Interviste

Il pianoforte elettronico di Dardust

 

Dardust ci ha fatto conoscere le diverse sfaccettature della sua personalità musicale. Pianista, compositore, autore. Se sono in tanti a mettere insieme il suono acustico e quello elettronico, di sicuro Dario Faini riesce a farlo in modo molto personale. Yin e yang, bianco e nero. Nella sua musica l’aspetto classico e quello elettronico trovano un equilibrio molto delicato e ci regalano musica di notevole fattura. Uscito recentemente con ‘Slow Is’, terzo album del progetto ma non della trilogia iniziata con ‘7’ e continuata con ‘Birth’, Dardust raccoglie in questo nuovo lavoro alcuni brani dei dischi precedenti rileggendoli sottouna nuova luce. Nei prossimi mesi potrete trovarlo in tour, il mio consiglio è quello di non perderlo, e di non perdervi l’interessante intervista che segue, tra Stranger Things e il pop italiano.

 

 

Nel tuo album ‘Slow Is’ è abbastanza evidente la continuità con l’ambiente da cui provieni, quello pianistico, anche se in realtà stai affrontando un percorso che ti porta ad un ampio utilizzo dell’elettronica. Ma dove in passato c’è stato un viaggio verso strade, appunto, elettroniche, qui sembra che tu voglia “asciugare”, lasciare da parte quella componente per dare maggiore respiro agli arrangiamenti strumentali e, consentimi, classici.

‘Slow Is’ è un album particolare, è uno spin-off dei miei primi due dischi e non un vero e proprio “nuovo album”. In ‘Birth’, registrato in Islanda, a livello di composizione partivo dal pianoforte e costuivo le tracce andando verso il sound design,  quindi con attenzione ai suoni e a come sarebbero andati a scolpire, il suono. Oppure facevo il contrario, partivo da un mondo sonoro come un drumming o un sintetizzatore e scrivevo un brano che si legasse a quei riferimenti. Più armonia e meno sound deisgn. Questo ovviamente porta a un equilibrio tra le parti in cui però, a volte, ad essere maggiormente sacrificato è proprio l’aspetto della scrittura. Perciò in ‘Slow Is’ volevo riappropriarmi di alcuni brani di ‘Birth’ e di ‘7’ intervenendo in modo da dare risalto proprio alla scrittura. E non è semplice, anzi devo dirti che è stato sicuramente il disco più difficile finora per me

 

Hai una lunga esperienza live, prima e durante il progetto Dardust. Invece ti sei cimentato con un dj set?

Mai. Una volta ho preprato una sorta di playlist per un evento di MTV.

 

Sei un pianista ma hai anche molto amore e una certa dimistichezza con le macchine e tutta quella parte di strumenti che viene definita “elettronica”. Come ti sei messo a studiare questo tipo di suono?

Studiare non è la parola giusta, mi sono costruito il mio mondo con ricerca e passione, così come avevo fatto in passato (e come continuo a fare) con il piano.. Sono un tipo curioso, quando vengo colpito da qualcosa mi metto subito ad approfondire. Ho creato il mio studio con le macchine che amo, ascolto un disco che mi cattura e vado alla ricerca degli strumenti utilizzati, mi informo. Ad esempio la colonna sonora di ‘Stranger Things’ di Stein e Dixon è notevole, mi ci sono appassionato e così sono subito andato a procurarmi le macchine che hanno utilizzato.

 

 

Cosa vedi di affine al tuo mondo in Italia e all’estero?
Ci sono diversi musicisti e anche produttori che sento affini ma il problema e allo stesso tempo la forza di Dardust è la ricerca puntigliosa del dettaglio, un amore per il perfezionismo che porta inevitabilmente a una lunghezza maggiore nella scrittura e preparazione dei dischi e anche dei live. Tutta la schiera di musicisti che viene definita “neoclassico” nel Nordeuropa è in qualche modo vicina a me, anche se io non neoclassico quando suono live, perché con i musicisti costuriamo un approccio scenografico e permettimi di dire anche coreografico, ad esempio da Woodkid abbiamo mutuato una sorta di battaglia di percussioni che è un momento molto spettacolare del concerto. In verità lo show non ha nulla di classico, è un live che sembra vicino molto più vicino a quello di un producer elettronico, ma non è nessuna delle due cose ed è entrambe. Credo sia un progetto crossover unico in questo momento.

