Sabato 17 Agosto 2019
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Una radiografia dei dj al Coachella 2017

 

“Si sta spostando sempre più verso l’elettronica”. “Troppa EDM”. “Ormai il rock non c’è più”. “Giusto che la line up vada nella direzione dei dj”. Sono solo alcune delle considerazioni che abbiamo letto nelle ultime ore, da quando sulla pagina Facebook di Coachella è stata annunciata la line up dell’edizione 2017 del festival. Come ogni anno, doppio weekend a metà aprile (14-16 e 21-23) con una super carrellata di star, dagli headliner Radiohead, Beyoncé e Kendrick Lamar a tutti i nomi nuovi che ogni anno vengono intercettati e consacrati da uno slot in questo festival che è certamente uno dei maggiori trend-setter globali. Il critico musicale californiano Bob Lefsetz ha scritto che “il classic rock è morto”, che “l’hip hop regna e l’EDM è il il quartiere in costruzione”, citando poi Justin Bieber (“l’unico grande assente”) e dicendo che addirittura ingaggiare i Radiohead come headliner è un rischio. E non ha torto, considerando che la band inglese è la più anziana tra i tre headliner, nonché l’unica non americana (o meglio non afro-americana) e l’unica non hip hop. Ma nonostante lo spazio da protagonista del rap di Future, Schoolboy Q, Gucci Mane, Travis Scott, e del pop di Lorde, Bastille, Empire Of The Sun, è la musica elettronica a vantare un larghissimo numero di artisti, tra cui molti dj, in programma. Vale la pena spendere qualche parola in merito.

 

 

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EDM? So classic!

Nel 2012 il set degli Swedish House Mafia ha sancito un momento importantissimo nella storia della musica di questo decennio e non solo. Una pietra miliare, un’istantanea che ha immortalato l’importanza ormai evidente della nuova dance (all’epoca) che era arrivata a livelli di popolarità così alti da riuscire a imporsi sul mainstage di un grande festival americano fino a quel momento perlopiù considerato appannaggio del rock. La musica elettronica negli States ha conosciuto un’accelerazione velocissima negli ultimi 5/6 anni, e i maggiori festival ed eventi sul suolo americano hanno dovuto correggere la rotta per dare sempre più spazio ai dj cosiddetti EDM, che con le loro hit hanno spopolato. Ma ormai la “prima generazione” EDM non è più la novità da seguire, i gusti del pubblico mutano in fretta e la musica corre rapida verso nuove forme e trasformazioni. Quindi molti dj di grande successo ma non freschissimi, per così dire, sono gà in qualche modo “vecchi” per un appuntamento come Coachella, che punta in gran parte sui nomi che stanno spaccando qui e ora, affiancati da grandi reunion ad effetto e da qualche big del passato che ancora affascina le generazioni più giovani. Gente rimasta cool per i ventenni di oggi, come i Radiohead e i New Order, band da sempre innovative per antonomasia, o i Justice, che a loro volta hanno segnato un landmark importantisismo a Coachella 2007 e che dieci anni dopo sono già una sorta di vecchia guardia. Ho citato il nome di Steve Angello poco fa perché, dando uno sguardo al cartellone, è l’unico della “prima generazione EDM” presente a Coachella 2017.

 

 

 

 

La generazione post-EDM

Sembra incredibile, ma siamo già qui. DJ Snake, Martin Garrix, Dillon Francis, Porter Robinson & Madeon, Marshmello, Kungs, Galantis rappresentano un mondo che ha superato la concezione canonica di EDM, quella della progressive con la cassa potente e i lead synth squillanti e muscolosi. Sono loro a fare in modo che la dance sia qui per restare, non un fenomeno passeggero legato al successo di un suono ma capace di mettere radici che germoglino in rami dai fiori diversi tra loro: la house pop di Galantis e Kungs è distante anni luce dalle intuizioni moombah di DJ Snake e dalla future bass che sta caratterizzando le ultime uscite di Garrix. La cassa in 4/4 non è più l’unica gabbia entro cui muoversi e ci sono molte maniere di essere un dj oggi. Questi artisti stanno cambiando i connotati alla musica: sono pop perché fanno musica accessibile e fruibile, non perché suonano “classici”. Spesso le soluzioni sonore che propongono sono vicinissime a personaggi considerati intoccabili dal mondo “di ricerca”, come Mura Masa o SOHN. Sono il nuovo pop per la loro attitudine, e sono al tempo stesso il superamento della dance in quanto tale. Sono coloro che scavalcano il muro che divide la musica da club e quella buona per le radio. A Coachella l’hanno capito e gli stanno riservando un trattamento da protagonisti.

