Martedì 20 Aprile 2021
Interviste

Purple Disco Machine: “dopo aver fatto il ghost, ora devo pensare alla mia musica”

Un nuovo singolo perfetto per riempire le piste di domani e le playlist di oggi. Il suono funky e sensuale del basso che lo contraddistingue da sempre

‘Fireworks’ è il follow-up di ‘Hypnotized’, singolo che con oltre 400mila passaggi in radio e più di 150 milioni di stream ha sbancato nel mondo consacrando Tino Piontek, quarantenne dj di Dresda noto alla ribalta come Purple Disco Machine. Il nuovo brano mete in campa una nuova squadra: il cantante britannico Moss Kena (uno da 34 milioni di stream, che ha aperto i concerti di Rita Ora, Jess Glynne e Bastille) e la coppia americana The Knocks (500 milioni di stream, due album all’attivo e in tour con The 1975, Justin Bieber ed Ellie Goulding).

L’evoluzione musicale dell’artista tedesco spinge sempre più la house verso la disco e il pop. I remix per Dua Lipa, Lady Gaga & Ariana Grande, Mark Ronson, Roberto Surace, Foals ed Elton John stanno diventando pietre miliari di uno stile che ormai ha conquistato il mainstream. Da Beatport allo spot TV di Sky, dalle serate di Glitterbox alle Veline di Striscia che ballano sulle note di ‘Hypnotized’, il Re Mida della house music imparentata con i groove anni Settanta non si monta la testa. Nemmeno dopo aver riguardato il futuristico video della sua ultima creazione sonora diretto da Greg Barth.

 

Da dove nasce il tuo soprannome?
Amavo ‘Purple Rain’ di Prince e i Miami Sound Machine. Ho unito le due cose.

Dopo una hit come ‘Hypnotized’ gravitava sulla tua testa una grossa responsabilità per la riuscita del follow-up. ‘Hypnotized’ è ovunque. Come ti è venuto un pezzo del genere?
Non ho molto da pensare. Ho fatto e basta. In fondo, è successo tutto durante il lockdown, quando non c’era la possibilità di suonare dal vivo e constatare le reazioni live di ‘Hypnotized’, così ho pensato di realizzare di nuove canzoni. Ho iniziato a lavorare su ‘Hypnotized’ e ho postato qualche frammento su Instagram. Successivamente, ho pensato di inviare la base a Sophie and The Giants perché mi sembrava la voce perfetta. Solitamente una base viene inviata a più cantanti. Nel caso di ‘Hypnotized’ no. È ancora oggi un brano, questo, che porta energia e positività in un momento difficile.

Oggi sei felice? La situazione è gestibile? Che aspettative hai dal follow-up ‘Fireworks’? Come è nato?
‘Fireworks’ era nel cassetto da sei anni. Lo riascoltavo, mi piaceva ma c’era sempre una parte che mancava e che avrebbe dato la svolta. E la svolta è arrivata da New York. Così ora mi trovo a lavorare su nuove tracce e quindi sull’album.

Foto: Dennis Dirksen

 

Un coro di bambini funziona sempre: basti pensare a ‘Another Brick in the Wall’ dei Pink Floyd, a ‘D.A.N.C.E.’ dei Justice, o a ‘Gam Gam’ di Mauro Pilato e Max Monti: è un’idea nata per caso o studiata a tavolino quella di coinvolgere dei giovanissimi newyorkesi per ‘Fireworks’?
All’inizio ero un po’ perplesso. La parte dei bambini mi è arrivata dai The Knocks, quindi non è un’idea mia ma un lavoro di squadra. Ho pensato al testo, ho riflettuto sul periodo critico in cui viviamo e mi sono convinto. Ho compreso l’incastro che aveva bisogno la canzone stessa per essere fnalmente ultimata.

I remix ti impegnano molto, e sei un remixer prolifico. Come e quando dici di sì a un artista?
Tendenzialmente, ricevo prima almeno un elemento e questo mi deve colpire, convincere. Non sono uno che sperimenta, invece. Mantengo una linea personale, che definisco “Purple Music Machine sound”. Dopo 2-3 giorni ho già un’idea in testa, e nel computer, di quello che verrà.

Sembra che tra te, Dua Lipa, Lady Gaga e Kylie Minogue ci sia una voglia matta di disco music. Avverti questo nell’aria? Pensi che il suono disco potrà essere la tendenza dei prossimi anni?
C’è un ritorno della disco, indubbiamente. In realtà è un genere che non è andato mai via. È uno stile e un suono felice che serve molto in momenti come questi.

 

Tornerà anche la collaborazione con Glitterbox?
Io sono costantemente in contatto con il team Defected e il marchio In The House. È una famiglia, quella di Glitterbox. Proseguiremo senza dubbio a fare delle collaborazioni, come la serie di compilation, i podcast. Spero ovviamente di tornare il prima possibile a suonare a Ibiza e nei party in giro per il mondo.

Non ti bastano i dj set in live stream?
No. Non è la stessa cosa suonare davanti a una telecamera o davanti a un pubblico vero. Ho iniziato la mia carriera 25 anni fa. Ho capito subito quello che era il mio sogno. Rivoglio suonare davanti alla gente.

Come è cambiato il tuo approccio produttivo e artistico negli ultimi mesi?
Spero che nessuno noti la differenza sul mio suono odierno rispetto a quello di oltre un anno fa. Negli ultimi tempi mi sono dedicato molto alla produzione e ho alzato l’asticella. Ora ho più tempo a disposizione per lavorare sulle cose. Sto approfondendo il mio lato creativo. Stando molto in studio mi sto dedicando all’approccio ai synth analogici e alla ricerca di suoni sempre più speciali.

 

È più difficile lavorare sul materiale degli altri (come i remix) o proprio (come singoli inediti)?
È più difficile lavorare sulla propria musica. Con i remix parti già da un’ossatura. Quando ho una hit in mano però non voglio seguire lo stesso mood, quindi parto alla ricerca di qualcosa che la renda riconoscibile e riconducibile al mio stile.

Ti è arrivata da qualche personaggio pop la proposta di farsi produrre un singolo o addirittura un album, dopo il successo di ‘Hypnotized’?
Non ho molto tempo di produrre musica per altri. Ho fatto più volte da ghost in passato. Ho dato, in quel senso. Adesso devo finire il mio album, pensare alla mia musica.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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