Lunedì 01 Marzo 2021
Esclusiva

Professione DJ: parliamo di riconoscimento giuridico e di albo professionale

Nuove idee e nuove proposte per rendere il mestiere del dj una professione sempre più tutelata e regolarizzata in termini giuridici e burocratici

Professione DJ. Se quella del dj è diventata negli anni non solo un’arte ma anche una vera e propria professione, serve uno spazio, in una sede adeguata, in cui affrontare questioni relative all’attività del DJing dal punto di vista giuridico, per supportare la categoria dei DJ nella soluzione di problematiche concrete, tipiche dell’attività professionale. Uno spazio, qui su DJ Mag Italia, che è anche l’occasione per aggiornarsi sulle proposte e sugli interventi legislativi che coinvolgono i DJ, sulle iniziative volte a supportare la crescita e la valorizzazione dell’intero settore del clubbing, nonché sulle possibilità esistenti in termini di aiuti e agevolazioni economici, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria. Uno studio e un approfondimento delle questioni giuridiche legate al mondo dei DJ con un approccio diretto e chiaro, fornendo uno strumento concreto a tutti coloro che svolgono tale professione.

La categoria dei DJ è stata una delle prime e delle più colpite dagli effetti negativi dell’emergenza epidemiologica e per tali motivi le associazioni di categoria hanno lavorato incessantemente affinché le istituzioni attivassero dei meccanismi a supporto dell’intera filiera del clubbing. In tale contesto, le problematiche che già colpivano il settore si sono notevolmente acuite e hanno stimolato un ripensamento dell’intero comparto.
La carenza di un inquadramento giuridico dei DJ ha comportato poca attenzione da parte delle istituzioni e scarsa consapevolezza dei diritti e dei doveri da parte degli stessi DJ. Le lacune da sempre esistenti in tal senso minano costantemente il rispetto della legalità e alimentano il fenomeno del lavoro sommerso. Tale situazione, peraltro, ha fatto sì che in tutto il periodo dell’emergenza, molti DJ non rientrassero nei parametri richiesti dalla legge per accedere ai sussidi economici pubblici. Un contesto così complesso e nebuloso genera ormai da anni il fenomeno della fuga di eccellenza all’estero; molti DJ italiani, infatti, decidono di spostarsi in Paesi che hanno già posto le basi per un riconoscimento artistico e professionale di tale categoria.

Già da tempo le associazioni maggiormente rappresentative lavorano per tutelare e supportare la categoria, con il fine di ottenere un riconoscimento professionale della stessa, sia da parte della collettività, sia davanti alle istituzioni e, in tal senso, nel 2013 A-DJ ha emanato il codice etico del DJ (adottato anche da AID e Assodeejay), con lo scopo di definire diritti e doveri dei DJ e supportare coloro che operano nella legalità. L’ultima iniziativa in tal senso, accelerata dalla emergenza in atto, è la creazione di un albo/registro professionale dei DJ.
A-DJ (anche in rappresentanza di AID e Assodeejay) e SILS, infatti, hanno collaborato negli ultimi mesi per la creazione dell’albo/registro, un progetto ambizioso non più procrastinabile e la cui necessità era ormai sentita da lungo tempo. Le esigenze alla base dell’iniziativa sono quelle di censire la categoria (allo stato attuale, infatti, non si hanno numeri precisi sui DJ attivi in Italia) e creare lo status di DJ professionista (contrapponendolo al cosiddetto “DJ abusivo”). Le recenti notizie di cronaca, che riportano sempre più spesso l’organizzazione di eventi abusivi o di risse in piazza da parte di adolescenti, in violazione della normativa anti Covid, denotano chiaramente la necessità di un sistema che rappresenti una guida per un corretto e sano divertimento a cui i giovani hanno diritto, esigenza ancora più stringente nell’attuale momento storico.

La creazione di un albo dei DJ intende proprio valorizzare gli esempi virtuosi del clubbing enfatizzando l’importanza del rispetto della legalità. Si sottolinea che l’albo/registro non intende sbarrare l’ingresso alla professione, che rimane libera, nè giudicare qualitativamente l’attività ma ha lo scopo di rafforzare l’identità collettiva del DJ professionista. Non ci sono diritti se non ci sono doveri e il bilancio tra le due posizioni crea garanzia e valore. L’iniziativa è frutto del confronto libero e partecipato tra le associazioni di categoria che per la prima volta si sono unite per un obiettivo comune. Il fine è quello di porre le basi per un riconoscimento giuridico e professionale dei DJ che sia solo il primo passo verso un più ampio riconoscimento del valore culturale delle forme di clubbing virtuoso.
Nei prossimi mesi, sui canali delle associazioni promotrici, verranno rese pubbliche tutte le informazioni relative a requisiti e procedure per l’iscrizione all’albo/registro.

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