Foto: Julian Kantz
Mentre le luci natalizie si spengono e i brindisi di Capodanno lasciano spazio ai propositi del nuovo anno, in quel particolare vuoto emotivo che segue sempre le festività, arriva ‘Blooom’. Il 16 gennaio i Planet Funk pubblicheranno il loro nuovo album di inediti scegliendo proprio quel momento sospeso tra bilanci e ripartenze, quando la malinconia delle celebrazioni appena archiviate incontra il desiderio collettivo di voltare pagina. Un tempismo che non sembra casuale per un disco che parla esattamente di questo: di memoria e slancio, di radici e fioritura.
Alex Neri, Marco Baroni, Dan Black e Alex Uhlmann chiudono dodici mesi straordinari con un lavoro che porta sulle spalle il peso dolce della storia. Venticinque anni di carriera, un quarto di secolo trascorso a ridefinire i confini della musica elettronica italiana nel mondo, dai tempi d’oro di ‘Non Zero Sumness’ fino alle collaborazioni recenti con Alfa, Manu Chao e Francesca Michielin. Ma ‘Blooom’ non è solo la somma aritmetica di successi e traguardi. È qualcosa di più intimo, quasi necessario.

Perché questo disco nasce dall’assenza. Sergio Della Monica e Domenico Canu, anime fondatrici del progetto, non ci sono più fisicamente, eppure abitano ogni traccia come presenze invisibili ma concrete. La band non cade nella trappola della commemorazione sterile, non trasforma il ricordo in museo. Al contrario, fa della memoria un propellente verso il futuro, come suggerisce quel titolo che moltiplica le ‘o’ fino a farle diventare boccioli pronti a schiudersi.
Il percorso verso quest’album è stato scandito da singoli che hanno funzionato come semi piantati nel terreno della radio e delle piste da ballo. ‘Nights in White Satin’ ha aperto la strada un anno fa, confermando che la band sa ancora dialogare con le classifiche senza tradire la propria cifra sonora. Poi ‘I Get A Rush’. ‘È Naturale’ hanno dimostrato una capacità rara: quella di attraversare generazioni e generi mantenendo intatta un’identità riconoscibile.
Oggi, mentre il mondo della musica elettronica corre sempre più veloce verso la prossima tendenza, i Planet Funk scelgono la contromosse della consapevolezza. L’album arriva in un momento delicato dell’anno, quando l’emotività collettiva è più esposta, più fragile, più ricettiva. E forse è proprio questo il momento giusto per un disco che non promette evasione ma trasformazione, che non offre nostalgia ma eredità viva. Una fioritura, appunto, che ha bisogno del freddo per prepararsi a sbocciare.
02.01.2026