 

House, techno e dintorni

Se qualcuno si lamenta perché c’è troppa EDM, un breve elenco di dj techno e house è la prova provata che si sbaglia: Richie Hawtin, Loco Dice, Dixon, BICEP, The Martinez Brothers, Floorplan, Four Tet, Solomun, Hot Since 82, Daphni, Brodinski, Ben UFO, Tale Of Us, Sasha, Maya Jane Coles, Marcel Dettmann, Patrick Topping. E sicuramente ne ho lasciato qualcuno per strada. La house e la techno sono sempre e comunque la maggioranza silenziosa, i due macro-generi che nutrono la fetta più consistente della programmazione dei club, delle consolle dei festival e credo anche degli appassionati. Solo, hanno meno enfasi, meno colore, un tipo di comunicazione dal profilo più basso. Ma è significativo vedere così tanti nomi in programma, in un continente che ha dato vita sia alla house che alla techno ma che le ha sempre tenute nell’ombra della nicchia, fino a pochi anni fa. Invece oggi sembra che il passaggio sia avvenuto in modo definitivo.

 

 

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Gli outsiders

C’è moltissima elettronica al Coachella, bastano i nomi elencati prima e le considerazioni espresse su house, techno, EDM e post-EDM per affermarlo senza discussioni. Ma c’è un capitolo a parte e merita molta attenzione, perché probabilmente è quello più interessante. Parecchi artisti che mi sento di porre sotto un comune cappello di “outsiders”, senza un genere di riferimento preciso e già per questo degni di nota. Non sono pochi e sono comunque ulteriori nomi che vanno a nutrire le fila della schiera elettronica del festival. Kaytranada, The XX, DJ Shadow, Bonobo, Little Dragon, Justice, Moderat, Sam Gellaitry, Nicolas Jaar, Tycho, i già citati Mura Masa e SOHN, e tanti altri ancora (è noioso elencare tutti). A loro volta seguiti da un pubblico considerevole e a loro volta capaci di spostare più in là il confine della produzione e più in alto l’asticella della qualità. Sono quelli capaci di fare “buona musica”, meno generalista di altri ma comunque in grado di non scivolare mai nell’ermetismo autocompiaciuto.

 

Per tutto il resto c’è Oldchella

Dunque, si torna al punto iniziale. Ho tralasciato tutto ciò che non era prettamente elettronico, ma basta dare uno sguardo al cartellone per capire che non ce n’è, il rock è davvero superato e l’elettronica (da ballare o meno) rappresenta insieme all’hip hop il pilastro dei gusti musicali della maggioranza del pubblico. I grandi miti ce li teniamo stretti, io amo i Radiohead, ma di sicuro faticano a tenere il passo con tuto il nuovo che avanza, com’è giusto che sia. E se faticano loro, che pure si buttano a pesce nella sperimentazione continua, figuriamoci le band dove l’assolo di chitarra è ancora una priorità. Per loro, e per il loro pubblico, ci sono degli spazi appositi, come ha dimostrato il festival Desert Trip (Oldchella, com’è stato ironicamente ribattezzato) lo scorso autunno, con i Rolling Stones, Paul McCartney, Bob Dylan, Neil Young, Roger Waters e The Who. Tutte band che vorrei ascoltare e vedere sempre, ma che, com’è nell’ordine naturale delle cose, non sono più in hype.

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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