Sabato 07 Dicembre 2019
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Populous ci racconta “Night Safari”

Qualche mese fa, avevo intervistato Populous mentre era al lavoro sul suo nuovo album (DJ Mag n.38, marzo 2014). L’artista pugliese era nel pieno della produzione, e ci aveva raccontato del disco che sta arrivando, di cosa stava ascoltando in quel periodo e altro ancora. Qualche giorno fa (il 29 settembre, data della leggendaria canzone battistiana), l’album è uscito: si chiama “Night Safari” (etichetta Bad Panda), e sta ricevendo giudizi entusiasti ovunque, fatevi un giro per la Rete e ne avrete la prova. Avendo avuto la fortuna di ricevere “Night Safari” un paio di settimane prima dell’uscita, in mp3 e soprattutto nella versione cd (con una splendida copertina firmata da Kae), ho potuto ascoltarlo più volte, e ora che siamo a pochi giorni dalla sua release ufficiale, ho deciso di sentire nuovamente Populous per farmi dire le sue impressioni sull’accoglienza che il disco sta ricevendo e sul suo lavoro, a posteriori.

Populous-photo-by-Antonio-Dicorato

Ciao Andrea, mi sembra che “Night Safari” stia ricevendo parecchi consensi. Tu che riscontri hai avuto?
Sto ricevendo dei feedback super positivi! Leggo su diversi siti recensioni lusinghiere, ma più che altro ricevo messaggi privati da colleghi musicisti e produttori che mi riempiono di soddisfazione. Spesso nel nostro ambiente si è un po’ restii a manifestare pareri personali, specie se non sono critici. C’è una sorta di competizione, che inibisce i complimenti, invece mi arrivano messaggi che mi fanno sentire orgoglioso. Fare un album costa molta fatica, dubbi, interrogativi, incertezze, e spesso difficili da quantificare a livello umano. Tutto questo entusiasmo intorno al mio lavoro mi ripaga, è il segno che qualcosa funziona nel disco.

Ho ascoltato diverse volte tutto l’album, mi sono reso conto che ci sono due direzioni principali: una più eterea, onirica, quella delle canzoni, che in qualche modo prosegue la tua poetica, è l’evoluzione di ciò a cui ci hai abituato dai tuoi lavori precedenti; l’altra è decisamente più percussiva, ritmica, orientata al groove. E’ così?
Sì. Ho sempre avuto questo aspetto “onirico” nelle mie produzioni, è una caratteristica che amo in molti degli autori che prediligo: Boards Of Canada, Four Tet, anche Aphex Twin in certi suoi brani. Mi piace la melodia, la dolcezza. In “Night Safari” però ho voluto tenere un certo rilievo sulle basse frequenze anche nelle tracce più eteree, come “Fall” o “Honey”, in modo da avere una certa solidità di fondo, con i bassi pronunciati. Ci sono dischi, usciti quando ormai avevo concluso la lavorazione del mio, in cui ritrovo le stesse peculiarità: il nuovo r’n’b di FKA Twigs, How To Dress Well, queste cose qui. Ho voluto evitare però quel senso di oscurità che spesso pervade le canzoni in questi casi.

Sono d’accordo, ho capito cosa intendi. Visto che hai detto r’n’b cito direttamente anche Drake, The Weeknd, per dirti due nomi che con i bassi ci vanno a nozze, pur essendo allo stesso tempo estremamente pop nella produzione e nel mix.
Bravo, esatto! Drake e anche Beyoncé, per andare ancora più sul versante pop. I loro album non hanno paura di spingere, sono estremamente focalizzati sui bassi, tant’è che poi sono molto minimali nell’arrangiamento, ci sono poche altre cose oltre a batterie e bassi. Ma la costruzione delle canzoni è ottima, sono due album che amo molto. Su “Night Safari” ho cercato quel tipo di profondità, con tutte le differenze del caso, ovvio.

Io credo che gli arrangiamenti scarni, molto di moda in questi anni, siano anche frutto del fatto che la tecnologia ci permette di coprire molte frequenze con pochi suoni e pochi strumenti: sette/otto anni fa col cavolo che una cassa ti faceva anche i sub potenti e rotondi come ora (vedi Drake, che è un maestro in questo). Tornando a noi, ma tenendoci sui bassi, che mi dici invece dei pezzi “ritmici”?
Nell’album ci sono, come dicevi, diverse tracce dalla forte componente ritmica, in cui si spinge sul groove più che sulla melodia, al contrario dei pezzi di cui parlavamo poco fa. Qui mi sono addentrato in territori per me un po’ meno famigliari. In particolare, è proprio in questo tipo di tracce che mi sono avvalso della collaborazione di altri producer come Clap! Clap! e Dj Khalab.

Insieme a Clap! Clap! ci sono addirittura tre tracce.
Sì, anche se due sono firmate Clap! Clap! – “Vu” e “Water Temple” – e una Digi G’Alessio. Un po’ perché ci sembrava brutto che tre tracce dell’album fossero co-prodotte dallo stesso artista, un po’ perché lui stesso ha voluto firmarsi come Digi G’Alessio in “Quad Boogie”, che dei tre è il pezzo più “tradizionale”. In realtà è successo che mentre lavoravo al disco, mi sono ritrovato con alcuni provini dal sound differente rispetto al resto della produzione. Non sapevo bene cosa farci, così ho pensato che avrei potuto spedirli a dei producer che stimo, e di cui mi fido, per avere un parere. Digi è stato molto propositivo, mi ha detto che gli sarebbe piaciuto sviluppare le tracce insieme a me, e così ci siamo palleggiati i pezzi, sviluppandoli a quattro mani finché il risultato non è stato soddisfacente per entrambi.

Per quanto riguarda i cantanti, invece?
Anche in questo caso si è trattato di collaborazioni molto naturali, “buona la prima”, nel senso che ad ogni cantante ho cercato di proporre il pezzo che fosse maggiormente nelle sue corde. Questo vale sia per “Fall” con la vocalist Cuushe, sia per “Honey” con Iokoi. Al mio amico Giorgio Tuma ho proposto quella che poi è diventata “Brasilia” perché la sentivo già sua, Giorgio è uno che ama gli Animal Collective più che i Boards Of Canada, per dire.

Hai scelto “Fall”, una delle tracce unanimemente più amate dell’album, come singolo. Ci sarà anche un video?
Sì, arriverà tra poco. Anche per “Honey” ci sarà un video, o meglio, un’opera a metà tra un clip e un cortometraggio. Credo che lo vedrete nelle prossime settimane, sarà una bellissima sorpresa!

Porterai in giro un live simile a quello che ho visto la scorsa primavera o ci saranno tutti i nuovi brani dal vivo?
Il mio live è un continuo work in progress, perciò eviterò di eseguire pari pari i pezzi del disco. Di sicuro inserirò in scaletta “Vu”, “Dead sea” e “Quad Boogie”, poi sarà come ti dicevo uno show in cui utilizzo dei canovacci delle mie tracce e li cambio e stravolgo al momento, così da costruire ogni volta uno spettacolo nuovo e unico. Ci saranno le percussioni sintetiche che suoneremo live io e il batterista Andrea Rizzo, quindi il set up e la band sono proprio quelli che hai visto negli ultimi mesi. Ma il live set si rinnova sempre, con piccoli e grandi dettagli che cambiano di volta in volta.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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