• MERCOLEDì 07 GENNAIO 2026
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I Planet Opal se ne fregano, sono originali e crescono

Il duo lombardo porta sul palco synth e batteria organica per un live elettronico che non ammette compromessi né VST. Li abbiamo visti al Magnolia e sono uno spettacolo unico

Foto: @instagram.com/planet.opal

Ci sono progetti musicali che nascono per inseguire trend, algoritmi e playlist editoriali. E poi ci sono Planet Opal, il duo formato da Giorgio Assi e Leonardo De Franceschi che sembra provenire da un’altra dimensione, dove l’unica regola è fregarsene bellamente di tutto ciò che non sia la propria visione musicale. Niente social strategici, niente compromessi: solo synth hardware, batteria acustica snaturata e un approccio live che mette al centro il fare ballare, non il replicare pedissequamente il suono da studio.

La loro storia inizia nel 2018, dopo lo scioglimento di una band alternative rock. Rimasti in due, Giorgio e Leonardo si ritirano per un mese in Corsica a casa di parenti ritrovati e scrivono il primo embrione di quello che diventerà ‘Carta l’Avono’, il loro album di debutto uscito nel 2021. Da quel momento, Planet Opal ha sviluppato un suono che attinge dalla dance-punk newyorkese, dal kraut-rock e soprattutto dalla scena belga di D-Wing, Soulwax e LCD Soundsystem. Ma con un’identità talmente marcata da risultare quasi inclassificabile.

 

 
 
 
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Il loro setup è un manifesto programmatico: Giorgio porta sul palco tutto il suo studio, smembrando letteralmente la sala prove per riempire i flycase. Moog Grandmother per i bassi, Korg Minilogue per gli accordi, Make Noise e ARP 2600 clone per il sound design. Zero VST, zero playback, tutto rigorosamente hardware. Leonardo, dal canto suo, ha stravolto il concetto stesso di batteria acustica, trasformandola in qualcosa di più simile a una drum machine: kick secco, code tagliate, pelli controllate, percussioni al posto dei piatti tradizionali. Il risultato è un organismo sonoro minimale ma devastante, dove ogni elemento ha il suo spazio preciso nello spettro di frequenze.

 

La loro filosofia è disarmante nella sua semplicità: fare musica per il gusto di farla, portare il proprio show ovunque senza leggere la pista come farebbe un dj, e conquistare l’Europa. Il 2026 li vedrà protagonisti di diverse date europee già in chiusura, con un remix pack in uscita tra marzo e aprile curato da colleghi italiani che stimano, e nuova musica già in fase embrionale.

Planet Opal non inseguono nessuno: semplicemente fanno quello che gli va. La conseguenza naturale è che la gente balla. E continuerà a farlo.

 

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Riccardo Sada
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.
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