Giovedì 22 Agosto 2019
Clubbing

Quella notte al Tenax con Fatboy Slim

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(foto di Damiano Alessandri)

In un’intervista rilasciata a Repubblica.tv proprio in occasione della sua gig fiorentina, Fatboy Slim ha detto “quando il club è quello giusto, la gente è quella giusta e la città è quella giusta, allora accade qualcosa di magico”. L’abbiamo sentita, questa magia, quella notte. Venerdì dieci aprile è andato in scena uno spettacolo particolare, perché il Tenax, unendo lo staff del venerdì e quello del sabato, che come ci hanno spiegato trattano generi musicali differenti, ha ospitato Fatboy Slim. Con nostro grande piacere il Tenax è nella Dj Mag Top 100 Clubs 2015 (posizione #99) e ho pensato di scrivere due righe per l’occasione, tanto per celebrare l’ennesima stagione di successi e nomi immensi del locale fiorentino. Tuttavia, oltre a non essere facile, è anche apatico scrivere di un locale la cui stagione è stata vissuta dall’esterno, attraverso video, foto, recensioni o chiacchierate con amici toscani. Quindi, perché non prendere la macchina e fare un “touchdown” – come va di moda dire ultimamente – nel capoluogo toscano per una notte al Tenax? La voglia si è trasformata in must quando ho appreso di Fatboy Slim. Pura dance, sperimentazione, energia e positività: ciò di cui a Roma proprio non si gode ultimamente. Due chiamate e si parte. La mia pignoleria sugli orari mi fa ritrovare davanti al locale in larghissimo anticipo, ma non è stato un male eccessivo perché ho avuto modo di gironzolare nel locale senza “nuotare” nella folla, parlare con qualche addetto ai lavori e godermi tutte le performance iniziali, dal warm up di Andrea Mi al live degli Apes On Tapes.

Per chi non ci fosse mai stato, è bene dare una rapida descrizione del locale. La consolle è ubicata al centro del locale, con alle spalle uno dei tanti led wall che ricoprono perimetralmente i muri della discoteca. Questa è strutturata a due piani: il primo, oltre a contenere ovviamente la pista, sormontata dalla tipica discoball del Tenax, è circondato da banconi del bar tranne su un lato, in cui sono ubicati privèe ad altezza pista. Un secondo privèe è invece rialzato e situato in fondo al locale, dietro la pista e con gli occhi puntati direttamente alla consolle, tenendo alle spalle la mitica sigla TNX. Alla destra e alla sinistra di quest’ultimo privèe rialzato, ci sono le due scale che portano al secondo piano, che si affaccia sulla pista. Vi sono punti bar ambo i lati, fatto positivissimo perché permette ampio respiro alle code per i drink, da sempre tra le più estenuanti. Il lato destro, sempre spalle alla consolle, ospita una zona fumatori e una seconda sala insonorizzata rispetto alla principale in cui si trova un terzo privèe e in cui viene proposta una selezione musicale differente. Il lato destro del secondo piano ospita anche un’ulteriore fila di privèe, accostati ad una zona bar (in questa zona ho trascorso gran parte della performance di Fatboy Slim).

Il dj set di Andrea Mi fa da sottofondo musicale all’ordinato riempimento del locale, e fin da qui si possono apprezzare la qualità dell’impianto e l’elaborazione dei visuals, a cui faccio un sonoro applauso. A mezzanotte e mezza inizia il live set degli Apes On Tapes, quando il locale è già pieno a tre quarti. Il trio – con cui appena tre mesi fa abbiamo anche avuto una chiacchierata  – ha offerto una performance di ottimo livello che ha letteralmente infiammato i cuori dei presenti, alternando push, Ableton e voce. Poi si fa l’una e mezza, e arriva il momento che tutti attendevano. Signore e signori, è arrivato Fatboy Slim.

Prevedibile ma sempre emozionante il calcio d’inizio con Eat Sleep Rave Repeat, anche se ogni volta c’è qualche sfumatura differente, per un vocal in più o per un mash up improvvisato. Dopodiché il resto del set è difficile da catalogare in un preciso genere musicale: sul palco Fatboy Slim sperimenta, testa, provoca, sorprende. Specialmente quando si trova in piccoli club, realtà in cui è normale che un dj possa prendersi qualche libertà in più rispetto ad una folla da decine di migliaia di persone, il dj e produttore inglese offre un mix musicale vastissimo, passando dal suo tipico breakbeat all’hip-hop, dalla dance (mai definibile ‘EDM’) alla trip-hop, con – spesso e volentieri – qualche sfumatura techno. Il Tenax, pieno di sold out, canta, salta e si accende. Sono due ore di fuoco, in cui tutti si sono divertiti ma soprattutto si è divertito lui, quel signore dietro i cdj che non ha mai smesso di saltellare, impazzire, e distribuire sorrisi (in qualche occasione l’ho anche visto scambiare due battute rapide o gesti amichevoli con qualcuno del pubblico in prima fila). E’ sempre una bella esperienza assistere ad un set di Fatboy Slim, perché è uno dei pochi che quando torni a casa ti lascia qualcosa di particolare: la positività. Non ti senti ispirato, non ti senti commosso né sfinito. Sei allegro, come se avessi aspirato troppo elio o ci fossi andato troppo giù con i drinks: sei ubriaco di musica.

La mia fuga fiorentina non mi ha fatto però riflettere solo sulle doti di Fatboy Slim. C’è chi dice che in Italia funzioni solo ciò che è underground, che il nostro pubblico è incivile e che alcuni generi musicali sono così tanto radicati nella nostra cultura che non permetteranno l’inserimento di nuovi, o di tenere il passo con le tendenze estere. La risposta è che non è vero o perlomeno sono sentenze che si riferiscono solo ad alcuni casi, anche se sarei superficiale a dire che la serata di venerdì ne è la prova certa, perché Fatboy Slim è una realtà esistente da talmente tanti anni che definirlo una “tendenza estera” sarebbe una vera e propria offesa. Al Tenax ho visto ragazzi vestiti con le camicie hawaiane, clubbers di tutte le età in prima fila fare applausi e godersi la musica invece di torturare l’artista a colpi di flash, ho visto tantissimi sorrisi, persone educate e nessun disordine. Il problema risiede nel fatto che continuiamo a vivere i gusti musicali come tifoserie calcistiche, forse perché siamo un popolo di rivali, di scettici e di tifosi, di cui l’autocritica è il talento dominante. Ci accontentiamo di ciò che già conosciamo e mandiamo giù a forza ciò che pensiamo sia il massimo che possiamo permetterci, ma realtà come appunto il Tenax, ma anche tutti gli altri locali italiani entrati in Top100 – a cui mi permetto di aggiungere il Goa di Roma – e i giovani festival italiani (sia mainstream che underground) dimostrano che siamo capaci, che il pubblico sano esiste, che ci sono persone splendide ed efficienti che sanno fare il loro lavoro, oltre al fatto che abbiamo un roster di artisti italiani emergenti che fa paura. Quindi forza Italia, forza Tenax e ascoltate quello che vi pare, purché sia musica e non siano bugie.

“Colui che pensa che qualcosa sia impossibile da fare non dovrebbe interrompere colui che la sta facendo”.

IMG_4191(foto di Riccardo De Bernardinis)

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando le playlist di Spotify.

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