Giovedì 17 Ottobre 2019
Costume e Società

Re, presidente, primo ministro, capo di stato maggiore: Carl Cox

 

 

Un titolo un po’ altisonante per presentarvi la storia di uno dei dj più significativi di tutti i tempi. Da Manchester a Ibiza, dalle classifiche ai festival, fino al cuore di tutti i clubber e di tutti gli appassionati. Rendiamo il giusto tributo alla figura di Carl Cox, proprio nei giorni del suo addio allo Space di Ibiza, momento storico per la club culture mondiale. Il video che vedete qui sotto arriva appunto dalla gloriosa serata finale di Music Is Revolution, la mitica residenza di Cox allo Space durata per ben 15 lunghe stagioni (se volete godere un po’ più a lungo, cliccate ” target=”_blank”>QUI). Un frammento della fine per riavvolgere tutto dall’inizio.

 

 

 

 

C’era una volta

Carl Cox nasce il 29 luglio del 1962 a Oldham, una città della contea di Greater Manchester, a nord-est della metropoli a cui fa capo la regione. Stando alle informazioni che si trovano in Rete, la lavorazione del cotone e l’industria tessile sono le principali attività della zona, e l’Inghilterra degli anni ’70 e ’80 non è esattamente il posto più allegro del mondo dove crescere se nutri una passione smodata per la musica e pensi di fare un mestiere che, a quel tempo, mestiere non è. Torna alla mente la storia di un Billy Elliott in versione aggiornata, con la consolle al posto del tutù e delle scarpette da ballo. Però, alla mentalità inglese va riconosciuta una qualità: se ci credi, se dimostri di saperci fare, anche una professione inventata da zero può diventare qualcosa di solido nel giro di poco tempo. Senza troppi pregiudizi. Un effetto del Protestantesimo. Così succede ai dj, che negli anni ’70 sono ancora delle figure poco inquadrate, appassionati squattrinati che non hanno idea di come monetizzare la propria passione. Ma a chi, tra quelli che hanno talento, ci crede, non demorde, il tempo darà ragione: alla fine degli anni ’80 i dj inglesi sono già delle mezze star. E proprio qui inizia l’avventura di una delle più grandi leggende della club culture, forse il paradigma stesso della parola “dj”: Carl Cox.

 

 

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Un’alba, tre piatti, 15mila persone
“Il primo pezzo di cui mi sono veramente innamorato, quello che ricordo sempre per avermi cambiato la vita, è ‘Get Up Offa That Thing’ di James Brown. Era unico, aveva un tiro incredibile e non si poteva stare fermi. Da bambino sognavo di essere un ballerino, ero molto bravo, poi ho iniziato a fare il dj perché sentivo quelli che mettevano i dischi e pensavo a cosa avrei voluto sentire e suonare io”. Queste parole me le ha dette proprio Carl, l’anno scorso durante un panel a Ibiza, quando gli ho chiesto quale fosse la sua aspirazione da bambino. Era il 1976, quando uscì il singolo di James Brown. La carriera di Carl inizierà anni dopo. Nell’Inghilterra thatcheriana degli anni ’80, si muove qualcosa. Le musiche nere, northern soul, funk, disco si mischiano con la rivoluzione bianca e molto British della new wave e del synth pop. Il centro del mondo si sposta da Londra a Manchester, la Madchester dell’Haçienda e dei New Order. Carl è un dj, appassionato di tutte queste correnti ma soprattutto dei groove danzerecci della disco e del funk, e inevitabilmente dell’hip hop che inizia a far sentire forte la sua voce dagli Stati Uniti. Comincia a costruirsi una certa reputazione, ma quello del dj è ancora soltanto un mestiere da buoni artigiani che mettono insieme delle scalette eterogenee.

