Mercoledì 30 Settembre 2020
Interviste

Tech in the studio with: R3HAB, re della produzione a distanza

Collaborazioni infinite, intelligenza artificiale e metodo di lavoro: R3HAB ci apre il suo studio

Ha prodotto un brano psy e big room energico come ‘911’ insieme a Timmy Trumpet e, per Disney e Hollywood Records, ‘Bésame (I Need You)’ con le stelle latine TINI e Reik. Fadil El Ghoul, noto come R3HAB, non si fa intimorire da quello che sta accadendo nel mondo in concomitanza con il blocco degli eventi. Si concentra sulle sue collaborazioni diventando un vero specialista della produzione a distanza.

“Per me il lato della produzione un domani non cambierà di molto, il mio compito principale è sempre quello di passare il più tempo possibile in studio per creare. Ciò che potrebbe cambiare, in futuro, è il modo in cui gli artisti collaboreranno”. Un modo di intendere la vita e il lavoro, quello del dj olandese, che lo ha portato anche a realizzare, con Arizona, un singolo per la colonna sonora del nuovo film su Scooby Doo, ‘Scoob!’, uscito lo scorso 15 maggio. Al suo fianco, nella tracklist, gente come i Galantis, grandi rapper come Sage The Gemini e cantautori come Thomas Rhett, Ava Max, Charlie Puth e Kane Brown.

 

Quando hai pensato di allestire uno studio di registrazione tutto tuo e quali sono il software e l’hardware che usi di più?
Ho creato il mio nuovo studio alcuni anni fa. La mia configurazione standard è il mio Macbook con DAW Ableton o Studio One, combinato con vari VST. Svolgo la maggior parte del lavoro utilizzando software, quindi posso lavorare su nuovi suoni anche quando sono lontano da casa.

Ti affidi principalmente alla selezione di banche suoni o preferisci partire da matrici e progettare i suoni da zero?
Non ci dovrebbero essere limiti per quanto riguarda la produzione musicale, quindi non c’è un metodo unico. Certo è che non lascerò mai un preset o un campione intatto: ho sempre bisogno di modificarlo, almeno fino a quando non arrivo a forgiare qualcosa che si possa adattare al 100% a quello che stavo cercando.

Come è nata ‘911’?
Io e Timmy (Trumpet) ci siamo incontrati per caso durante un volo e siamo diventati amici. Per la traccia avevamo un’idea comune di partenza, immaginavamo come avrebbe dovuto suonare prima ancora di iniziare a lavorarla. È stato un processo normalissimo: ci siamo scambiati i file e il progetto alcune volte; poi ognuno di noi ha aggiunto nuovi livelli e implementato la propria visione. Dopo alcuni giorni lo abbiamo finito.

 

Quanto sperimenti, quanto osi e quanto innovi nel tuo processo di produzione?
Avverto la mia voglia di sperimentare quando esco dalla confort zone della musica dance ed entro nel mood più pop, classico, tradizionale. Collaboro molto e imparo tanto dalle persone con cui lavoro e che magari non appartengono direttamente al settore della musica elettronica. Adoro trarre il meglio da culture e generi musicali diversi e considero il viaggio, le fasi, le frequentazioni, un processo di apprendimento continuo e ininterrotto.

Quale strumento è stato cruciale durante il processo di produzione di ‘911’?
Serum. Molti dei suoi suoni di synth sono perfetti per il mio stile. Sono molto diligente, quindi ho trascorso molto tempo a personalizzarli. Ho lavorato molto sulla creazione degli archi.

 

 

Come affronti le fasi di mix e mastering?
Tengo sempre tutto pulito e nitido, indipendentemente dal momento in cui mi trovo. Durante la produzione mi immagino la forma del mixdown finale e così inizio a pensare all’aggiunta di effetti, filtri o nuovi e ulteriori suoni, il tutto mentre produco. In questo modo non ho bisogno di applicare troppe modifiche. La fase di mastering pertanto è gestita in modo sereno. È fondamentale mantenere pulito il proprio e provvisorio mix bilanciando in modo adeguato e non forzato i livelli, prima di finire in post produzione.

Intelligenze artificiali e algoritmi possono facilitare la vita di un produttore? Come vedi la sperimentazione delle nuove tecnologie?
Sì, possono rendere la vita più facile in studio. Tuttavia non possono sostituire il fattore umano e la creatività. Penso che dovremmo usare tutte le sfumature tecniche a nostro vantaggio; il che significa per me essere intelligenti, aperti e creativi quando si tratta di forzare sulla tecnologia stessa. Potremo sperimentare nuove strade per rendere l’esperienza di ascolto della musica più coinvolgente e aggiungere un aspetto visivo a tutto quello che quotidianamente consumiamo. Dobbiamo avere a disposizione degli strumenti a supporto che facilitino il processo di produzione e che possano migliorare i risultati in modo più rapido. Nella musica tutto è possibile. È un’evoluzione continua.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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