Domenica 19 Maggio 2019
Interviste

Alex Neri racconta i nuovi Planet Funk

Vent'anni in un'intervista: il nuovo singolo, l'assenza di Sergio Della Monica, le crisi e i successi

I Planet Funk sono una delle realtà italiane più importanti di sempre se parliamo di musica, non solo strettamente dance: sono stati in classifica in UK e in Europa, hanno vinto premi prestigiosi in tutto il mondo e il mondo l’hanno girato con dischi e tour di grande successo. Ora ritornano con ‘All On Me’, nuovo singolo preludio di un album che arriverà la prossima primavera. E con molti stravoglimenti: la morte di Sergio Della Monica, uno dei fondatori del collettivo, e il ritorno di Dan Black, voce di tante hit dei Planet Funk. Abbiamo incontrao Alex Neri, altra anima del gruppo, per farci raccontare tutto questo e molto altro.

 

‘All On Me’ è il nuovo singolo firmato Planet Funk, come lo inserisci nella storia discografica di un collettivo dalla storia così lunga e gloriosa?
Ti confesso che quando scriviamo un pezzo partiamo quasi sempre dalla musica, cioè da un beat, da una parte di produzione, e non da una melodia. Che è sostanzialmente “sbagliato”, nel senso che di solito si parte proprio da una melodia per comporre una canzone. Ma visto che siamo dei producer partiamo invece da lì, e poi quando arriva il cantante lo mettiamo davanti al brano e in quel momento nasce poi la parte melodica e vocale. ‘All On Me’ è nata quasi per gioco in un momento in cui stavamo suonando live in studio e con un loop e questo cowbell, il tipico “campanaccio”, abbiamo avuto in mano un’idea che ci piaceva. Dan Black ha scritto il testo e l’abbiamo registrata. Poi oggi esiste una tecnologia che ti permette di lavorare sui progetti a distanza e così Dan è tornato a Parigi e ci siamo palleggiati le ulteriori fasi della produzione tra i nostri vari studi, senza dover essere fisicamente presenti tutti nello stesso posto.

Questo disco è nato in un periodo purtroppo travagliato per voi. A febbraio è mancato Sergio Della Monica, uno dei membri fondatori dei Planet Funk. Come ha inciso questa assenza sul vostro lavoro?
La verità è che Sergio era malato da qualche tempo. Ci eravamo abituati in qualche modo all’idea che sarebbe mancato, ma poi non si è mai preparati davvero a un fatto del genere, è inutile. Certo, aveva mollato i live per ovvie questioni di affaticamento ma in studio c’era sempre e la sua dipartita è un momento che ha rimesso in discussione molte cose. È difficile. Nasce un progetto tra quatro amici, diventa grande, si vive insieme per vent’anni, perché lo studio ti lega più di un matrimonio, passi tantissimo tempo insieme, con le tensioni e i momenti di gloria, dal disco d’oro alla premiazione ai Brit Awards, e sono tutti momenti indelebili. Perciò quando viene a mancare una persona così, viene meno un equilibrio.

 

Immagino che in una band ciascun membro porti un bilanciamento, un contrappeso, che crea quel preciso equilibrio.
Esatto. Poi sai, dopo tanti anni insieme, sto notando che ora ragiono come se ci fosse Sergio, penso “cosa direbbe lui su questo pezzo? Come reagirebbe?”. Tento di portare comunque quell’apporto che per forza di cose non c’è più. Infatti se senti ‘All On Me’ non sembra che non ci sia Sergio.

Come sarà questo nuovo album, anche alla luce di questa assenza e con tutti i nuovi input che comunque ci sono quando si scrive un nuovo disco?
Abbiamo scritto tantissimo, abbiamo moltissime tracce e quindi la risposta più sincera è che non so come sarà questo album. Dobbiamo ancora finire alcuni dettagli e soprattutto riascoltare tutto per decidere cosa includere, quale sarà la tracklist definitiva. Abbiamo ritrovato Dan Black che è una delle voci storiche legate al nostro collettivo; abbiamo Alex Ulhmann che è con noi in pianta stabile ormai da tempo. Anche in tour ci saranno entramni e sarà molto interessante averli insieme. Si vedrà.

I Planet Funk sono un collettivo, ed era una formula anomala quando siete usciti, esistevano gruppi simili, mi vengono in mente i Massive Attack su tutti, ma in vent’anni il concetto stesso di “band” si è molto diluito rispetto a quello di “progetto”, dove spesso intorno a un producer orbitano altri beatmaker, cantanti, musicisti, dj…
Forse oggi è ritornata l’esigenza della “popstar”. Quando sono nati i Planet Funk il concetto di superstar era in crisi, gli artisti tendevano ad avere un profilo sobrio, direi basso, spesso non apparivano nei video, c’era tutta un’estetica “anti-star”. Oggi siamo nella direzione totalmente opposta. Noi siamo un ibrido, non siamo una band, non c’è un vero frontman, anche il nostro sound è ibrido. Cosa siamo? Dance? Rock? Pop? Tutto questo. Credo che oggi sia ancora più difficile e stimolante di allora essere ibridi, perché non essere collocabili disorienta.

 

Avete mai avuto un momento in cui vi siete sentiti persi?
Sì, certo. Quando abbiamo prodotto il terzo album, ‘Static’, eravamo in un periodo molto difficile da tutti i punti di vista. Personale, artistico, umano. Problemi con il cantante, con Dan, che se n’era andato per seguire il suo progetto personale. Non potevamo programmare un tour e anzi dovemmo cancellare tutta una tournée in America, sono stati momenti davvero duri. Infatti è un album folle in cui si mischiano e si scontrano molte idee musicali diverse. E per questo io lo trovo estremamente interessante. Però fu un fallimento, i nostri fan credo non si ricordino nemmeno che è uscito. Quello fu un crocevia particolare. Poi ci riavvicinammo, quando le cose non funzionano è fisiologico che ci sia un attimo di stanchezza reciproca e ci si siede a riflettere. Ma l’abbiamo superato. Addirittura con Dan ci siamo visti dopo qualche anno senza rapporti. Ci siamo chiariti e da  sono nati nuovi pezzi. Ed è bello, anche questo fa parte della storia dei Planet Funk. Questo mestiere si fa per amore, per apssione, no er la ricerca della popolarità. Che poi quando arriva, ovvio, fa piacere. Ma il fuoco non è quello.

Chiudo con una domanda personale, ma non del tutto: cosa saresti oggi se non avessi fatto Planet Funk?
Non so rispondere con lucidità, perché io sono anche Planet Funk. Ti dirò, Planet Funk è arrivato in un altro momento di crisi per me, la house e la dance che c’erano in giro a quel tempo mi annoiavano e non ero molto stimolato. Invece le cose hanno preso tutta un’altra piega grazie a un progetto nato proprio per amicizia e con uno spirito molto libero, senza eccessive pretese. In fondo quando ci si mette in gioco, si rischia, ci si butta nei cambiamenti, succede sempre qualcosa. Non è sempre un successo, a volte sbattiamo la testa. A volte invece vinciamo. 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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