Domenica 22 Settembre 2019
Interviste

Principi di Persia grazie all’elettronica

M.Ali Entezarian non ha nulla da invidiare ai ragazzi della sua età: ama la musica elettronica, si ritrova con gli amici di sempre a fare festa, fa il dj e produce musica. Però vive a Teheran, in Iran, nella Persia che fu, dove la vita notturna si muove a fatica, dove ci si nasconde e dove solo alcuni ricchi attraverso i social si mettono in mostra. In Iran, in pubblico, le donne devono coprire parte del capo, non possono baciare, fumare, bere alcol. Anche uscire tra ragazze la sera è vietato. Le discoteche non esistono. Il Medio Oriente confina con l’Oriente, a Teheran. Lo sa bene Entezarian, noto come Proyal nella sua terra e tra gli amici di lunga data del mondo della musica per dj.

 

 

Molte persone non conoscono davvero Teheran. Cosa si può dire della tua città?
Mi sorprende che in molti non sappiano ancora cosa e come sia davvero Teheran. È una città vasta, bella, ricca di svariate culture e gusti diversi, tutti all’interno di un’unica metropoli. La zona settentrionale è la più moderna e lussuosa. Chi è alla ricerca di aspetti più tradizionali e della cultura, della religione, dell’etnia tra diverse estrazioni allora può addentrarsi nella parte più a sud della città. È una città molto colorata, a più tinte, a partire dai vestiti delle persone sino agli esterni degli edifici, per spingersi sino al famoso bazar cittadino, tra teatri, cinema, antichi palazzi, parchi, svincoli autostradali che si incrociano, metropolitane e costruzioni celebri come la Torre Milad, una delle più alte in Medio Oriente.

C’è una vita notturna a Teheran?
A differenza di ciò che le malelingue asseriscono e che tanti governi pubblicizzano, come produttore musicale e responsabile della Promind Recordings posso dire che lo Stato sostiene appieno la musica da ballo. Teheran è molto sicura di notte. Una ragazza può guidare la sua auto in piena notte e un ragazzino può viaggiare da solo da est a ovest al buio senza alcuna difficoltà e in piena sicurezza. Ristoranti, bar e locali sono aperti 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Da noi non ci sono vere e proprie discoteche ma le feste private che si svolgono a nord della città sono innumerevoli.

 

 

Promind è l’unica etichetta discografica specializzata in elettronica, in Iran?
Fino a oggi siamo i soli, ecco perché copriamo più stili dell’elettronica. Ma ci sono tante grandi etichette che fanno affari grazie al pop e alla musica tradizionale locale.

Avete allestito una bella squadra.
Con noi ora c’è anche Alireza Kohandeyri, uno dei più grandi musicisti in Iran, che ci aiuta in merito all’ottimizzazione della tecnica e della qualità del nostro sound; Matt Abott è colui che segue la produzione; Emad Arzanlou cura la grafica e poi ci sono tanti amici che ci danno una mano nella promozione e nel processo di business.

 

 

Con la tua Promind quali generi seguite?
Qualsiasi tipo di musica, di ogni genere, basta che sia di nostro gradimento. Che si tratti di chill-out, trance, house o dubstep, l’importante è che ci piaccia.

Qual è l’artista più promettente di Promind?
Nella trance abbiamo Last Soldier e nella new age abbiamo Amir Abedi; nell’elettronica c’è Rman. Questi sono gli artisti che hanno contribuito a diffondere il verbo della nostra casa discografica anche al di fuori dei confini nazionali. Il loro sound è professionale e fatto col cuore: nessuno di loro ha frequentato corsi accademici o professionali, eppure hanno raccolto consensi e feedback positivi da ogni parte del mondo. Per i prossimi mesi abbiamo in programma la pubblicazione di un pezzo di Susie Ledge, “Sail Away”, e il mio nuovo singolo, “Myth Of Peace”, pronto per aprile.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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