Martedì 16 Luglio 2019
Costume e Società

Questa è la prima intervista in assoluto ai Daft Punk

Un magazine britannico nel 1994 scopriva un duo parigino che all'attivo aveva un solo singolo

Il Jockey Slut è stato un magazine musicale britannico distribuito dal 1993 al 2004, che nonostante la vita breve ha avuto il merito di lanciare la carriera di tanti giornalisti della club culture e soprattutto di artisti presto riconosciuti come di rilievo. Tra questi, spiccano sicuramente The Chemical Brothers e Daft Punk. Nel secondo caso, Jockey Slut (a firma Paul Benney, uno dei fondatori) ha realizzato la prima intervista in assoluto ai Daft Punk, che al tempo – siamo nel maggio del 1994 – all’attivo avevano un solo singolo: ‘The New Wave’. Mai titolo fu più azzeccato. Il pezzo viene descritto da Benney come “sicuramente techno. Hot, funky, bianca e teutonica techno“, che il comunicato della scozzese Soma Records presenta come French Teen Techno. I due parigini facevano musica da tempo e solo ultimamente, nel ’94, stavano sperimentando gli abissi dell’elettronica riscuotendo particolare successo. 

    
Il giornalista parla di una “sexy varietà tecnologica” assolutamente da non sottovalutare come caratteristica del duo. “Volevamo solo che Stuart McMillan (dj producer scozzese parte del duo Slam e co-fondatore di Soma Records, ndr.) ascoltasse la nostra musica, non ci saremmo mai aspettati che volesse pubblicare il nostro pezzo”  dicono i due a proposito del loro debutto. Quindi spiegano la genesi del loro nome, ai più ormai nota: “deriva dal nostro periodo rock. Suonavamo in una band e Melody Maker ci ha dedicato una recensione molto negativa in cui ci definitiva nient’altro che daft punk (stupidi punk) e abbiamo pensato fosse una definizione divertente, così l’abbiamo usata”. Paul Benney scrive che “i due Daft Punk ritengono di non avere colleghi contemporanei, in Francia, per quanto riguarda la techno” e poi aggiunge: “ma rispettano e sono influenzati da nomi come Luke Slater, Weatherall, Richie Hawtin e CJ Bolland“. Quindi il finale con un auspicio: “speriamo di avere la possibilità di sentire (della loro) nuova musicaNon “stupida” come il punk del 1994 ma molto più divertente.” Caro Paul Benney, 25 anni dopo, sarai d’accordo con me se ti dico che è andata esattamente così

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando le playlist di Spotify.

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