Venerdì 22 Ottobre 2021
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Piccola storia di Boiler Room Music Project

Il Boiler Room arriva a Napoli, e impazzisce l’alveare. Abbiamo scritto qualche giorno fa riguardo questa mentalità becera tutta italiana di non sapersi godere i grandi eventi a causa della dilagante chiusura mentale e del provincialismo nocivo. Fatto sta che quello di giovedì prossimo sarà il secondo episodio di un format che da cinque anni (già, esiste da soli cinque anni) ha conquistato tutto il globo. E’ necessario dare qualche informazione.

Innanzitutto perché ‘Boiler Room’? Bisogna fare marcia indietro fino al marzo 2010. Blaise Belville è un londinese molto ambizioso che scrive per una magazine online, Platform. Thristian Richards è un dj e produttore conosciuto come bPm, e Femi Adeyemi è il fondatore di NTS Radio. Queste tre personalità si sono incontrate cinque anni fa, grazie a Blaise e alla sua intenzione di registrare un piccolo mixtape di Richards da pubblicare su Platform. I due lo hanno aiutato e la location scelta per la registrazione era un locale caldaie dismesso e risalente al 1930, nei bassifondi della sede di Platform. Davanti ad un piccolo pubblico, è stata utilizzata una webcam, il cui filmato è stato condiviso successivamente su un canale Ustream appositamente creato. Immediatamente un successo, il progetto di Belville è divenuto un appuntamento fisso, ricevendo sempre più supporto da tutta la scena inglese. La semplicità ed efficacia del format hanno colpito chiunque: nonostante si trattasse di un locale caldaie, una webcam, una consolle ed un piccolissimo pubblico, col tempo si è trasformato in un movimento sempre più grande. Il nome ‘Boiler Room’ è nato in seguito, come tributo al luogo di nascita del format. Sono passati i mesi e ben presto sono iniziati ad affluire in console grandi nomi che hanno reso Boiler Room sempre più popolare, con il primo show internazionale nell’agosto 2011, a Berlino. L’idea iniziale era di dare spazio ai nomi emergenti, e ancora oggi questa tendenza continua ad essere rispettata, ma sono innumerevoli i grandi noti che sono passati da qui: Carl Cox, Richie Hawtin, Sven Vath, Thom Yorke, Laurent Garnier, Jamie XX, Gesaffelstein, Kerry Chandler, Maceo Plex, A-Trak, Flume, Flying Lotus, Four Tet, Solomun: nominarli tutti sarebbe alquanto faticoso, ma potete esplorare con calma l’archivio di Boiler Room per delucidazioni a riguardo, che tra l’altro ad oggi conta quasi un milione di iscritti con più di 200 milioni di views divise in più di tremila dirette.

La qualità artistica, la cura del dettaglio, l’atmosfera assolutamente unica, sono i dettagli che continuano a far lievitare l’universo Boiler Room anno dopo anno, con showcase in ogni angolo del globo e il primato assoluto come broadcaster di musica elettronica (si parla di una media di 35 live streaming al mese). Più di 50 le location, da Londra a Los Angeles, da Tokyo a Berlino. Non sono mancate le menzioni d’onore in tutti i più importanti media del settore, grazie anche alla copertura musicale molto varia, dalla techno all’hip hop, dal jazz all’house. A partire dall’anno scorso sono iniziate anche importanti collaborazioni con festivals di primo piano, come il Dimensions Festival, l’SXSW, il Sònar ed il Dekmantel. Non a caso molto spesso un set nella Boiler Room costituisce un vero e proprio esame di carriera. C’è chi si è valorizzato e messo ancor più in mostra a livello mondiale grazie ad una splendida performance (è il caso di Nina Kraviz, per esempio) e chi invece si è ritrovato in un turbine di polemiche dopo un dj set scadente. Ne sa qualcosa Skream, che nel 2013 si è esibito in una Boiler Room d’eccezione durante  l’SXSW, costretto a chiudere anzitempo la sua esibizione dopo 30 minuti poco convincenti. A proposito di esibizioni Boiler Room poco convincenti, vi segnaliamo la racconta di Thump, realizzata l’anno scorso, che in realtà racchiude semplicemente i dj set più stravaganti (quelli di DNTEL e Pharaoh Chromium però sono decisamente imbarazzanti).

Il progetto è sbarcato per la prima volta in Italia a Milano, l’anno scorso, con una line up completamente internazionale (DJ Harvey, Midland, Young Marco e Suzanne Kraft) e uno sponsor del calibro di RayBan. L’assenza di rappresentanti italiani in console ha fatto aggrottare la fronte un po’ a tutti, perché ci si è resi conto dell’occasione persa che rappresentasse quella prima edizione italiana di un format estero così visibile senza neanche uno dei “nostri” a sfruttare la vetrina. Come dicevamo il secondo episodio andrà in onda domani, a Napoli, e stavolta la line up è 100% made in Italy, eppure a noi italiani il comune accordo è qualcosa che fa ribrezzo. Piuttosto che sottolineare il fatto che giovedì 10 dicembre si terrà una Boiler Room con Joseph CapriatiMarkantonioGaetano ParisioLuigi MadonnaFlavio Folco, pesi massimi della techno partenopea, si è preferito scadere in insulti inclassificabili verso la città ospitante e “quelli di Boiler Room” per averla scelta per la seconda edizione. Sull’evento di Facebook è dovuto intervenire l’account ufficiale di Boiler Room a placare gli animi con un “ci aspettiamo che siate semplicemente soddisfatti per questa nuova tappa del format e che non vediate l’ora di ascoltare buona musica tutti insieme” e paradossalmente la polemica si è placata subito dopo, forse perché un po’ tutti si sono resi conto dell’ennesima figura di merda da mettere in archivio. Di questo vi abbiamo già parlato qui.

 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Penna di DJ Mag dal 2013, redattore e social media strategist di m2o dal 2019.

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