Domenica 25 Agosto 2019
Interviste

Pierfrancesco Pacoda, tra “Rischio e desiderio”

 

Pierfrancesco Pacoda è un giornalista musicale e uno scrittore dalla lunga e prestigiosa carriera. Le sue opere sono fonte di enorme cultura per chi vuole approcciare il mondo della musica, in particolar modo della musica elettronica, da club, e della club culture. In anni in cui dare dignità culturale al nostro mondo era ancora visto in modo diffidente, quando non apertamente ostile (spesso, paradossalmente, da altre aree delle sottoculture giovanili con le quali le analogie erano molto superiori alle differenze, che si limitano il pù delle volte al look e ai diversi stili musicali), Pacoda era uno di quei “carbonari” affascinati dal club e dalle sue novità sociali e culturali, pronto a scriverne e ad analizzarne i fenomeni in modo intelligente e sagace. Titoli come “Sulle rotte del rave”, e “Io, dj” hanno fotografato in modo molto approfondito la storia del clubbing, non solo italiano. “Rischio e desiderio”, la nuovo opera di Pierfrancesco, arriva in libreria a pochi mesi da una caldissima (non solo climaticamente) estate per i locali italiani: la chiusura del Cocoricò, i servizi sugli eccessi e sulla presenza di droga andati in onda su ogni tg e presenti su molti gornali, spesso colpevoli di tratare l’argomento senza conginzione di causa. Ho raggiunto Pierfrancesco Pacoda per parlare di “Rischio e desiderio”, che come sempre si è rivelato persona intelligente e capace di dare prospettive interessanti al nostro mondo.

 

www.mondadoristore.it

 

“Rischio e desiderio” è un libro che tratta un argomento affrontato tantissime volte in passato, da tante prospettive diverse. In che modo questo volume può dare una chiave di lettura differente da tutto quanto è stato detto in passato?

L’idea alla base di ‘Rischio e desiderio’ è quella di raccontare, senza moralismi, che rapporto hanno oggi i ragazzi con la notte e con il piacere, e quindi, naturalmente, con l’universo del clubbing, che sintetizza bene questa aspirazione. Tra desideri da soddisfare e gusto per il rischio, che sono elementi fondanti delle cosiddette ‘culture giovanili’. Il libro nasce dopo i fatti estivi che hanno portato alla chiusura del Cocoricò e alla messa in scena di un allarme sociale che ha trasformato, ancora una volta, le ‘discoteche’ in un nemico pubblico. Mi sembrava utile, e qui credo stia la novità del volume, far conoscere una serie di esperienze che, in ambiti diversi, hanno a che fare con i club e che forse sono più adeguate a spiegare cosa succede durante la notte, rispetto alle solite posizioni puramente repressive. Voglio dire che in Italia c’è, intorno ai club, una ricchezza culturale, fatta sia di gestori illuminati che di persone delle istituzioni  mediche, che lavorano per rendere il ‘piacere’ un ‘luogo’ più sicuro.

 

Hai raccolto numerose testimonianze da parte di artisti, promoter, imprenditori del settore. Hai notato dei punti di vista differenti tra loro oppure c’è un fil rouge che accomuna un pensiero di fondo?

Volevo – è sempre stata una caratteristica del mio lavoro – mettere insieme interventi scientifici, nel libro ci sono saggi come quello dello psichiatra Renato Bricolo (il primo in Italia a occuparsi delle nuove droghe sintetiche, i meno giovani lo ricordano per una bellissima rubrica che curava nella trasmissione MatchMusic), e interventi di chi lavora all’interno dei club, come Fabrizio de Meis, il gestore del Cocoricò; e anche contributi di uno scrittore come Nicola LaGioia, premio Strega 2015, che ama e frequentava i club. Ne viene fuori una narrazione che ci restituisce uno spazio bello e ricco di idee. Certo, i punti di vista sono differenti, ma quello che emerge è l’inutilità della repressione nel fronteggiare il fenomeno delle droghe.  Serve invece una corretta informazione. Poi, mi sembra che, sempre di più, specie tra i gestori, ci sia l’orientamento a preferire un pubblico più adulto. Sono sempre più quelli che, anche nelle sedi istituzionali come il SILB, vedono con favore l’innalzamento a 18 anni dell’età minima per entrare in un club.
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Tu stesso sei dentro il mondo del club e della sua musica e cultura da parecchi anni. Scrivere “Rischio e desiderio”, e sentire tante opinioni di personaggi-chiave ha messo in dubbio alcune tue convinzioni o, al contrario, le ha rafforzate?
Sentire le voci di così tante persone, che hanno rapporti tra loro molto differenti con il mondo dei club, ha rafforzato la mia convinzione che, come ho detto prima, siamo di fronte a un patrimonio di conoscenze che le istituzioni dovrebbero utilizzare. Queste persone, i gestori dei club, i dj, gli operatori che lavorano sulla  cosiddetta ‘riduzione del danno’ devono entrare nelle scuole  e parlare ai ragazzi.
Le droghe sono sempre state presenti nei club; oggi lo sono in modo molto più massiccio nella società in generale, se ne fa un uso quotidiano ingente e trasversale per tipologia di utilizzo e per composizione sociale. Alla luce di quanto emerge nel tuo libro, pensi che a livello istituzionale ci si possa rapportare in modo maturo rispetto a questo fenomeno?
Sono convinto che sia arrivato il momento di un patto tra istituzioni e mondi dei club. Ed è la direzione nella quale adesso si va. Penso all’importante incontro, che verrà replicato in maggio a Rimini, organizzato di recente a Lecce dal SILB, a cui hanno partecipato i prefetti di Lecce e di Rimini, le due aree di maggiore importanza per la nightlife italiana. Da quello che ho ascoltato, mi sembra che ci sia la voglia (e la necessità) di superare l’idea che basta chiudere un locale per qualche mese per risolvere il problema.

 

Se ti chiedo qual è il cambiamento principale nel mondo del clubbing da quanto ti ci sei avvicinato ad oggi, cosa rispondi?

Domanda molto difficile… Adesso, forse, c’è una maggiore radicalizzazione. Il clubbing, per i più giovani che oggi frequentano le discoteche, è quello dei dj superstar. I ragazzi passano con più disinvoltura che in passato dalle star del rock a quelle della dance: quello che conta è lo show. Non si pongono certo il problema della tecnica. Credo che a un ragazzo poco importi se il dj che va ad  ascoltare prema solo un tasto o mixi i brani. Dall’altro lato, però, cresce una scena super underground per la quale la ‘purezza’ è un dogma. Mi sembra siano due realtà difficilmente destinate a incontrarsi.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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