• LUNEDì 05 DICEMBRE 2022
Storie

Il 2021 e il 2022 del rap in Italia

Dopo gli ultimi botti del 2021, possiamo tracciare un bilancio dell'anno appena passato e proiettarci in quello che sta per iniziare

Foto: Andrea Bianchera

Abbiamo provato a fare un punto su questo 2021 appena trascorso – da un punto di vista della scena rap italiana – guardando a quanto successo negli ultimi mesi e provando a ipotizzare cosa succederà in futuro.

Molte tendenze si sono consolidate o sono rimaste invariate: i producer album, l’affermazione del drill come sotto genere preferito dai giovanissimi e il ritorno dei mixtape – se cosi si può ancora effettivamente chiamarli, perché ormai designano dei dischi interamente prodotti con materiale inedito.

Un fattore molto interessante è che il rap ha assunto una dimensione adulta a tutti gli effetti grazie ai suoi splendidi quarantenni, quella generazione che da metà anni ’00 (2005/2006) è riuscita ad arrivare ad oggi. Nella seconda parte dell’anno Marracash e Guè (ormai senza Pequeno) hanno dimostrato coi numeri e con la musica, quanto loro e quella generazione sia ancora rilevante e anzi spesso sia la testa di serie da battere; stesso discorso per Salmo, che forse nel suo nuovo ‘Flop’ non ha brillato come nel precedente ‘Playlist’ ma ha comunque portato a casa un best seller ed è indubbiamente tra i giganti della scena. Tutto questo in attesa dei altri campioni, i cui dischi quasi sicuramente monopolizzeranno l’attenzione di questo 2022: Fabri Fibra, Noyz Narcos appena uscito e Luchè sono infatti tra gli autori più attesi e desiderati. Noyz Narcos il primo fra questi ad uscire, appunto con ‘Virus’ lo scorso 14 gennaio, ci ha già dato un antipasto di cosa sarà il disco in ‘Dope Boys Alphabet’, un documentario (disponibile su Prime Video) che ripercorre la sua carriera, a partire dalle sue esperienze con il TruceKlan, fino all’affermazione come uno degli autori culto per la scena rap contemporanea. Per quanto riguarda Fibra e Luchè, attendiamo news.

Foto: Giovanni Fato

Prima di passare oltre bisogna però spendere due parole su Marracash, che è uscito con un nuovo progetto a due anni da ‘Persona’ dal titolo ‘Noi, Loro, Gli Altri’, un disco che ha consolidato la scia di grande successo del precedente e che ha portato definitivamente il rap italiano in una dimensione autoriale di livello superiore. Non è solo un discorso su chi sia il “king del rap” nel nostro Paese, perché ormai la vittoria è per distacco. Questa affermazione non deriva semplicemente da un calcolo numerico ma da un successo di critica e pubblico che raramente si vede: dove ‘Persona’ era il volto umano di Marracash, ‘Noi, Loro, Gli Altri’ è il manifesto politico sociale, in cui, senza peli sulla lingua, lo sguardo del suo autore si posa sulle contraddizioni della società italiana contemporanea. Un disco vero, un lavoro che ricalca i modelli più virtuosi dei concept album contemporanei – alla Kendrick Lamar, per intenderci. Marracash è un artista che in questi ultimi anni ha settato l’asticella di come si fanno le cose e, per differenza, di come non si fanno.

Gettando uno sguardo sul nuovo che avanza, si sta affacciando alla scena un sottobosco di artisti, meno derivativi della generazione 2016, con una forte tendenza al ritorno dello street rap. Il successo di nuove leve come Paky e come i ragazzi di San Siro (i cui dischi d’esordio sono tra i più attesi del 2022) – ma anche l’apprezzamento di dischi come ‘Cinzia’ di Rasty Kilo – ha rilanciato l’idea che ci sia spazio per un modo di fare un rap più crudo, e si possono per esempio citare artisti come J.Lord, Rhove o la 167 Gang. Questa idea coincide con la fine, quasi definitiva, della trap melodica da scuole medie che abbiamo visto affermarsi negli anni passati, che aveva pericolosamente riavvicinato il rap al pop generalista. In questo senso, tale riavvicinamento si è compiuto in modo diverso, con alcuni artisti che hanno abbandonato il rap e la trap, per dedicarsi ad un nuovo percorso più cantautorale, su tutti Chiello e Rkomi, il cui album ‘Taxi Driver’ è il disco più venduto del 2021. Come si dice: si nasce incendiari e si muore pompieri. O semplicemente, talvolta ci si trasforma e si esplora un lato artistico inedito di sé.

Foto: Giulia Parmigiani

Ultimo tema, ma non ultimo per importanza, il ridimensionamento dei featuring internazionali. ‘Rockstar’ di Sfera Ebbasta aveva dato l’illusione che il rap italiano si potesse affacciare con credibilità alla scena internazionale: dopo qualche anno sappiamo che tutto questo non è vero. O meglio, è vero in parte, sicuramente la scena rap italiana non è più isolata a livello europeo, con le collaborazioni continentali che si stanno sempre più solidificando in modo consistente.

Senza scendere nella vaga illusione di un’idea da Stati Uniti d’Europa: i social hanno ridotto le distanze, e quindi si assiste in modo sempre più regolare ad artisti Italiani su progetti stranieri e viceversa. Questo però accade fino a che si rimane nel contesto europeo, la distanza che separa l’Italia dagli USA è ancora tantissima, soprattutto per quanto riguarda i big. I featuring di Rick Ross e Jadakiss in ‘GVESUS’, al netto del livello qualitativo, non spostano di una virgola il valore del disco di quello che è un peso massimo della scena nazionale. E anche il grande pubblico se ne è accorto, sempre più spesso i featuring del vari big d’oltreoceano appaiono infatti più come operazioni ben remunerate per fare hype, oppure fatte per soddisfazione personale dell’artista, che come attestato di stima e fratellanza. Nulla di male, però la situazione è chiara, il percorso è giusto ma la strada da fare è ancora molta.

Quali saranno invece le tendenze per il 2022? Domanda difficile a cui rispondere, ad oggi non appaiono all’orizzonte nuovi trend significativi. È forse più immaginabile che questo sarà un anno di consolidamento e di rilancio per molti, al di là dei quarantenni che abbiamo già citato in precedenza, molte nuove leve dovrebbero uscire con i primi progetti solisti: su tutti J.Lord, Paky e Rondodasosa sono forse i più attesi alla prova del nove. Altri ancora sono alla prova del secondo disco ufficiale che, come spesso si dice, è forse più difficile del primo – abbiamo visto quello che è successo a Capo Plaza quest’anno – per esempio gli attesissimi Tedua e Tha Supreme. Senza dimenticare che probabilmente avremo il ritorno di molti artisti importanti: Sfera, Ghali, Lazza, giusto per citarne alcuni.

Tutto questo, chiaramente, dipenderà anche dalla situazione legata al covid 19, che continua a rimandare concerti e sta mettendo a durissima prova tutto il settore. Basti pensare ai già citati Salmo e Marracash: il primo ha un San Siro in sospeso da due anni ormai; il secondo, un tour che si preannunciava epico e che è ancora fermo ai box. Entrambi hanno fatto in tempo a pubblicare addirittura un nuovo album primad i porter tornare sul palco. D’altro canto, se dai super big attendiamo il grande salto sui live, dalle nuove generazioni ci aspettiamo la prove del nove di locali pieni e di show all’altezza delle aspettative, non un disco suonato tale e quale con qualche doppia fatta dal vivo. Insomma, di carne al fuoco ce n’è, per un anno che si preannuncia ricchissimo.

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