La svolta arriva nel 1987, quando alle orecchie di Coxy giunge ‘Acid Trax’ dei Phuture. Un’epifania. Una madeleine proustiana. La classica traccia che accende una lampadina e gira una chiave nel cervello. Se siete dj, o semplici appassionati di musica, sarà capitato anche a voi. “Quel” pezzo. Quello che cambia il modo di vedere la musica, e spesso anche la vita. Carl Cox capisce che è il momento di un suono nuovo, diverso, irresistibile. Ci crede. E da lì mette il turbo: nel 1988 viene chiamato da Danny Rampling all’apertura dello storico club Shoom; inventa la serata The Project insieme a Paul Oakenfold, ed è tra i protagonisti della Summer Of Love e della gloriosa stagione inglese dei rave. Un periodo ormai diventato leggenda, che culmina con il Sunrise, dove Carl suona all’alba, in chiusura, trascinando con sé 15mila raver in visibilio e dove sperimenta quello che diventerà uno dei suoi marchi di fabbrica: un dj set suonato con tre giradischi.

 

 

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It’s the Nineties, baby!
Vi sembra di aver letto abbastanza? Avete già sviluppato un complesso di inferiorità? Mettetevi comodi, perché era solo l’inizio. Arriva un nuovo decennio. Gli anni ’90 spalancano le loro porte alla tecnologia, al mondo multimediale, globalizzato. E i dj diventano superstar. Almeno, qualcuno di loro. Cox è tra questi. I dischi si vendono ancora molto bene, e gli eroi underground della rave season capiscono che è il momento di cambiare marcia. The Prodigy piazzano successi in radio e in classifica, Pete Tong diventa una colonna di BBC Radio 1, mentre Paul Oakenfold remixa e va in tour con gli U2 (all’apice del successo e della creatività con ‘Achtung Baby’ e con lo ZooTV Tour), e fonda un’etichetta, la Perfecto Records. Proprio su Perfecto arriva la prima hit di Coxy; si intitola ‘I Want You (forever)’ e finisce dritta nella top 30 inglese. Ma lo star system, almeno quello da TV e mainstream, non è la strada che Carlone vuole intraprendere. Invece, ci sono una multitudine di cose stimolanti che avvengono nel mondo dei club: le repentine trasformazioni di techno, house, jungle, drum’n’bass, trance e molto altro ancora; il fiorire dei grandi club inglesi come Gatecrasher, The End, Ministry Of Sound, Cream, Fabric, che hanno dominato l’immaginario collettivo degli appassionati del mondo per tutto il decennio. Un’economia in forte crescita, un diverso tipo di fama e successo, sicuramente grandi ma circoscritti al proprio mondo di riferimento. Così, la scelta naturale è quella di restare in consolle, più che in studio. I Nineties sono il decennio in cui Carl Cox consolida il proprio status e alla fine dei quali è già una vera leggenda. Un dj vecchio stampo, diventato famosi per la propria abilità nel mix e per le proprie selezioni, prima che per le produzioni. Esattamente il contrario di ciò che accade oggi.

 

 

 

 

Greatest Hits
Tuttavia, anche sul fronte discografico non mancano i successi. Degli esordi su Perfecto ho già detto; le altre tappe imprescindibili del suo percorso da produttore sono ‘F.A.C.T.’, cd mixato del 1995 diventato una pietra miliare della storia della techno – e se pensate che si tratta di una compilation, capite ancora meglio qual è il peso specifico del personaggio – capace di vendere oltre 250mila copie (numeri notevoli anche per l’epoca), e le altre release entrate nella Top 30 inglese (‘Two Paintings and a Drum’ e ‘Sensual Sophis-ti-cat’). Nel 1999 apre la label Intec, che per qualche anno conosce alterne fortune pubblicando ottime tracce techno e house, prima di chiudere nel 2006 per riorganizzarsi e tornare sul mercato in forma puramente digitale nel 2010 con Intec Digital. Sul piano delle uscite personali, da menzionare alcune tracce e alcuni EP insieme a Christian Smith, dal 2000 in poi, e l’album ‘All Roads Lead to the Dancefloor’ del 2011. Ma la vera forza di Coxy non sono le produzioni discografiche, quanto i dj set. Celeberrimi, epici, leggendari. Ogni festival, ogni club, ogni venue accoglie come un segno di enorme prestigio la presenza del dj di Oldham. E c’è ancora un tassello importante nel grande puzzle di una carriera inimitabile. Un tassello che ha la forma di un’isola del Mediterraneo.