 

Chi sono i produttori che ti piacciono maggiormente?

Clap! Clap!, Populous, Flume, Jon Hopkins, che è il numero uno. Mi piace Arca, a tratti.

 

Io lo preferisco quando lavora per altri che per sé, apprezzo i suoi album ma talvolta li trovo inutilmente aggrovigliati su se stessi.

A livello sonoro è difficoltoso da metalibolizzare, ma certi dettagli mi catturano. E poi, ecco, amo molto le colonne sonore, quella di Stranger Things come ti dicevo mi hano davvero colpito. Stein e Dixon sono abilissimi nel rievocare le atmosfere degli anni ’80, di John Carpenter, con grande filologia e rispetto degli arrangiamenti – vedi strumenti come il Prophet o altri synth – riuscendo però ad essere contemporanei.

 

‘Stranger Things’ è tutto giocato su questo filo, in bilico sul crinale della nostalgia e con la furbata di rendere questa nostalgia “migliore della realtà”, nel senso che gli anni ’80 vengono proprio filtrati dalle lente dei cliché estetici dell’epoca, ma dei migliori cliché, non quelli dei soliti colorati Eighties. Hai nominato Carpenter che è un mito.

Anche per me ha fatto cose forti. Nel nuovo live infatti ci sarà spazio per un momento in cui si percorrerà quella strada, sintetizzatori e John Williams, diciamo.

 

Tra l’altro, mi sai dire qualche data in cui venire a sentirti?

Il 20 maggio sarò a Milano per un concerto durante Pianocity, all’Ex Teatro Smeraldo. Sarò poi lo special guest dei due show dei Thegiornalisti nei palazzetti, il 9 maggio al Palalottomatica di Roma e l’11 al Mediolanum Forum a Milano, e aprirò i live di Levante  il 13 maggio a Venaria Reale, al Teatro Concordia, e il 16 maggio all’Alcatraz i Milano. Ma ci saranno altre date in programma nei prossimi mesi, arriva la bella stagione.

 

dardust@Alessio Panichi

 

Che mi dici del live estivo?

Avremo una nuovissima produzione su cui stiamo lavorando: scaletta, visual, luci stanno prendendo forma praticamente di pari passo. Siamo in sei a lavorarci, una vera squadra e ne sono molto soddisfatto. Lo spettacolo sarà diviso i due parti: si parte da ‘Slow Is’ e si arriva a ‘The New Loud’, proprio come il pezzo contenuto in ‘Birth’ che ispira questa divisione. ‘Slow Is The New Loud’. Le due anime di Dardust e il canovaccio dell’Islanda, dove ho scritto il disco: ghiaccio e fuoco, i due antipodi.

 

Quando produci per altri artisti come ti poni?

In realtà devo correggerti: ho lavorato come autore e compositore per Thegiornalisti, Levante, Luca Carboni, Mengoni e molti altri nomi importanti del panorama italiano, ma sul versante della produzione mi faccio da parte e lascio il campo a chi è più preparato di me. Sono al servizio dell’artista in quesi casi, è un lavoro di squadra e ognuno deve fare la sua parte al meglio senza inutili protagonismi. In Dardust ho la mia totale libertà, è il mio progetto “puro”, dove posso permettermi di non tenere conto di quanto un pezzo sia potenzialmente radiofonico. Certo, se lo è, tanto meglio.

 

foto credit: Alessio Panichi

 

 

 

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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