Giovedì 09 Dicembre 2021
Storie

Quando la coppia scoppia… in Italia

Seconda parte dello speciale sulle collaborazioni che nascono, si dissolvono e che restano in attesa di una formale e consensuale separazione. Qualche nome, qualche storia e molta speranza per attesi ritorni

Nella vita, nell’amicizia e nella musica le coppie si uniscono e si lasciano. Avevamo preso in considerazione i soli stranieri, nella prima parte di questo curioso approfondimento, ora chiameremo invece in causa gli italiani. Ci sono molti separati in casa, nella musica dance elettronica nostrana. Questo, mentre si suppone che molti b2b nascano quando si esaurisce la creatività.

Tra le nuove leve ci sono personaggi legati alla techno e alla house ma il recente passato ci ha lasciato in eredità una marea di fab duo marchiati a fuoco dall’EDM che tanto favolosi probabilmente non erano, visto che si sono sciolti con gran velocità sotto i riflettori. Un duo dance consiste semplicemente in due persone  singole che si uniscono in una collaborazione, creando tipicamente una delle forme più evidenti di esperienza nel campo della musica elettronica dal vivo e registrata.

I Krakatoa Samuel e Pisti

 

Un cliché, nei live, rappresentato da un dj che mette in sequenza dei brani e uno che col microfono da una parte e un serbatoio pieno di co2 aggredisce i presenti; uno standard, negli studi di registrazione, che vede davanti a un computer qualcuno che sta duramente lavorando a una traccia e dall’altra qualcuno distratto a cercare reference, idee e condivisione sui social.

L’idea di fare la bella vita, di volare a bordo di jet privati e scappare su van dai vetri oscurati, e di vedere il bicchiere mezzo pieno, e soprattutto le punte degli iceberg, ha illuso in modo supremo molte persone, parecchi ‘wanna be’, troppi che ci provano. A mercato saturo, ecco anche da noi, in Italia, in barba a chi dice che non esiste la meritocrazia, qualcosa che sembra essere una legge darwiniana che spazza via gli improvvisati e con un po’ di fatica fa piazza pulita di coppie e neo collettivi.

DJ Tami alle spalle di Chadia Rodriguez e Federica Carta al concerto del Primo Maggio

 

Talvolta le coppie improvvisate diventano coppie fisse. È successo anche durante il concerto del Primo Maggio, quando Chadia Rodriguez si è esibita sul palco accompagnata da un set di DJ Tami. Un classico: si uniscono le forze, magari dello stesso sesso e della stessa bandiera, quella della Doner di Fish, con intelligenza e coerenza.

Gli italiani brutalmente si mollano, si riprendono, si lasciano. Sono molto creativi anche quando si tratta di separazioni. Quando sono interpellati, mostrano il massimo della riservatezza ma solo davanti a un registratore. Sui social se le danno di santa ragione, soprattutto i meno famosi. Sennò è un continuo volemose bene, un vai zio, collab bro. Tengono duro Marco Donato e Federico Marton da Palermo a Londra a Berlino, come Italoboyz (nell’immagine di apertura) proprietari della prolifica Superfcition Recordings.

Tengono alta la bandiera tricolore pure Carmine Conte e Matteo Milleri, noti come Tale Of Us. Reggono i Supernova, Emiliano “Emijay” Nencioni e Giacomo Godi. Ci credono i Vannelli Bro$$, Andrea e Davide, spesso in coppia dietro al mixer. Si rinnova la pelle di Roberto Intrallazzi, che negli anni ‘90 creò le fondamenta del fenomeno piano house con la band degli F.P.I. Project e che dal 2005 libera nell’aria una house spumeggiante con il partner Luca Provera attraverso il marchio The Cube Guys.

Carlo Grieco dei Daddy’s Groove impegnato in un dj set

 

È vero, ci sono ridimensionamenti nelle squadre: i Daddy’s Groove scendono in campo in due in studio, Peppe Folliero poi lascia lo stage a Carlo Grieco (dopo l’addio di Gianni Romano di sette anni fa). È successo anche ai MARNIK di tutelare un marchio ormai internazionale lasciando la responsabilità della produzione in studio a Lele Longo e i live ad Alex Martello, con quest’ultimo pronto ugualmente a intervenire a livello creativo sulle tracce in uscita.

Vivono sempre più in ambito pop i VINAI quasi seguendo la scia di Merk & Kremont (Federico Mercuri e Giordano Cremona), mentre (Maurizio) Nari & (Ronnie) Milani, dopo i dischi d’oro come Nerio’s Dubwork, stanno guardandosi in giro in attesa di nuovi percorsi sonori. Si sente ormai parlare poco dei Krakatoa (Samuel e Pisti dei Motel Connection), di Ajello (Luca Roccatagliati aka DJ Rocca e Fabrizio Tavernelli).

Bob Rifo aka The Bloody Beetroots

 

Le vie solistiche sono infinite, lo si è notato verso la metà del mese di ottobre del 2012, quando Francesco “Phra” Barbaglia e Andrea “Bot” Fratangelo, i due dj che hanno dato vita ai Crookers, decisero di separasi. Strade artistiche autonome e un addio lasciato a un comunicato stampa pubblicato sulla loro pagina Facebook ufficiale. Bot che prende nuove direzioni musicali, Phra che continua a produrre beat come Crookers. “Dopo otto anni di lavoro fianco a fianco, era giunto il momento di esplorare nuovi territori, scrisse Bot dai social.

Il 9 aprile del 2015 Bob Rifo fa uscire una dichiarazione sulla pagina ufficiale Facebook di The Bloody Beetroots per annunciare l’evoluzione in SBCR, ma due anni dopo torna alle origini e annuncia il ritorno ufficiale del progetto con l’itinerante ‘My Name is Thunder Tour’. Da solo, ovviamente, senza più quel DJ Tommy Tea che lo accompagnò durante la genesi di uno dei progetti di musica elettronica più coraggiosi del Bel Paese.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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