 

 

 

 

Il re di Ibiza
Se avete la sensazione che manchi qualcosa alla nostra storia, al ritratto di un artista che ha saputo scrivere pagine importantissime della musica dance e della dj culture, avete ragione. È proprio così. Manca quel tassello che da trent’anni è fondamentale non solo per capire tutta la storia, ma anche per la vita personale di Carl Cox. Questo tassello si chiama Ibiza. Ricordate il nome di Danny Rampling? L’avete letto qualche riga fa. Ebbene, lo Shoom, la stagione dei rave, la Londra della rivoluzione acid, era frutto (anche) del viaggio di questo dj/pioniere a Ibiza, insieme a Paul Oakenfold, negli anni in cui ancora l’isola era un paradiso per pochi turisti decisamente sopra le righe. Il passaparola, tra i dj più cool di fine anni ’80, porta parecchi di loro nelle Baleari, e tra questi indovinate chi c’è? Il nostro eroe, naturalmente. Carl Cox diventa un frequentatore assiduo di Ibiza, anzi ne diventa una specie di ambasciatore in Gran Bretagna e poi nel resto del mondo. Sempre presente, sempre innamorato della splendida Isla Blanca, Coxy diventa un’istituzione delle estati ibizenche e dei club di Ibiza. I suoi racconti in merito sono addirittura più suggestivi dei suoi set. Dai tramonti al Cafè Del Mar agli after che dall’alba finivano al pomeriggio, Carl potrebbe raccontarvi la storia di ogni singolo filo d’erba di Ibiza.

 

 

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Da quindici anni in qua, poi, la vera simbiosi è con lo Space. Altra istituzione del clubbing mondiale. Music Is Revolution è la residenza che Cox porta avanti allo Space, ogni estate, da giugno a settembre. Dai tempi dei vinili e dei set con i tre piatti all’epoca dei cd, alle USB e ai set con i software. Carl Cox e Space sono diventati inscindibili, una coppia fissa, un matrimonio duraturo come nessun altro a Ibiza. Leggenda. Tanto che, alla notizia di cambio di proprietà, lo scorso inverno, Coxy ha detto che anche per lui sarà la fine del rapporto con lo Space. Perché non sarà più lo stesso Space. Una coerenza invidiabile, in un mondo in cui i dj sono brand, aziende per cui conta di più il fatturato dell’attaccamento alla bandiera. E consideriamo il fatto che qualche scappatella, negli anni, Carl se l’è pure concessa, con serate al DC10 e all’Amnesia. Eppure, rimane il simbolo indiscusso dello Space. Quindici anni. Un’eternità. Che ha avuto fine lo scorso 20 settembre.

 

 

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Ultra DJ
E se parliamo di rapporti duraturi, anche quello con Ultra Music Festival non è esattamente un flirt: da dodici anni Cox ha un suo stage all’Ultra, a dimostrazione di quanto sia lungimirante da un lato, e capace di creare fidelizzazione dall’altro. Sempre sorridente, sempre cordiale e noto per l’umorismo, l’ironia e le battute sagaci, Carl Cox appare anche umanamente come una star estremamente gradevole, senza isterismi e capricci da divo. Più che un super dj, un “ultra” dj, e perdonate il terribile gioco di parole. Ora ripensate all’inizio di questa storia. Potrebbe essere una fiaba per i vostri bambini: “C’era una volta, in una città di nome Oldham…”.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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