Giovedì 09 Dicembre 2021
Storie

Quando la coppia scoppia non c’è hit che tenga

Ci si ritrova a fantasticare di percorsi comuni e spesso si rimane a spartire risorse in attesa di una consensuale e inattesa separazione. Come, quando e perché ci si dice addio tra dj e produttori

Nella vita, nell’amicizia e nella musica le coppie si formano e si lasciano. Non muoiono, semplicemente tornano alle radici della individualità. È accaduto anche ai Daft Punk qualche mese fa. Qualcuno li ha dati per spacciati ma è probabile che torneranno sotto forma di qualcosa d’altro, con side project, come singoli umani derobotizzati o, chissà, magari come Darlin’ (in fondo si unirono con questo nome nel ‘92).

Da più di dieci anni si registra un’impennata di divorzi di coppie nella musica, succede nel mainstream (826 progetti ‘famosi’ dissoltisi nel nulla), succede ancor più nell’underground. Nello specifico, nella musica elettronica, è un fiorire di avvocati che duellano, divorzi che si palesano, e i motivi per riservare un addio a colleghi e fan sono infiniti e sorprendenti. C’è chi ambisce a una carriera solistica perseguendo sogni pindarici, chi semplicemente non vuole spartire incassi con terzi. A volte si tratta di cuore, spesso si tratta di denaro.

Un ritaglio del Melody Maker per i Darlin’ in cui viene coniato il termine Daft Punk

 

Nomi come R.E.M., Spice Girls, Spandau Ballet, Club Dogo o The Giornalisti certo non ci riguardano da vicino ma la storia dello scioglimento dei Daft Punk proprio non è andata giù a nessuno, soprattutto in un comparto in cui l’attività del molla-e-rimettiti-insieme sembra sia all’ordine del giorno considerati gli episodi segnati ad esempio dagli Swedish House Mafia. Un terzetto si sgretola, una coppia si separa ed è la dimostrazione che le incertezze, le variabili sono sempre dietro all’angolo. Vatti a fidare dei propri beniamini se questi sono i primi a tradirti.

Sembra di vivere un film, a volte, tipo ‘X Man, Giorni di un futuro passato’, orfani di un domani musicale che sempre ci aveva rassicurato, e più ci concentriamo sul passato e più ci accorgiamo che queste band ci lasciano ‘solo’ la loro sempre poca musica, una maglietta sgualcita e un’eredità contenuta che non basta a un mercato avido e assetato di hit da ballare. Così ci si ritrova a fantasticare negli studi di registrazione vivendo totalmente nel presente, con fare più incosciente che stoico. Suoni un disco a testa in un club e pensi che puoi fare di meglio, che puoi andare oltre un misero back2back live.

Gli Swedish House Mafia in una immagine tratta dalla loro pagina Facebook ufficiale

 

Guardate cosa è successo a Jeffrey Sutorius, per anni frontman dei Dash Berlin, a proposito di avvocati. Ne abbiamo parlato più volte su DJ Mag Italia. Ora i nuovi e definiti proprietari del brand, Eelke Kalberg e Sebastiaan Molijn, sono alla ricerca di un nuovo animale da palco dopo la cacciata di Sutorius. Una tristezza: l’iconico gruppo trance convertito alla big room festivaliera che con un annuncio sui social e con dei passaparola cerca una posizione per i live dopo un’intensa e avvilente epurazione.

È spesso una questione di budget, e di feeling, anche nelle migliori famiglie, perché permettersi di gestire più individui sul palco è solo una questione economica, non altro. Poca brigata, vita beata. L’effetto scenico è garantito ma ha un prezzo ed è salato. Questione di investimenti e comunque non a caso si chiama industria musicale, questa che ha fatto proliferare tandem come se piovessero. Dagli Stati Uniti e del fenomeno EDM, che si è trascinato dietro anche tutto il movimento underground, si registrano notevoli cambiamenti sugli stage.

I Dog Blood in una foto tratta dalla loro pagina Facebook ufficiale

 

L’aumento del numero di progetti collaterali, di collaborazioni, di interazioni ha portato alla nascita dei super gruppi, ovvero ensamble di membri già quotati che, messi insieme, spesso a tavolino, o a volte per caso, creano appunto un super collettivo. Da quanto il settore della musica dal vivo è stata messa in un angolo per precauzione, si sente parlare meno di Afroki (che metteva insieme Afrojack e Steve Aoki), di Dog Blood (Skrillex e Boys Noize), di Jack U (di nuovo Skrillex e questa volta con Diplo), di Destroid (Excision, Downlink e KJ Sawka) o Magnetic Man (Skream, Benga e Artwork).

Senza contare nuove rotte e identità sonore che hanno messo nel freezer The New World Punx (Markus Schulz e Ferry Corsten) e Hot Natured (Jamie Jones, Lee Foss, Luca C e Ali Love). Ci sono anche le mezze delusioni: come quella che hanno avuto i fan di Armin van Buuren, adirati, delusi, sconcertati dopo l’esibizione con Dimitri Vegas & Like Mike al “Bringing The Madness 3.0” del dicembre 2015, soprattutto dopo aver riscontrato una chiara incoerenza nella scelta del sound del live. Intanto, NERVO e Krewella, due coppie di sorelle (dj) collaborano, tutte insieme, per dar vita a produzioni musicali.

Le NERVO e le Krewella insieme

 

Tuttavia, a volte, davanti al business si piegano anche i più grandi. Tutti hanno un mutuo. Se hai però l’onestà di credere in quello che fai, soprattutto a livello di produzione musicale e di discografia pura, potresti anche percorrere la strada dei Bicep da Belfast, con Andrew Ferguson e Matthew McBriar che nonostante le controversie delle restrizioni stanno tenendo alta la bandiera della qualità e della coerenza sonora. Un po’ come i Soulwax aka 2many DJs (i fratelli Stephen e David Dewaele). Devi tenere duro. Solo questo. E non è poco.

Ci sono anche momenti in cui ti crolla il mondo addosso: con la morte di due anni fa di Philippe “Zdar” Cerboneschi, Hubert “Boom Bass” Blanc-Francard ha per forza di cose dovuto dire stop al progetto Cassius. Di cancro è deceduto Paul Baumer dei Bingo Players sette anni fa, così è rimasto solo Maarten Hoogstraten. Ce l’ha fatta a sconfiggere la malattia Olle Cornéer dei Dada Life quattro anni fa. Sono stati movimenti tellurici. Certe coppie, certi terzetti non reggono alla notizia perché iper sensibili e nati sulle fondamenta dell’amicizia.

I Bicep

 

Tengono duro Kruder & Dorfmeister (Peter Kruder e Richard Dorfmeister), Chase & Status (Saul Milton aka Chase e Will Kennard aka Status) e The Chemical Brothers (Tom Rowlands ed Ed Simons). Restano separati in casa e con strade professionali indipendenti invece i Deep Dish (Ali “Dubfire” Shirazinia e Sharam Tayebi hanno dimostrato alla fine di avere gusti spesso diametralmente opposti), i Full Intention (Michael Gray la hit ‘Weekend’ alla fine se l’è confezionata senza Jon Pearn) e Matthew Bushwacka (che ha accantonato l’idea di lavorare con Layo Paskin).

 

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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