• MERCOLEDì 05 OTTOBRE 2022
Interviste

Radio Whitemary è la stazione che vorremmo ascoltare sempre

Il nuovo album della musicista/producer/cantante è una ventata di aria fresca: un lavoro valido, sfaccettato, un disco solido e intrigante

foto: Fabrizio Narcisi

Il nome di Whitemary negli ultimi tempi è sulla bocca di tutti. Da best kept secret di un certo tipo di circuito, sta diventando sempre più popolare, grazie a tracce come ‘Credo Che Tra Un Po”, underground hit del 2021 che l’ha messa sulla mappa degli artisti più interessanti del panorama elettronico italiano, e poi con le partecipazioni a eventi come La Prima Festa dell’Amore di Cosmo e ora con il nuovo album ‘Radio Whitemary’ (per la sempre ottima 42 Records) che sta davvero convincendo e piacendo a tutti: pubblico (sempre più ampio), critica, addetti ai lavori e colleghi (qualche giorno fa DJ Ralf su Instagram ha speso un lunsinghiero “ecco, questo è un disco che non potete non avere”). Insomma, i tempi sono maturi per vedere sbocciare questa producer, musicista e cantante al meglio delle proprie possibilità. E per fotografare questo momento magico con un’intervista.

 

Non sei nuova da queste parti, ma visto che questa intervista arriva in occasione di un album importante, che tutti percepiamo come una svolta nella tua carriera, parto con una domandona: chi è Whitemary, oggi?
La domanda potrebbe prevedere una risposta infinita ma cerco di essere sintetica: una musicista un po’ nerd che fa pezzi tendenzialmente di musica elettronica ma con tante influenze e con tanto di personale.

E come nasce la tua musica “elettronica ma con tante influenze e con tanto di personale”?
Nasce prima dalla parte sonora: negli ultimi tempi ho preso la strada dei sintetizzatori analogici e della ricerca in studio, delle macchine hardware. Sono arrivata a questa via perché la musica è qualcosa di fisico, che voglio toccare con mano, anche duratne il processo creativo, voglio sentirla concreta; e poi mi piace l’aspetto manuale delle cose, impiegare gli strumenti fisici mi fa sentire tutto più concreto, appunto. Divido lo studio con amici musicisti e ingegneri del suono, io me ne sto chiusa nel mio spazio a suonare,a toccare tasti e cursori fino a quando succede qualcosa di interessante, e allora lì è come un momento di festa, ci mettiamo tutti a sentire cosa sta succedendo, a quel punto è anche un piacere sviluppare tutto. E poi c’è la parte dei testi che nasce spesso per caso con degli appunti, delle frasi, delle prove che faccio, se si incastrano bene proseguo su quella strada, sennò le metto da parte per il futuro, le tengo lì se ritengo che siano comunque valide anche se non a fuoco in quel momento. Altre invece le scarto.

 

Come definiresti il tuo stile in questo momento?
Ma non c’è uno stile specifico, il filo rosso della mia musica è una sonorità che deriva come dicevo dalla strumentazione scelta, e un po’ a livello di genere direi genericamente “elettronica”, perché non riesco a descrivermi con un filone. C’è una vibe quasi anni ’70 in certi episodi, anche il lavoro di mix e master di Alessandro Donadei e di Mike Marsh hanno aiutato a trovare un filo logico tra i brani. Il disco suona saturo, pieno, come lo sognavo.

Alessandro Donadei è un tuo collaboratore fisso?
Sì, assolutamente, è la mia controparte sia per il lavoro sul mix e su certi aspetti tecnici del disco, sia dal vivo.

Mike Marsh invece è un gigante della storia della musica, è un sound engineer che ha masterizzato album di Calvin Harris, Depeche Mode, Massive Attack, Chemical Brothers, Eric Prydz, Dizzee Rascal…
Sì, chi è appassionato di musica immagino lo conosca. Volevo tantissimo lavorare con lui, è un mito, ed esserci riuscita è stata una soddisfazione.

Forma canzone e dance in italiano: anni fa c’era solo qualche esperimento azzardato oppure qualche trashata esagerata. Perché invece oggi si può ed è fiorito in pochi anni un mercato florido di dischi validi?
Il fatto è che questa opportunità ce l’abbiamo sempre avuta, l’Italia ha un ruolo importantissimo nella musica elettronica fin dagli anni ’80, non è un caso che tutti i maestri house e techno americani vedano nella italo disco, in Moroder, in certa proto-house una dichiarata fonte di ispirazione. Eppure lo abbiamo sempre sfruttata poco. La cosa difficile è che il cantautorato ha sempre avuto un suo peso nella musica e nella cultura italiana, e forse c’è un timore reverenziale nel portare la canzone di un certo tipo nei beat elettronici e dance. Non lo so, non siamo a Berlino dove la colonna sonora è la techno, qui l’immaginario collettivo è sempre quello dei cantautori. Ne parlavo con DJ Ralf di recente, sembra sempre la rarità quando si passa un pezzo in italiano quando invece ci sono mille esempi clamorosi di cose che spaccano.

Forse le cose stanno cambiando anche perché a livello generazionale siete da un lato più sicuri come artisti, o perlomeno più disposti a rishciare in un genere che ci appartiene, intendo nel DNA culturale, e dall’altro c’è un pubblico che può bypassare i paletti classici andandosi a cercare le cose che ama direttamente dove gli pare, no?
Mah, sicuramente a livello artistico in Italia c’è un fermento anche molto consapevole di sé, quindi si creano diverse situazioni di unione e supporto reciproco. Sul lato degli ascoltatori, è vero quello che dici ma è anche vero che spesso questo “troppo” che abbiamo a disposizione diventa paradossalmente un limite per chi non ha voglia o non sa cercare. Spotify, o qualsiasi piattaforma di streaming, sono strumenti potenti, ma vanno sfruttati in tutto il suo potenziale. da parte degli ascoltatori e da parte delle piattaforme stesse.

Mi trovi completamente d’accordo. Chiudiamo con una domanda secca: live o dj set?
Live, mi piace la dimensione e ora che lo condivido con i musicisti sul palco è ancora più divertente. Ma già da sola, circondata di tutti i miei synth ero molto a mio agio. La formazione è Sandro Donadei al synth bass e al basso, si occupa di tutte le bass line. Poi c’è Davide Savarese che suona la batteria, totalmente elettronica.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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